Non posso in questi giorni non ricordare che in una lontana tornata elettorale (mi pare fossimo nel 2001) Luca Coscioni, il giovane docente universitario ammalatosi di sclerosi laterale amiotrofica e quindi condannato a una precoce, dolorosa morte, veniva candidato nelle liste Radicali: la sua campagna elettorale fu centrata sui temi dei diritti civili, non ricordo se già allora definiti, dal mondo cattolico, “temi etici”. Un noto esponente della politica del tempo, candidato nelle liste di un grande partito allora egemone, osservò che quelli evocati da Luca non erano temi da affidare alla politica, che deve occuparsi di ben altre questioni. Un po` tutti – compresi i suoi avversari – dovremmo riconoscere a Luca questo merito, l`aver invece posto al centro del dibattito civile i problemi del corpo dell`uomo – il sano come il malato – i temi delle scelte possibili e dei diritti (e doveri) conseguenti al nascere, al vivere e al morire. Forse era già nell`aria, ma fu grazie a Luca e ai suoi compagni se il dibattito si incardinò definitivamente nel cuore della politica. Anzi, del “politico”, con valenza universale: mai come oggi la politica è forzata ad avventurarsi, ben oltre la sociologia, nei territori inquietanti dell`antropologia. E non tanto o non solo in Italia – insignificante provincia di un mondo sempre più unificato e vasto anche se proprio dall`Italia mi viene l`occasione di affrontare questi temi, perché in Italia, in questi giorni, accadono fatti rilevanti per definire i termini del confronto: dalla sentenza della Corte costituzionale che ha ridotto a un cumulo di rovine la legge 40 alla assurda vicenda occorsa all`ospedale Pertini, dove due famiglie si contendono gli embrioni di due gemelli impiantati per errore nell`utero di una delle due “madri”: quella “naturale” e quella che gli embrioni, per un errore dei tecnici, li ha in grembo (così evocandoci la biblica vicenda del giudizio di Re Salomone: quando il saggio sovrano, dovendo arbitrare tra due donne ciascuna delle quali rivendicava a sé, come proprio figlio, un neonato, dapprima ordinò che il piccolo venisse squartato così che ciascuna potesse averne la metà, poi finì con l`assegnarlo a quella delle due che, piangendo, gridò di voler rinunciare alla sua metà purché il bimbetto potesse sopravvivere). La questione dei diritti civili è al centro di una ricerca etico-istituzionale che ormai sfiora e anzi attraversa, va ripetuto, i confini dell`antropologia. Siamo di fronte a un ampliamento dei confini dell`umano. E giustamente il confronto è e non può non essere vicenda pubblica, non solamente privata. La richiesta illuminista di circoscrivere alla sfera del privato le convinzioni, le fedi, etc., appare inadeguata, la legislazione globale dell`uomo globale con la definizione dei suoi doveri e diritti non potrà essere fondata se non attraverso un confronto pubblico, tale da investire fin nelle viscere singoli e paesi. Certo, il rischio di un conflitto, o di conflitti epocali, “culturali”, c`è e non va sottovalutato, anche se i termini della questione non possono essere identificati con gli schemi di Fukuyama o di Huntington. La dialettica del confronto si svolge tra due poli che appaiono inconciliabili tra loro: da una parte c`è la “natura”, dall`altra la “cultura”. Più o meno nella loro quasi totalità, chiese e religioni si pongono a difesa della “natura”, concepita come limite invalicabile alle pretese intrusive e manipolatrici che l`uomo sembra avanzare senza più remore o prudenza grazie alle possibilità offertegli da tecnologie ognor più spinte, audaci e spericolate; dall`altra ci sono i fautori della “modernità” intesa come onnipotenza della cultura e delle sue tecniche, alle quali l`umanità non può sottrarsi e che anzi deve in ogni modo favorire e potenziare. Purtroppo, sui reali confini della “natura” ben poco si può dire, in fondo al percorso di ricerca possiamo immaginare di incontrare, con pari possibilità, il roussouviano buon selvaggio o invece il peccatore biblico, inchiodato a una colpa da cui potrà essere salvato solo per intercessione divina. Questa è tradizione di stampo giudaico-cristiano; per quanto venerabile, non appartiene ad altre culture che oggi rivendicano un posto non più subalterno sul palcoscenico mondiale. Commentando certe voci che ammoniscono perché il prossimo Sinodo straordinario dei vescovi non venga “preordinato da singoli gruppi o dalle preoccupazioni della sola Europa settentrionale”, il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, ha dichiarato inadeguato e inaccettabile che la chiesa debba tener conto in modo precipuo dei giudizi e dei sentimenti delle comunità cristiane mitteleuropee: “E perché non dovrebbe seguire, magari, la direzione indicata dalle comunità africane”? L`interrogativo è calzante. E` ora che (anche) la chiesa non parli più (solo) con la lingua e i concetti (o la “ragione”) europei, ma cominci ad ascoltare anche i se si vuole – dialetti locali. Almeno così pare a un laico, senza pretese.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.