_16.jpg)
Il 9 aprile 2014, per la seconda volta dopo la sentenza n.151 del 2009, la Corte Costituzionale ha condannato la legge 40/04 sulla procreazione medicalmente assistita, con una pronuncia di incostituzionalità.
Con decisione n.162/2014 la Consulta ha cancellato il divieto di applicazione di tecniche eterologhe di cui all’articolo 4 comma 3 della Legge 40/04 sulla procreazione medicalmente assistita e di conseguenza la parte che riporta il divieto nell’art. 9, commi 1 e 3 e 12, comma1.
Questo divieto ha determinato in Italia una migrazione di pazienti verso i Paesi in cui la tecnica con donazione di gameti esterni alla coppia viene eseguita perché consentita da leggi nazionali. “Sono almeno 4000 le coppie italiane che decidono di andare all’estero per un trattamento di procreazione assistita: di queste, circa il 50 % ricorre alla fecondazione eterologa, vietata in Italia, il restante 50 % invece sceglie di migrare anche se deve sottoporsi a trattamenti disponibili nel proprio paese”: così si leggeva nell’indagine 2012 dell’Osservatorio sul turismo procreativo che si riferiva a 39 centri esteri in 21 Paesi europei ed extraeuropei. Le mete più gettonate erano Spagna, Svizzera, Austria, Belgio, Danimarca, Grecia, Gran Bretagna, Repubblica Ceca e Ungheria.
Tornando alla decisione della Consulta, effetto immediato è stato il picco di richieste ai centri di fecondazione medicalmente assistita italiani da parte di migliaia di coppie desiderose di accedere alla tecnica fino a poco tempo fa vietata.
Come si procederà nel nostro Paese dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della sentenza della Corte Costituzionale del 9 aprile? La risposta prevede una duplice disamina del contesto normativo in vigore, sotto il profilo giuridico e scientifico.
La legge 40 – al capo terzo articoli 8 e 9 – prevede che i figli nati da eterologa sono figli legittimi della coppia; non hanno alcun rapporto giuridico con i donatori dei gameti; la coppia che accede alla donazione dei gameti non può disconoscere il nato; il donatore è anonimo. In questo modo sono affermate le tutele per tutti i soggetti coinvolti nelle tecniche di procreazione medicalmente assistita come previsto dalla legge stessa.
Sotto il profilo scientifico, invece, i centri di fecondazione medicalmente assistita che posseggono tutti i requisiti tecnico scientifici necessari per poter immediatamente applicare tecniche con gameti donati dovranno riaprire le loro porte ai pazienti. L’Italia infatti ha recepito le Direttive comunitarie su conservazione, donazione, lavorazione, tracciabilità e sicurezza (Direttive 2004/23/CE; 2006/17/12/CE; 2006/86/CE) con i decreti legislativi 191/07-16/10-85/12 e del 10 ottobre 2012. Tali norme in vigore hanno trasformato i centri di fecondazione in Istituti dei tessuti, obbligati ad attenersi a tutte le prescrizioni e regole che sono previste a livello comunitario, tra cui il divieto di commercializzazione di gameti e embrioni, consentendo solo un rimborso spese. Non essendovi ostacoli quindi dovuti ad assenza di norme specifiche per il ripristino della tecnica con donazione di gameti, i centri di PMA potranno immediatamente riprendere l’applicazione delle tecniche eterologhe. L’attuale mancato aggiornamento delle linee guida sulla legge 40 ai sensi dell’art. 7 della medesima norma non determina un blocco di attività perché è bene ricordare che le linee guida emanate nel 2008, nonostante la previsione di legge che prevede un aggiornamento periodico almeno ogni tre anni – da allora ne sono trascorsi dunque già sei – ha già visto sia la decisione della Corte Costituzionale di incostituzionalità del 2009 e sia l’intervento dei Dlgs 16/10 e Decreto 10/10/2012. Pertanto quando il Ministro della Salute deciderà di procedere con l’aggiornamento delle Linee Guida, atto vincolante per le strutture di PMA, dovrà tener conto di quanto i Giudici della Corte scrivono : “in relazione al numero delle donazioni è, poi, possibile un aggiornamento delle Linee guida, eventualmente anche alla luce delle discipline stabilite in altri Paesi europei (quali, ad esempio, la Francia e il Regno Unito), ma tenendo conto dell’esigenza di consentirle entro un limite ragionevolmente ridotto”. Auspichiamo in un aggiornamento delle stesse a breve, ma in assenza le norme in vigore già prevedono requisiti tecnico- scientifici e giuridici più che idonei.
In ultimo bisognerà far inserire nei Lea (Livelli Essenziali di Assistenza), riconoscendone il carattere di patologia, l’infertilità e la sterilità, a cui ora si può rispondere solo ricorrendo a tecniche di fecondazione ma con una grossa disparità regionale, creando nuove ed ulteriori discriminazioni. C’è poi la questione politica: c’è chi continua a difendere il divieto, sostenendo che tale pronuncia abbia creato un vuoto normativo. Ma così non è: la Corte Costituzionale è chiara nelle motivazioni della sentenza come lo fu già nel 2005: nell’ammettere il quesito referendario per l’abrogazione del divieto di eterologa, affermò che non si creava vuoto normativo: la cancellazione del divieto non fa venir meno nessuna tutela.
Ancor più con questa ultima decisione ha affermato che il sistema normativo italiano è idoneo al ripristino della tecnica e ha affermato il principio di non discriminazione tra cittadini nell’accesso alle cure e il rispetto delle libertà individuali, diritti questi costituzionalmente rilevanti.
A chi vorrebbe investire il Parlamento di nuove norme è bene ricordare le proposte di legge a cui abbiamo contribuito con gli esperti dell’Associazione Luca Coscioni; basterebbe pertanto calendarizzare quei testi e cancellare anche gli ultimi divieti esistenti su embrioni e accesso alla PMA prima di un nuovo intervento di Corte EDU e Corte Costituzionale. E’ sconcertante evidenziare come dieci anni di azioni giudiziarie con le persone, le associazioni di pazienti e l’associazione Luca Coscioni, che hanno di fatto determinato la cancellazione della metà dei divieti, nulla hanno insegnato ad una classe politica, al momento guidata da Matteo Renzi, che pensa di far avanzare “il nuovo” emanando in materia di libertà e diritti “il vecchio” con la volontà di ignorare il volere dei cittadini e le tutele costituzionali. Se veramente Renzi vuole rottamare il vecchio modo di fare politica, dovrebbe immediatamente eliminare gli ultimi divieti della legge 40 e iniziare quanto prima una campagna informativa sulla donazione dei gameti; ‘è tempo di recuperare il tempo perduto, è tempo di impegnarsi” adesso: così la giornalista Ilaria D’Amico conclude il video appello di appoggio all’iniziativa dell’Associazione Luca Coscioni e delle associazioni di pazienti, affinché il governo si impegni subito per una campagna informativa sulla donazione di gameti. Ma prima ancora l’esecutivo guidato da Metteo Renzi potrebbe dare una immagine di laicità e rispetto dei diritti civili: il 18 giugno, infatti, la Corte di Strasburgo deciderà su uno degli ultimi divieti della legge 40, quello di donazione degli embrioni alla ricerca: ci attendiamo che il Primo Ministro non difenda questo divieto in sede europea.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.