Intervento di Giulia Simi per il X Congresso Coscioni

Giulia Simi

Care compagne e compagni,

prima di conoscere Luca, non conoscevo Orvieto; eppure, oggi, questa piccola e bellissima città ha lasciato in me un segno profondo. Quanti ricordi, tutti legati a Luca. Grazie a Luca ho imparato il coraggio dell’idee, ho imparato la forza di non arrendersi anche quando tutto sembra che remi contro, l’importanza della conoscenza per fare politica laicamente. Forse, questo è il significato del titolo del congresso “Laiche intese”; Laiche intese, in questo momento, così difficile da realizzare; come è accaduto con i referendum del pacchetto “Cambiamo noi”  e il referendum sull’ergastolo dove la poca convinzione, i pregiudizi, gli interessi partitocratici hanno portato i laici a un impegno superficiale sulla raccolta delle firme, di fatto impedendo la prossima primavera agli italiani di esprimere la propria opinione. Una nuova occasione persa per il nostro paese.

Ritorniamo ai ricordi;  ricordo, come fosse oggi, una serata autunnale ad Orvieto in cui con Luca, Anna, Maria Antonietta, Rita e Micheleci ritrovammo davanti al notaio per costituire l’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica. Sono trascorsi undici anni da quel giorno. Un giorno felice perché, per la prima volta, almeno in Italia, ci si associava politicamente per perseguire, come da prassi radicale, un fondamentale obiettivo specifico: la libertà di ricerca scientifica. Non un’associazione scientifica per soli accademici, non un’associazione di malati alla ricerca di sostegno, non una lobby per assecondare le imprese hi-tech, ma un’associazione politica per poter liberamente conoscere e divulgare tra tutti i cittadini i nuovi possibili modi di vita grazie al progresso e alla scienza.

L’idea forte di Luca e Marco, (nonostante le resistenze di Luca nel “riconoscerla”  dandole il suo nome perché, diceva sempre: “forse è meglio farlo, a babbo morto” ) si è rivelata nel tempo, grazie alla testardaggine e la lungimiranza di Pannella, di Luca e di tutti noi che vi abbiamo riposto fiducia, una forza per gli scienziati, per i malati, per le persone comuni, insomma ha avuto la forza di opporsi al neo-oscurantismo dei giorni nostri,  e sono sicura che Luca sia stato felice della scelta.

Un altro ricordo: è l’ultimo congresso a Orvieto con Luca. In quel congresso feci una relazione sul dibattito laico che portò alla legalizzazione dell’eutanasia in Olanda, sui i dati che rivelavano dell’esistenza in Italia di un’eutanasia clandestina dove spesso non è il malato a decidere, ma a decidere sono il medico o i familiare; una decisione sicuramente mossa dall’affetto per porre fine a sofferenze inaudite, ma comunque non una decisione del malato. Infine, dati e studi che dimostravano che nei paesi dove l’eutanasia è stata legalizzata il malato ha il coraggio anche di tentare cure difficili, avendo la possibilità di tornare indietro oppure di decidere di porre fine alle proprie sofferenze fisiche e psicologiche. Possibilità che Luca non ha avuto nel nostro Paese.

E’ vero, essere riusciti a presentare la proposta di legge sull’eutanasia è stata una grande vittoria. Ma come fare perché questa proposta non rimanga chiusa nei cassetti del Parlamento? come fare a creare un “intesa laica” almeno per un dibattito? Non ho risposte. So soltanto che quando in Parlamento Roberto Giacchetti ha fatto notare al movimento Cinque Stelle che pur essendo per l’abolizione del finanziamento pubblico non avevano né appoggiato e né firmato il referendum radicale.  La risposta dei deputati del movimento è stata che non era necessario raccogliere le firme perché i cittadini avevano già espresso la loro idea.  Probabilmente non si appoggia un referendum promosso dai radicali, non era un referendum proposte dal movimento, un referendum per di più firmato da Silvio Berlusconi; come ben si vede sono tutte motivazioni non laiche, direi oscurantiste; purtroppo già sentite nel nostro Paese quando non si vuole dare la parola agli italiani, come le motivazione portate dal sindaco Matteo Renzi. Niente di nuovo!

