Mi chiamo Giuseppe Nardi. Ho avuto un incidente stradale e purtroppo sono stato ricoverato urgentemente e in ospedale hanno prima trovato il sistema di operarmi, dopodiché hanno dimenticato l’ammalato e dopo una settimana di varie minacce mi hanno operato. Mi ritrovo il midollo schiacciato, e quello è stato il danno, con le parti superiori paralizzate sempre di più. In ospedale purtroppo uno inizialmente non sa cosa significa tetraplegia. L’ammalato entra in ospedale che non sa quello che succede. I dottori hanno fatto quello che hanno fatto. Mi sono trovato una persona al 100% attiva, oggi lo sono al 20% . Riesco a parlare e basta e io mi trovo solo come un cane, perché le istituzioni sono quelle che sono, perché nessuno ti vede. Io ho soltanto mia moglie e i figli e basta. Perché i parenti in un anno, massimo due , non di più, ti abbandonano. I parenti, gli amici: nessuno ti vede. Non una parola, una telefonata. Andiamo avanti e per noi vuole dire tanto. Nessuno te lo dice. Dopo un po’ di tempo si stancano tutti quanti. Andiamo per le istituzioni solo a minacciarle e basta, perché non ti vede nessuno. Qualcuno perché ti conosce per come sei, allora ti apre un po’ la porta. Altrimenti niente. Oggi come oggi io avevo chiesto l’eutanasia perché sono proprio stanco, sono 22 anni, 22 anni che sono a letto. Una volta in ospedale, il problema si è posto non perché sono paralizzato ma per i problemi che vengono dopo. Le istituzioni creano problemi, l’inps, le asl, tutti che fanno finta di non vederti, ma io riesco ancora a parlare, le braccia e le gambe niente, sono come un tronco. Io sono un tronco che parla. Che cosa devo fare io? Io ad ammazzarmi ci ho provato, a buttarmi dall’ospedale: non ce l’ho fatta. Ho chiesto alla associazione Coscioni per l’eutanasia. E ancora oggi non riesco a arrivare a un giorno che ci riuscirò. Ho provato a non mangiare, ho provato a farla finita, non ce l’ho fatta. Perlomeno se uno avesse una speranza, nessuno mi viene a trovare, sto solo. La televisione per me è tutto. Per cercare di sentire qualche notizia, qualche speranza che nessuno mi ha dato e io ormai sono sfinito e non ce la faccio proprio più più più. Di speranze ormai non ne ho più. Ho 62 anni, ormai le mie speranze sono finite. Io spero, spero almeno negli altri, però se qualcuno riesce a mettersi nei miei panni o lo sa soltanto chi lo vive questo fatto, altrimenti è finita. E a chi capita questo io gli auguro tanto bene, però è meglio che uno muore e non resta in vita, perché quelli che soffrono sono a parte noi, ma anche i familiari. Ci sono i familiari che non ti fanno pesare niente, però li vedi che soffrono. Ogni giorno li vedi che si spengono come una candela. Anche se non ti fanno capire tante cose, li vedi comunque. Io quello che dico è di andare avanti ma con la speranza di trovare qualcosa di migliore, qualche speranza di operazione o qualche farmaco o qualcosa, perché se no altrimenti la fine è questa. E anche se uno vuole andare avanti, io vado avanti per la mia famiglia, per i figli. Ho 2 figli. Per loro e per mia moglie, perché altrimenti la mia vita è finita. Non si può dire vita. Infatti adesso ho formato un’associazione di famiglie distrutte e l’associazione pro famiglie distrutte, perché una persona che aveva dentro casa una persona come me, la famiglia se l’è distrutta. Vuoi o non vuoi è quella la fine. Io auguro a tutti una vita migliore, ma non credo. Grazie.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.