L’amaca

La Repubblica
Michele Serra

Da un paio di giorni, grazie al Nobel a Englert e Higgs, e per contagio anche al Cern, godiamo di una di quelle brevissime vacanze mediatiche che ci consentono di vedere Gasparri una volta di meno e Fabiola Gianotti una volta di più. Dura appena un attimo. Poi si torna alla lunga processione quotidiana dei gasparridi. Ma abbiamo il tempo di cogliere una realtà sorprendente e sommersa, che l’invadente mediocrità della politica normalmente soffoca e occulta, quasi temesse il confronto. E una realtà di italiani laboriosi, europei per mentalità e spesso anche per residenza, rispettati, stimati, richiesti. Ci si domanda come mai non esista una parentela rintracciabile tra questi italiani di successo e la piccola borghesia ministeriale che tira a campare nei corridoi del potere e dei partiti. Essendo la politica, checché se ne dica, una disciplina nevralgica e potente, è desolante accorgersi che non è più capace di selezionare una classe dirigente di buon livello (con poche eccezioni). Quel partito o quel leader che, magari dopo un soggiorno di studio al Cern, riuscisse a introdurre anche in politica dei criteri virtuosi per formare i nuovi quadri, riqualificando l’ambiente, meriterebbe pure lui il Nobel.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.