Al Congresso dell’Associazione Coscioni cerchiamo studiosi non solo creativi, ma anche coraggiosi

La Stampa Tutto Scienze
Cappato, Corbellini, De Luca

L’XI Congresso dell’Associazione Luca Coscioni per la Libertà di Ricerca Scientifica, che si terrà all’Hotel Radisson (via Turati 171) dal 19 al 21 settembre, ha per tema portante le “libertà civili”. Non semplicemente i “diritti civili”. A voler dire che anche in l’Italia si dovrebbe entrare in una fase evolutiva della politica in cui diventi importante e strategica un’azione per limitare gli interventi del governo e della politica nella vita dei cittadini e del Paese. La sfida è di ottenere il rispetto delle libertà fondamentali riconosciute dalla Costituzione, piuttosto che chiedere alle istituzioni politiche di sancire normativamente dei diritti che definiscano nel dettaglio i comportamenti ammessi.

 S’è visto con la riforma del Senato, discussa e votata finora solo dallo stesso Senato, con la vicenda della fecondazione eterologa o con il caso Stamina, ma anche negli interventi legislativi su materie economiche o relativi alla giustizia e alla scuola. La mentalità dei partiti italiani rimane istintivamente paternalistica, e prevale l’idea che per affrontare la crisi quasi terminale in cui si dibatte il Paese si debba dare più potere al governo e alle burocrazie statali.

 

 Ora, se un tale potere fosse esercitato per sviluppare anche in Italia un’idea avanzata di politica basata sui fatti (evidence based policy, come la chiamano gli anglofoni), se ne potrebbe discutere. Siccome, però, l’evidence based policy limiterebbe di molto, e in modo benefico per tutti, i poteri del governo, vincolando le decisioni a criteri empirici e controlli, non è a questa politica che sta pensando la nuova generazione che arriva al potere.

 

 L’Associazione Luca Coscioni si batte da oltre dieci anni per difendere la libertà di ricerca, in modo particolare quella scientifica, dalle interferenze ideologiche e religiose, ritenendo si possa qualificare tale libertà come un diritto fondamentale nelle società liberaldemocratiche. Ma se fino a oggi aveva senso rivendicarlo come un diritto, dato che la legislazione veniva usata per conculcare tale libertà, a danno dei singoli cittadini e del Paese, di fatto qualcosa sta cambiando. Lo smantellamanto di leggi proibizionistiche o le pressioni sociali per interventi politico-legislativi che rispondano a qualche aspettativa particolare induce i partiti a volersi impicciare di questioni e scelte che chiaramente dovrebbero essere lasciate all’esercizio delle libertà civile. Senza bisogno che il papà/governo introduca regole inutili, costose o al limite dannose.

 

 Da quando esiste, l’Associazione Luca Coscioni ha condotto sul piano politico quelle battaglia per la libertà di ricerca, soprattutto scientifica, che nel resto del mondo civile fanno parte della mission delle società scientifiche, delle associazioni di malati o di fondazioni private che investono profitti industriali (piuttosto che finanziari). Se la legge 40 sulla fecondazione assistita è stata disintegrata per quanto riguarda i divieti relativi alla buona pratica clinica, lo si deve all’impegno con cui l’attuale Segretario, Filomena Gallo, ha portato alla luce l’architettura inconstituzionale della legge. Se è stata evitata, provvisoriamente e a scadenza, una legge sulla sperimentazione animale che avrebbe aggiunto assurde proibizioni alle buone regole europee, lo si deve anche al fatto che l’Associazione Luca Coscioni ha impostato sul piano politico una battaglia che la comunità scientifica stava perdendo proprio per non aver compreso la natura ‘politica’ del problema. Si possono fare diversi altri esempi, dagli ogm alla valutazione della qualità della ricerca e dei ricercatori, senza trascurare la questione bioetica del fine vita e il lavoro capillare per l’applicazione nei fatti dei diritti dei disabili, oltre alle iniziative del Congresso Mondiale per la Libertà di Ricerca Scientifica, frequentato da accademici e da specialisti internazionali.

 

 

Tra le ragioni per cui numerosi scienziati, pur apprezzando il lavoro della Coscioni, si sono tenuti a distanza dal farsi coinvolgere, associandosi o partecipando ai lavori dei congressi nazionali e di quello mondiale, vi è l’idea che l’approccio sia troppo politicizzato. E’ un’idea sbagliata se si pensa di potere risolvere una qualunque questione controversa (inclusa la libertà di ricerca scientifica) senza passare per la politica. Ed è una scusa se nasconde l’aspettativa che le forze politiche ufficiali possano mai decidere di occuparsi di questi problemi, nel quadro della congiuntura o della palude che il Paese sta attraversando da almeno trent’anni. Bisogna essere ingenui, o ancora malati di ideologia, per credere che esista una politica fatta dall’alto, che si possa mai far carico delle sfide e dei valori insiti nelle battaglie per la libertà di ricerca.

 

In realtà, l’Associazione Luca Coscioni è anche l’unico spazio in Italia e in Europa, collegato alla politica, di discussione intellettuale per affrontare questioni che riguardano anche il ruolo della scienza e dei suoi metodi, nella progettazione dell’architettura costituzionale e nel funzionamento delle democrazie liberali.

 

 

Malgrado gli sforzi politici perpetrati sul suolo peninsulare almeno dai tempi di Galileo Galilei di contrastare culturalmente il potenziale liberatorio della scienza e del metodo scientifico, sopravvive in Italia un’effervescenza culturale che rende gli scienziati indigeni ancora competitivi, per qualità individuali, sul piano internazionale. Se queste qualità si esprimessero attivamente nel corso del prossimo congresso dell’Associazione Luca Coscioni, si potrebbe forse far sentire davvero il peso culturale e politico della comunità scientifica anche in Italia. E in questo modo si avrebbero superiori chance di non avere tra due anni il divieto in Italia della sperimentazione animale, di non avere altri casi Stamina, di non vedere sistematicamente inquinate dall politica e dall’ideologia la pratica clinica della fecondazione assistita, di non vedere umiliate la ragionevolezza e la liberà d’impresa in relazione alla ricerca sugli ogm e alla loro coltivazione o commercializzazione, di non rimanere uno dei ultimi Paesi occidentali che conculca libertà fondamentali nelle fasi terminali della vita, di non vedere realizzati all’insegna dell’improvvisazione e dell’insipienza gli interventi per valutare e premiare la qualità della ricerca, ma soprattutto quelli per promuovere la qualità dell’istruzione. E’, infatti, indispensabile e urgente formare cittadini, nativi o acquisti, capaci di apprezzare ed esercitare uno spettro di libertà civili che grazie alla scienza e alla ricerca si va rapidamente allargando. Altrimenti ai nostri figli consegneremo un paese senza futuro.

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L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.