ROMA — Sarà un ematologo in pensione a dirigere il comitato incaricato di valutare nuovamente la possibilità di sperimentare il discusso metodo Stamina. Michele Baccarani, 72 anni, che fino al 2012 si è occupato di staminali e trapianti di midollo al Sant’Orsola-Malpighi di Bologna dirigera un gruppo di sette persone, di cui quattro lavorano all’estero.
Anche per questo, dopo una prima riunione programmata nel giro di una decina di giorni, i ricercatori potranno dialogare in videoconferenza come previsto dal decreto firmato dal ministro alla Sanità Beatrice Lorenzin. Il nuovo comitato è stato richiesto dal Tar del Lazio, che il 4 dicembre aveva sospeso la decisione di un primo organo tecnico nel quale secondo i giudici erano presenti scienziati “non imparziali”, perché si erano già espressi contro Stamina. Per questo Lorenzin e i dirigenti del ministero hanno cercato nomi nuovi. Si è trattato di un’operazione molto più complessa del previsto, perché non è facile trovare persone nel mondo scientifico, soprattutto italiano, che non abbiano già detto la loro sul metodo inventato da Vannoni e i suoi. E così una prima rosa di nomi fatta da Lorenzin subito dopo Natale è quasi tutta saltata. Cinque su sette persone indicate a suo tempo sono state escluse e tra queste c’è Mauro Ferrari, l’esperto di nano-tecnologie a Houston che è stato escluso per un’intervista alle Iene in cui è sembrato troppo favorevole a Stamina e più in generale per i grandi complimenti che ha ricevuto dallo stesso Vannoni in queste settimane. Ieri il professore di filosofia pluri indagato per la sua attività di carattere sanitario ha così commentato l’esclusione di Ferrari. «Sono molto stupito e amareggiato. Avevamo espresso apprezzamento nei suoi confronti perché aveva avviato un percorso di confronto con i malati. Non conosco i nuovi esperti mi riservo di dare un giudizio dopo essermi confrontato con il nuovo comitato». Ieri Lorenzin ha scritto una mail ai cinque esclusi per ringraziarli della loro disponibilità. Del gruppo di dicembre, restano nel nuovo comitato Curt R. Freed, della divisione di farmacologia clinica e tossicologia dell’università del Colorado e Sally Temple dell’istituto delle cellule stami-nalineuronalidiRensselaer, New York. Oltre a Baccarani, i nuovi membri sono Mario Boccadoro, del dipartimento di scienze mediche dell’Università di Torino, Ana Cumano dell’Institut Pasteur di Parigi, Moustapha Kassem, del laboratorio di endocrinologia molecolare dell’ospedale universitario di Odense in Danimarca e Giuseppe Leone, dell’Università Cattolica di Roma. Baccarani è stato contattato dal ministero quattro giorni fa si è detto disponibile.
Il suo nome è molto noto nel campo della ematologia italiana. «Sono in pensione e ho tempo da dedicare a questo comitato — dice— La proposta mi è stata fatta in termini molto gentili ed educati. Non so ancora come imposterò il lavoro e non so niente della metodologia. Però è molto positivo il fatto che saremo un gruppo molto professionale, non lavorerò da solo ma con colleghi capaci. Ci aspetta un compito delicato e difficile, staremo a vedere». Mario Boccadoro ha aggiunto che «ci vorrà molto lavoro ed equilibrio, visto il clamore suscitato dalla vicenda». Paolo Bianco, direttore del laboratorio cellule staminali della Sapienza di Roma, tra i più duri avversari del metodo Stamina, commenta: «I membri del nuovo comitato sono studiosi seri ma resta il fatto che questo nuovo organismo scientifico chiamato a valutare Stamina non dovrebbe esserci». I sette esperti esamineranno le carte presentate mesi fa da Van-noni, quelle cioè stroncate in cinquanta giorni dal primo gruppo di scienziati. Nel testo c’erano tra l’altro copiature da Wikipedia e da ricerche altrui. Più in generale non è stato valutato come un pro – tocollo sperimentabile, vista la mancanza di scientificità. Tanti gli errori, anche banali, come quelli legati ai dosaggi.

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