Non riesco sinceramente ad appassionarmi alle uscite di papa Francesco sulle questioni teologico-filosofiche, incluse quelle bioetiche. Intanto perché non mi sembra che l’attuale pontefice nutra la stessa passione per la contesa filosofica e culturale con l’immaginario del pensiero laico-secolare: contesa e contestazione, che avevano caratterizzato almeno le ultime due reggenze. Il nostro dice quello che deve dire un papa. Ma lo dice anche con parsimonia. Nel senso che intanto non usa i megafoni della politica, e non chiama a raccolta un po’ di parlamentari, che in questo paese sono sempre pronti a mettersi sull’attenti di fronte alle ingerenze di un capo religioso, nonostante la lettera della Costituzione. Pur non essendo appassionato di questioni religiose, rilevo dai fatti che questo pontificato per ora sviluppa la sua vera e migliore azione politica sul fronte di una critica principalmente rivolta ai disvalori che producono diseguaglianze economiche e discriminazioni sociali. Dopodiché, la dottrina della chiesa cattolica sul valore sacro della vita umana non è cambiata e non cambierà a breve, o anche a lungo. Per cui alla prima occasione, alla quale non poteva evidentemente sfuggire, il papa ha invitato i medici cattolici all’obiezione di coscienza, e ha condannato aborto, eutanasia e fecondazione medicalmente assistita. Vista dalla prospettiva di chi non nutre simpatia per le tentazioni di trasformare in leggi dei sentimenti religiosi privati, che nascono peraltro da credenze poco razionali, l’uscita del papa è per il momento probabilmente anche una prova. Un modo di occupare dello spazio che viene lasciato libero, culturalmente, dai laici. In quanto questi pensano che la sfida di costruire anche in Italia le condizioni per regolare le libertà civili sulla base di conseguenze buone per le persone, conseguenze che non vanno date per scontate ma controllate o monitorate, sia solo una questione di avere le leggi giuste; e non anche, se non prima di tutto, un senso civico più spiccato e fondato sull’uso costante di una pragmatica ragionevolezza. Ora, quando si guarda ai fatti non ci sono argomenti empirici o razionali che consentano di dimostrare che non consentire l’aborto, l’eutanasia e la fecondazione assistita si fa del bene alle persone. Dove l’aborto è vietato la salute riproduttiva femminile è a livelli più scarsi, fino a essere nei regimi totalitari o teocratici peggiore che all’alba delle cosiddette civiltà. Dove sono legalizzati il suicidio medicalmente assistito e l’eutanasia i malati sono più sereni e meno a rischio di abusi da parte di parenti e medici. Il papa dice che non sarebbe “un atto di dignità procurare l’eutanasia”. E’ vero: “procurare” l’eutanasia da parte di chi ritiene la vita un dono, non sarebbe molto dignitoso. Ma lo è, indiscutibilmente per chi la pensa diversamente e giudica, con buonissimi argomenti, sia naturalmente dato il diritto di disporre della propria vita e di aiutare altri a disporne — non si parla di un diritto a morire, ma sempre e solo di un diritto alla vita, che non può essere una condanna o una punizione ché altrimenti non sarebbe più un diritto. Infine, la fecondazione medicalmente assistita è davvero un avanzamento scientifico e tecnologico, che le persone sono libere di usare o non usare. Anche in *** questo caso le chiacchiere stanno a zero. Non esiste un solo studio che dimostri un danno alle persone che vengono al mondo con queste procedure mediche, cioè da persone che le usano passando attraverso un lungo percorso per realizzare il diritto fondamentale di provare ad amare chi si è desiderato. Sulle questioni strettamente bioetiche il papa e i cattolici possono solo emettere condanne, lanciare anatemi o chiamare a raccolta, confondendo le idee. Perché non hanno fatti a supporto delle restrizioni che invocano. Purtroppo la crisi economica sta mettendo in secondo piano l’attenzione politica per i diritti civili, e forse è salutare che facendo il suo mestiere papa Francesco dia la sveglia a chi lo stava già accogliendo come un rivoluzionario.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.