Intervento di Fabio Veronesi al X Congresso Coscioni

Qualche tempo fa, 3 anni fa circa al gruppo di ricerca di cui faccio parte all’università di Perugia, di fronte a tutte queste prese di posizione politiche, di gruppi di opinione, sui giornali, e quant’altro, ci siamo posti il problema: ma tante volte ci siamo sbagliati noi? Magari lavorando abbiamo dimenticato qualcosa? C’è qualche rischio reale? Per questo, avendo tra le mani un dottorando estremamente preparato che attualmente lavora in Svezia, e lasciamo perdere tutte le considerazioni in merito, ho chiesto a questo ragazzo di analizzare tutta la bibliografia internazionale pubblicata su riviste scientifiche, cioè pubblicata dietro referaggio, cioè riviste che noi accettiamo, in merito al problema degli ogm. 

Il lavoro ha richiesto un anno intero praticamente. Il dottor Nicolia ha individuato tra il 2002 e il 2012, 1783 articoli pubblicati e analizzati sui principali sistemi di motore di ricerca scientifica, e questi 1783 lavori sono stati analizzati uno per uno, per questo ci e’ voluto un anno, studiando esattamente che cosa c’era in questi lavori, se c’era qualche indicazione che potesse far considerare gli ogm come qualcosa di realmente rischioso. 

Vi dico subito che gran parte di questi lavori che sono stati catalogati, che sono disponibili, perche’ a seguito di questa attivita’ proprio 2 settimane fa una rivista internazionale ha pubblicato questa meta-analisi, questa analisi basata sui lavori di altri, e gran parte per esempio di questi lavori si sono interessati dei rapporti tra piante geneticamente modificate e ambiente. Le piante geneticamente modificate producono dei rischi a livello di conservazione della biodiversita’? Altro aspetto: flusso genico. Le piante geneticamente modificate producono rischi a livello di trasferimento di geni in questo caso di transgeni dalle varieta’ all’ambiente? Ancora: quali sono i mezzi utilizzati? Ci sono dei sistemi per andare incontro ad alcune richieste che vengono dall’opinione pubblica, tipo l’eliminazione dei marcatori per antibiotico resistenza che in passato venivano utilizzato per individuare che la trasformazione genetica era avvenuta e tutta una serie di altri lavori di questo tipo. L’interazione tra prodotti geneticamente modificati, alimentazione umana e animale, ci sono indicazioni reali, scientifiche che un individuo che si alimenti fondamentalmente animali con prodotti derivati da ogm stia peggio, non dico meglio, stia peggio di un individuo che si alimenti con prodotti commerciali normali? E’ possibile ipotizzare una coesistenza, cioe’ una coesistenza tra coltivazione tradizionali, biologiche e transgeniche? 

In pratica per farla breve con questi quasi 1800 lavori si e’ coperta tutte le possibilita’ dei problemi. Molti di questi lavori vengono fuori da circa 40 progetti finanziati fino al 2010 dall’unione europea che ha investito circa 200 mln di euro per rispondere a queste domande. 

Quali sono i risultati che si sono ottenuti su questo lavoro che, ripeto, e’ disponibile su internet per cui se qualcuno di voi e’ interessato puo’ andarseli a vedere e a scaricare.

Bene, il risultato e’ uno solo: non esiste al momento un singolo lavoro scientifico in cui si affermi con dati esatti che gli organismi geneticamente modificati attualmente utilizzabili in agricoltura producano effetti negativi su uomo, piante, e in generale sull’ambiente. Il lavoro e’ pubblicato, tutto l’elenco dei lavori dei 1783 lavori sono pubblicati e sono disponibili per cui chi vuole andare a vedere in particolare le cose se lo puo’ andare a vedere tranquillamente. Questo e’ cio’ che deriva dalla ricerca mondiale, ripeto, tra il 2002 e il 2012. Questa e’ la realta’ delle cose. Poi dopo che sui giornali vengano fuori discorsi diversi, questo e’ un altro paio di maniche. Purtroppo noi non riusciamo a bucare, diciamo, direi anche che ci sono pochi giornalisti scientifici realmente a livello tale da poter entrare. E poi ci sono anche una serie di giornali che bloccano. Provate a scrivere su “repubblica” qualcosa sugli ogm e vi accorgete quello che succede. 

Questo e’ quel poco che io volevo dire, anche come presidente della societa’ italiana di genetica agraria che riunisce i genetisti agrari italiani, tranne qualche rara eccezione sono nella stragrande maggioranza uno non fa piu’ parte della societa’ sono d’accordo con quello che dice o meglio il presidente e’ d’accordo con quello che dicono loro e di cui ci ha lungamente informato michele stanca che e’ stato presidente prima di me. 

Termino con questa bella mela, che e’ la stessa che ha fatto vedere il professor ruggini. Per fare questa mela ci vogliono tra i 20 e i 30 trattamenti diversi per farla bella, lucida e cerata. Ma a me non interessa questo aspetto, che sicuramente il collega ruggini, su cui potrebbe entrare meglio di me il collega. Se io voglio che questa mela non venga utilizzata, cioe’ se una catena di supermercati mi dicesse: come faccio a non vendere le mele perche’ voglio vendere i kiwi, hai un sistema? Io il sistema ce l’avrei. Questa non e’ una mela. Questa e’ un clone ibrido fortemente eterotico. E’ un ibrido, perche’ deriva da incroci fatti dai colleghi per ottenere piante migliori. E’ un clone, perche’ gli incroci vengono clonati dal punto di vista asessuale, questo e’ tipico delle piante, ed e’ fortemente eterotico, un termine difficilissimo per dire che ha un vigore ibrido, cioe’ che ovviamente il selezionatore sceglie le piante migliori non quelle peggiori. State tranquilli che se io di fronte alla persona che sta per comprare questa mela e gli dico questo e’ un ibrido eterotico, questo pensa che e’ un incrocio tra piante e animali. Io ho finito il mio corso di genetica avanzata quest’anno proprio presentando l’intervento di questa persona di altissimo livello culturale che ha fatto ridere tutti gli studenti e quando ha finito ha detto: guardate che c’e’ poco da ridere, perche’ voi state in questo paese. E difatti di solito se ne vanno da altre parti per fare i dottorati di ricerca. Quindi ricordate clone ibrido fortemente eterotico. Grazie. 

 

 

 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.