II cappio delle indagini si stringe intorno agli indagati del caso Stamina. Sarebbero salite a venti le richieste di rinvio a giudizio, 12 relative al primo filone dell’inchiesta, quello che ha interessato tra il 2009 e il 2012 Vannoni e i suoi della Stamina Foundation, mentre altri 8 sarebbero medici e dirigenti degli Spedali Civili di Brescia, accusati di aver spalancato le porte dell’ospedale pubblico a un metodo privo di qualsiasi validazione scientifica, composto da sostanze ignote, prodotte in laboratori, come quello bresciano, non in regola con i requisiti internazionali per la produzione di cellule staminali mesenchimali.
Il pm torinese Raffaele Guariniello e i carabinieri dei Nas hanno più volte chiuso e riaperto i fascicoli con lo svelarsi di nuovi e sempre più allarmanti fatti, ma questa volta ci siamo. Entro la prossima settimana ai venti indagati partirà la comunicazione di chiusura indagini, in pratica l’anticamera della richiesta di rinvio a giudizio. Dopo di che le richieste finiranno sul tavolo del giudice delle indagini preliminari, che dovrà decidere se avviare il processo vero e proprio per una raffica di reati: dalla associazione a delinquere alla truffa aggravata, dalla somministrazione di farmaci guasti e pericolosi per la salute, alla violazione della privacy e all’esercizio abusivo della professione medica (per il laureato in lettere Vannoni) e di quella di biologo (per la sua laureata in biologia ma mai iscritta all’Albo, Erica Molino). Richieste supportate da pile di documentazioni e prove accumulate da Guariniello e Nas in anni di meticolose indagini. Che in corso d’opera potrebbero arricchirsi di un nuovo e più grave capo d’imputazione: quello di omicidio colposo. I periti medici della Procura da tempo lavorano intorno ad alcune morti sospette per polmonite fulminante o gravi infezioni alle vie respiratorie, avvenute a stretto giro dopo le infusioni Stamina. Per un caso più datato la correlazione non ci sarebbe, ma su altri episodi gli inquirenti vogliono vederci chiaro. Intanto sulla graticola giudiziaria finiscono, come previsto, Davide Vannoni e i suoi più stretti collaboratori. II vice presidente di Stamina Foundation, nonché super-prescrittore delle misteriose infusioni, Marino Andolina e la biologa della stessa fondazione, quella Erica Molino che in uno scambio di mail con il professor Camillo Ricordi ammetteva che il preparato da testare a Miami “non subisce sterilizzazioni o filtrazioni”.
Ma a rischio processo c’è anche un lungo stuolo di medici e dirigenti degli Spedali Civili di Brescia. Le notifiche di Guariniello finiranno quasi sicuramente nella mani della direttrice sanitaria dell’ospedale, Ermanna Derelli, un marito Pm e un cognato nella lista dei 36 pazienti in trattamento Sta-mina a Brescia. Cosi come davanti al gip compariranno quasi sicuramente il primario della oncoematologia pediatrica bresciana, Fulvio Porta, primo prescrittore di Stamina e poi interfaccia di Andolina nell’ospedale e la responsabile delle segreteria scientifica del comitato etico degli Spedali, Carmen Terraroli, che avrebbe contribuito non poco allo sbarco a Brescia di Vannoni e i suoi. In fase ultima di valutazione sarebbero le posizioni del presidente del comitato etico, Francesco De Ferrari e del neurologo Marcello Villa-nova, dipendente del “Nigrisoli” di Bologna e supporter Tv del “metodo Vannoni”

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.