Oltre al tema dell’eutanasia penso che questo congresso sia l’occasione importantissima per rilanciare, dall’Italia nel mondo, l’altro nostro obiettivo fondamentale: la libertà di ricerca.

Naturalmente libertà di ricerca significa innanzitutto rivolgersi al mondo accademico, Per questo ritengo sia fondamentale affrontare radicalmente anche la questione del merito, anche nei luoghi della ricerca: le università. La ricerca senza merito non si può realizzare. Abbiamo bisogno che venga conosciuta l’importanza della campagna radicale per l’abolizione del valore legale del titolo di studio Naturalmente dobbiamo fare grande  attenzione perché la “quantificazione del merito”  non si trasformi  nell’ennesima questione risolta con una serie di numeri e di formule senza futuro, ossia in un semplice adempimento burocratico, come purtroppo sta avvenendo. Oggi, con molta probabilità elimineremmo ogni futuro Einstein, Marconi, o Madame Curie dalle nostre università. Il fattore umano è importante, ed ogni sistema che aspiri al merito dovrebbe dare la possibilità ai docenti di assumersi la responsabilità delle scelte dei propri allievi, di selezionare insomma. In natura questo accade, quindi tutto ciò mi appare naturale.

Naturalmente il mio concetto di  libertà di ricerca scientifica non si limita alla ricerca sulle cellule staminali embrionali. Come tutti temo, però, che la grave crisi economica in corso abbia ulteriormente ridotto i finanziamenti per la ricerca di base. Il motivo è semplice e noto: spesso i risultati non sono immediati e le imprese hanno altre urgenze; eppure questa ricerca ha consentito nel passato progressi incredibili. Se non ci fossero stati ricercatori di logica e matematici, che per decenni hanno studiato “cose inutili”, probabilmente non avremmo avuto l’incredibile progresso del secolo scorso sull’informatica.

Libertà di ricerca scientifica significa anche auspicare un’informazione e una comunicazione diffusa dei risultati ottenuti. In Italia, invece, spesso l’informazione è superficiale e piena di gravi imprecisioni. Accade poi sempre più spesso, grazie ai nuovi e veloci mezzi di informazione, che la divulgazione della scienza si trasformi in scontro ideologico (vedi la questione degli Ogm, o della sperimentazione animali) sfruttando le naturali paure che provengono dalla potenziale distruzione dell’ambiente e della tutela della salute. Insomma la ricerca, per il tramite dell’informazione superficiale, può diventare anche semplice antagonismo. La ricerca ha invece bisogno di dialogo e comprensione.

  La questione centrale diviene quindi il collegamento tra i risultati della ricerca e la corretta informazione.

A mio avviso, le parole dello storico Eric Hobsbawm ben rappresentano il senso dell’avventura e delle difficoltà che ha scelto di affrontare l’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica: “ Se gli uomini non nutrono un ideale di un mondo migliore, perdono qualcosa. Mi sembra che l’umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze e le grandi passioni.”

Inoltre sono d’accordo con l’intervento di Giulio Cossu perché penso che l’associazione abbia le possibilità di fare un salto di qualità che non dipende solo dalle risorse finanziarie ma sopratutto da quelle umane. Ci si deve porre l’obiettivo di avere come iscritti non solo ricercatori in medicina ma in ogni campo della scienza, non solo malati ma anche cittadini comuni perché solo con l’aiuto e l’idee di tanti l’associazione sarà in grado di dettare l’agenda politica non solo italiana, ma  anche mondiale; sicuramente uno dei desideri di Luca.

Infine voglio dirvi che sono felice di essere a questo congresso e voglio soprattutto ringraziare Anna, la mamma di Luca, Rodolfo, il padre, Filomena e Marco che mi hanno spinto a venire, nonostante il periodo difficile e intenso diviso tra la raccolta delle firme per i referendum e il mio lavoro. Grazie,  per avermi costretto a venire.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.