Non perdiamo la sfida degli Ogm

Sole 24 Ore Domenica
Scienziati firmatari

Le richieste di un numero crescente d’agricoltori per coltivare piante geneticamentemodificate(Gm), la battaglia della senatrice Cattaneo per un approccio razionale al problema e il dibattito in seno all’Eu sull’autorità o meno dei singoli stati nel vietare le coltivazioni già approvate dalle autorità europee, hanno riportato le piante Gm all’onore delle cronache.

Vorremmo perciò proporre alcune considerazioni fondamentali sull’argomento, per sfatare i maggiori luoghi comuni che affliggono la possibilità di affrontarlo in modo sensato. O Le piante Gm sono frutto dell’ingegno e della perseveranza umani, prodotte partendo dall’osservazione di come in natura i geni si spostano da una specie all’altra e adattando questi meccanismi alle nostre esigenze. Le donne e gli uomini che 31 anni fa hanno ottenuto i primi risultati positivi, così come larga parte degli scienziati che oggi si occupano di biotecnologie vegetali, pensavano a come lenire le sofferenze dei poveri del mondo causate dalla malnutrizione e dalle perdite dei raccolti. Certamente tali sofferenze non hanno solo radici scientifico/tecnologiche – e nessuno scienziato l’ha mai affermato – ma, come si suol dire, a ciascuno il suo mestiere: le piante Gm sono uno dei contributi della scienza per un’agricoltura maggiormente produttiva e sostenibile.

Le piante Gm attualmente coltivate hanno incrementato la produttività e il reddito degli agricoltori, inclusi milioni di agricoltori poveri, ma le potenzialità di questa nuova tecnologia devono ancora dispiegarsi. Mais con maggiore tolleranza alla siccità o più nutriente, riso con provitamina A, pomodori più ricchi in antociani, sono alcuni esempi in prova nei campi sperimentali, già approvati in alcuni Paesi o in corso di valutazione. E i laboratori di tutto il mondo sono ricchi di altri prototipi.

Circa un decimo della superficie agricola mondiale è attualmente coltivata con piante Gm. Si tratta di un indubbio successo per una nuova tecnologia che ha oppositori molto agguerriti.Le caratteristiche limitate delle maggiori specie Gm ora coltivate – essenzialmente resistenza a diserbanti e parassiti – è dovuta sia alla complessità biologica di altri caratteri che si desiderano migliorare, sia al fatto che questa nuova tecnologia, una volta uscita dai laboratori di ricerca pubblici in cui è nata, si è rapidamente orientata verso la commercializzazione a causa delle normative estremamente severe richieste per l’approvazione. I costi di svariati milioni per produrre le documentazioni necessarie per una singola pianta possono essere affrontati dalle grandi aziende cementiere, ma sono proibitivi per le piccole aziende e le istituzioni pubbliche. Più si alzano steccati immotivati esi tagliano i finanziamenti alla ricerca pubblica, più si favoriscono le grandi multinazionali.

Lo slogan «no Ogm» non ha alcun senso al di fuori dei pregiudizi ideologici: dopo decenni di coltivazione tutte le evidenze indicano che íl fatto di essere Gm non aggiunge né toglie in sé alcun rischio a una varietà coltivata, che va dunque considerata per quello che è e non in base alla tecnologia utilizzata per produrla. Per secoli abbiamo incrodato piante e selezionato le loro progenie non sapendo quasi nulla di ciò che era accaduto nel rimescolamento delle decine di migliaia di geni che costituiscono il genoma di una pianta. Nel secolo scorso abbiamo anche iniziato a utilizzare le radiazioni ad alta energia per causare mutazioni tra le quali poi scegliere quelle che più ci erano utili, sapendo ancora meno quanto fosse accaduto al Dna. Tutte queste piante sono accettate nei nostri campi e nella nostra dieta senza pretendere alcuna informazione sullo stato dei loro geni. Ora ci spaventiamo perché si è cambiato un gene specifico, scelto da noi? O Si sostiene che le piante Gm non servano all’Italia. Probabilmente è poco noto che fra le prime specie arboree Gm prodotte al mondo vi sono pioppi e kiwi usciti dai laboratori italiani. Campi sperimentali italiani di kiwi e olivi Gm – forse i più longevi al mondo – sono stati recentemente mandati al rogo su ordine delle autorità.

Scienziati italiani hanno anche introdotto nei meli coltivati il gene per la resistenza a un parassita che devasta i raccolti; questa strategia eviterebbe numerosi trattamenti con fungicidi. Piante di pomodoro San Marzano resistenti al virus che praticamente ne impedisce la coltivazione – e favorisce la massiccia importazione d’imitazioni – sono state prodotte da scienziati italiani Queste e altre piante, italianissime, sono nei laboratori in attesa dell’autorizzazione a coltivazioni sperimentali che, nell’attuale situazione, non arriveranno mai. Non è di conforto sapere che l’annientamento dei nostri successi scientifici da parte della politica non si limita alle biotecnologie vegetali: la sistematica distruzione delle eccellenze italiane sembra una moda diffusa in molti campi e da molti decenni: informatica, chimica, farmaceutica.

L’attuale maggioranza di governo fa del motto «più Europa» una sua bandiera. Aumentare la responsabilizzazione e i poteri dell’Eu sulle scelte economiche e sociali favorisce la cooperazione l’integrazione e impedisce che scelte miopi delle singole nazioni danneggino tutti, oche il peso di derisioni difficili cada su un singolo Paese; pensiamo ad esempio all’immigrazione. Perché allora si è appoggiatala scelta di aumentare il potere di derisione delle singole nazioni sulle piante Gm? Se le autorità competenti dell’Eu hanno giudicato che una varietà è sicura per la salute e le compatibilità ambientali sono state definite, dovrebbe essere lasciata libertà di scelta agli agricoltori nel rispetto di tali norme. L’alternativa è inseguire le fobie del momento senza preoccuparsi delle conseguenze a lungo termine della libertà dei cittadini.

Una delle tristi ironie della strenua opposizione anti-Gm di molti gruppi ambientalisti e dell’agricoltura biologica, è che in realtà la tecnologia Gm è inerentemente ‘verde”. Lo è quasi per definizione – si lavora solo con geni – e perché può ridurre l’impatto delle pratiche agricole sull’ambiente. Gli attuali oppositori dovrebbero essere i primi sostenitori delle piante Gm. Ma è molto difficile, per usare un eufemismo, convivere con chi non vuole. In Italia le norme di coesistenza con le colture Gm non sono emanate, o sono redatte con il preciso intento di impedime la coltivazione. Si tratta di un assurdo logico, un monumento all’intolleranza e uno stimolo verso l’irrilevanza del nostro Paese in campo agroalimentare. Importiamo notevoli quantità di soia e mais Gm per nutrirei nostri allevamenti. Assurdamente, impediamo di coltivare dò che sempre più importiamo dall’estero. Quando le nuove piante Gm con caratteristiche ancora più utili e non inventate da noi entreranno sul mercato cosa faremo? La storia ci insegna che essere reazionari e rinunciare a un’innovazione è spesso più rischioso che adottarla, e che ogni tradizione stata un’innovazione.

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L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.