Niente da sperimentare

Sole 24 ore
Michele De Luca

Altro che truffatore.  Io sono una  persona onesta.  E Stamina è da  premio Nobel  per la medicina». Queste le parole con cui Davide Vannoni  accoglie, in un’intervista rilasciata a «La  Stampa», la conclusione delle indagini preliminari  sulla vicenda Stamina.  Sono certo che Vannoni Davide da  Moncalieri meriti un Nobel, ma non per  la medicina!  Se Stoccolma istituisse un premio per  la ciarlataneria pseudo-medica, lui e i  suoi compari avrebbero ottime possibilità  di esserne i vincitori, almeno stando a  quello che scrive il Procuratore Raffaele  Guariniello, per l’abilità straordinaria  con cui hanno saputo ordire la più incredibile  truffa sanitaria che il Paese ricordi.  Una truffa che rischiava di costare al servizio  sanitario nazionale oltre 45 miliardi  di euro per un trattamento segreto (e  quindi già di per sé vietato dal Codice di  deontologia medica), potenzialmente pericoloso  e certamente inefficace, perché  basato sul nulla medico e scientifico. Un  trattamento imposto allo Stato attraverso  il suo stesso apparato giudiziario, in  spregio alle conoscenze nel campo della  biologia delle cellule staminali, alle leggi  e ai regolamenti vigenti in materia di trattamenti  medici e terapie avanzate.  Come la celebre Aracne, Vannoni dal  2006 sta ininterrottamente tessendo una  tela enorme e complicatissima, descritta  con dettagli agghiaccianti nelle quasi settanta  pagine dell’avviso di conclusione  delle indagine preliminari notificato il 23  aprile dalla Procura di Torino, frutto delle  minuziose indagini dei Carabinieri dei  Nas. Una tela che coinvolge una ventina  di persone (Vannoni e Andolina, ma anche  medici, biologi, imprenditori, funzionari  pubblici), diverse strutture pubbliche  e private (Centro Medico MOD di Torino,  Poliambulatorio Lisa di Carmagnola,  Istituto di Medicina del Benessere Exclusive  Me di San Marino, Ospedale Generale  Di Zona Moriggia-Pelascini di Gravedona,  Irccs Burlo Garofolo di Trieste e Spedali  Civili di Brescia) e una pletora di società italiane ed estere create ad hoc per  favorire il business prima di Vannoni (ReGene  Srl, Associazione per la Medicina Rigenerativa  Onlus e Stamina Foundation  Onlus di Torino, Rewind Biotech Srl di  San Marino) e poi di Medestea, che ne ha  acquistato know-how e diritti di commercializzazione  (Medestea Stemcells Srl di  Torino, Biogenesis Research s.a. e Biogenesis  Tech s.a. di Lugano).  Le accuse sono gravissime: associazione  a delinquere, truffa, somministrazione di  prodotti medicinali imperfetti, con l’aggravante  di aver cagionato al Servizio sanitario  nazionale della Regione Lombardia un  ingente danno patrimoniale, abuso della  professione di medico e di biologo, violazione  della privacy dei pazienti.  Non mancano neppure accenni a ritorsioni  e minacce nei confronti dei malati e  dei loro familiari, vere vittime di questa  vicenda sconcertante, ordita ai loro danni per accrescere il business di Stamina e  Medestea, impedendo la diffusione di informazioni  sui trattamenti, vantando  brevetti mai ottenuti, proclamando accordi  di riservatezza, sfruttando autocertificazioni  di pubblici funzionari non conformi  al vero o fallaci, palesando di svolgere  un’attività senza scopo di lucro e  con fini artatamente definiti come compassionevoli,  presentando il trattamento  come una terapia legittimamente somministrata  presso strutture sanitarie pubbliche  accreditate, promuovendo una vasta  e capillare campagna di ricorsi ai Tribunali  del Lavoro (oltre che ai Tar) coinvolgendo  medici «in realtà privi di una effettiva  conoscenza della terapia Stamina e  dei relativi effetti sulla salute dei pazienti»  disposti a redigere dichiarazioni e prescrizioni  da produrre a fondamento di tali  ricorsi. Medici che in maniera sconcertante  adesso dicono di «vergognarsi e di  essersi sbagliati».  Se non è difficile immaginare cosa abbia  mosso Vannoni e Merizzi, principali  beneficiari del business, a compiere i reati  che vengono loro contestati, risulta  molto meno semplice comprendere cosa  abbia mosso i medici e i giudici coinvolti  in questa vicenda. In quanto medico rimango  colpito e sconcertato nel leggere  quanto riportato circa il “pentimento” dei  medici che prima hanno prodotto certificazioni  volte a spingere i giudici ad accogliere  i ricorsi, e poi le hanno ritrattate   davanti al Procuratore adducendo di essere  stati ingenui e superficiali. Oltretutto  uno di questi, che ha rivestito un ruolo  chiave e attaccato in contesti pubblici chi  criticava Stamina, sentito anche come  esperto competente, ha recentemente  ammesso a «La Stampa» di aver millantato  una specializzazione in neurologia  mai conseguita.  Nella mia ingenuità di ricercatore, mi  chiedo come sia stato possibile per certi  giudici emettere provvedimenti sulla base  di documenti prodotti da medici vicini  a Stamina, come quello appena citato, e  persino dallo stesso Andolina, che si dice  sia stato ascoltato per costruire uno dei  provvedimenti pro Stamina più incredibili  dell’intera vicenda: quello recentissimo  di un giudice di Marsala. Mi chiedo anche  come sia stato possibile, per i giudici che  hanno imposto i trattamenti, ignorare  l’ordinanza e la diffida emesse dal Direttore  generale dell’Aifa, Luca Pani, nel 2012,  che evidenziavano gravi censure al trattamento.  E mi stupisco di fronte al fatto che  persino l’ex-ministro della Salute Balduzzi,  anch’egli a conoscenza di questi atti ufficiali,  abbia varato un decreto definito da  Merizzi, nella nota integrativa al bilancio  al 31 dicembre 2012 della Medestea  Stemcells Srl, «di fondamentale importanza  perché ci consente di presentare  all’estero la cura con staminali sotto una  veste di piena legalità».  Il nostro Paese deve essere grato al ministro  Beatrice Lorenzin, che è riuscita a  ribaltare con forza e determinazione una  situazione che sembrava irrimediabile.  Ma chiedo adesso allo stesso Ministro che  senso avrebbe proseguire i lavori per una  sperimentazione totalmente inutile (se  non pericolosa) dal punto di vista medico  e scientifico ma molto utile per non distruggere  la tela tessuta da Stamina e, anzi,  per allargarla, al di fuori dei confini nazionali.  E mi auguro che questa sperimentazione  sia annullata, perché non c’è veramente  nulla di scientifico da sperimentare,  e che i giudici tengano conto di quanto  emerso dalle indagini preliminari prima  di imporre trattamenti di cui non sono dimostrate  né sicurezza né efficacia. Il Parlamento  dovrebbe affrettarsi a bloccare  una volta per tutte, con un intervento legislativo  che vieti le infusioni Stamina, questa  assurda farsa che ci ha già esposti al  ridicolo agli occhi del mondo.  

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.