Si scioglie il blocco di minoranza di Stati che teneva sotto ghiaccio le nuove regole europee sulle coltivazioni gm. E potrebbe essere l’Italia, nel semestre di presidenza, a mettere la parola fine a un dibattito che dura ormai dal 2010. L’obiettivo è dare un nuovo quadro giuridico all’attuale anarchia legislativa sulle colture transgeniche in Ue, dove nove Stati hanno «forzato» le norme in vigore (direttiva 2001 /18/CE), con fortune alterne nelle aule di tribunale. All’ultimo consiglio dei ministri dell’ambiente tutti i paesi, con poche eccezioni, si sono detti pronti a discutere la «proposta coltivazione», presentata da tre anni e mezzo dalla Commissione Ue, che permetterebbe ai governi nazionali di limitare o vietare gli ogm caso per caso, anche se autorizzati a livello comunitario.
Fuori dal coro ci sono solo il Belgio, la Germania, passata comunque dal «no» alla «riserva di esame», e la Francia, che difende una proposta alternativa a quella in discussione perché teme che questa significhi apertura totale alle colture gm, senza convincere le altre delegazioni e tantomeno l’Italia. Secondo il ministro all’ambiente Gian Luca Galletti la proposta sul tavolo è «un’opportunità per superare le controversie». Conta anche il fattore tempo. La Commissione Ue presto o tardi sarà costretta da una sentenza della Corte Ue ad autorizzare un nuovo mais gm, il 1507. Decisione impossibile da bloccare con le regole attuali, anche se lo scorso 11 febbraio 19 paesi si sono dichiarati apertamente contrari. La nuova direttiva offre una via di uscita. Si inizia a lavorare il 13 marzo. Se tutto dovesse andare secondo i tempi previsti, gli Stati potrebbero raggiungere una posizione comune entro giugno e i triloghi con il nuovo Parlamento dovrebbero cominciare nel semestre italiano di presidenza.

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