Lettera aperta a Salvatore Usala

Mina Welby, Gustavo Fraticelli

Caro Segretario, caro Salvatore,

 

leggere la tua lettera ai ministri non può lasciare insensibili. Tu sai  che l’Associazione Luca Coscioni segue con trepidazione le vostre necessità e richieste. E non solo da ora dopo la morte del vostro militante, Raffaele Pennacchio, anche a noi caro. Abbiamo parlato e dibattuto sulle vostre richieste in sei punti. Da anni i nostri esperti lavorano su progetti per i minori costi della sanità e per più salute dei cittadini.

Il tono di esasperazione del tuo messaggio è inconfondibile, non invita al dialogo in com-passione ma è una sfida. Noi da radicali, se facciamo scelte di scioperi della fame e della sete, cerchiamo unicamente la riflessione e di con-vincimento nel dialogo e non vogliamo che sia interpretato come un ricatto. Ti diciamo questo perché teniamo alle vostre vite che voi usate come, lasciacelo dire, strumento ricattatorio e non di dialettica efficace. Non servite da morti.

Per quello che riguarda i vostri sei punti abbiamo su tre di loro delle perplessità che ti vogliamo sottoporre:

  1. Da sempre sosteniamo che la prima necessità è spostare la spesa dalle acuzie (leggi ospedali per acuti) alla cronicità, in linea con le nuove esigenze demografiche e\ con l’analisi delle esigenze di salute, quindi deve essere valutato dalle commissioni socio-sanitarie insieme alla persona ammalata e la sua famiglia, dove c’è. Ridurre i posti delle RSA del 25% vorrebbe dire anche di non aver posti liberi per momenti di necessità di periodi di sollievo sia per i gravissimi che per le loro famiglie.

E una riflessione: nonostante il pensiero di “lasciare le persone a casa” sia fortemente suggestivo, occorre fare i conti con quello che ciò realmente e concretamente significa: attrezzare adeguatamente le abitazioni (e, prima ancora, avere abitazioni adeguate) e conseguentemente personale dedicato e competente per definire ed installare le attrezzature che servono al domicilio; avere personale di cura con preparazione adeguata e per il numero di ore/giorno necessarie. Se non si definisce prima cosa significa gestire “bene” una persona con bisogni pesanti al suo domicilio e quindi se non si mettono a disposizione le risorse – non solo economiche ma anche di persone e di attrezzature – necessarie, rischiamo di invitare a nozze i politici, che si riempirebbero la bocca di frasi fatte su quanto è umanamente bello lasciare le persone a casa loro, per poi lavarsene le mani, con qualche contributo economico,

 

 

senza valutare se o in quale misura questo riesca a coprire i costi per l’assistenza al domicilio e lasciando di fatto il massimo peso, anche decisionale, sulle spalle delle famiglie.

 

  1. Per quanto riguarda il finanziamento dei Lea e relativo Nomenclatore Tariffario, siamo in attesa di incontro con i ministri competenti e di aggiornamenti in commissione diritti umani. È pericoloso far circolare cifre (800 milioni!) che non hanno alcuna attinenza con la realtà. Anche qui, non si tratta soltanto di finanziare la revisione, ma prima di tutto di FARLA SERIAMENTE questa revisione; sparare cifre di quel tipo serve soltanto a farci rispondere che quei soldi non ci sono e, magari, a far promettere un contentino per finanziare qualche prodotto spot (magari in accordo con qualche azienda amica) lasciando i veri bisogni del tutto inevasi.

Non abbiamo bisogno di sparate demagogiche, che servono soltanto a fare un po’ di rumore e a lasciare senza risposte il complesso delle necessità. 

 

5.         Sul 5° punto sull’esenzione dall’ISEE  non siamo d’accordo. In tal modo sono i più poveri che finanziano i più ricchi. L’indicatore ISEE (indicatore di reddito e ricchezza) va se mai esteso nell’applicazione, certamente in modo opportuno.

 

La richiesta dell’invalidità al 100% e dell’indennità di accompagnamento in presenza di diagnosi conclamate tipo SLA o SMA1 è una vecchia storia, già combattuta da Maria Antonietta Farina Coscioni. Servirebbe solo un po’ di buon senso da parte del parlamento per fare un emendamento e votarlo.

Salvatore caro, con questo ti salutiamo, rassicurandoti di fare quello che è nelle nostre possibilità, perché la vostra vita e di tutti i non autosufficienti sia dignitosa e ancora vivibile.

 

I co-presidenti dell’Associazione Luca Coscioni

 

Mina Welby 

 

Gustavo Fraticelli

                     

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.