Intervento di Luigi Manconi per il X Congresso Coscioni

Luigi Manconi

Grazie a voi tutti, per il fatto di essere qui e per il fatto di essere felice di stare qui con voi. Prima di tutto per la stima, ma vorrei dire la simpatia, che provo per Filomena Gallo, Maria Antonietta Coscioni, Marco Cappato, Rocco Berardo e Valentina Stella che in questi anni insieme a tanti altri che purtroppo non ho avuto la fortuna e il privilegio di conoscere hanno fatto di questa associazione quella incredibile risorsa politica e culturale che sappiamo. Poi per il fatto di essere, come generosamente ha ricordato Marco, da anni un iscritto a questa associazione. E c’e’ una terza ragione, una ragione profondamente egoistica ma non per questo meno doverosamente dicibile in pubblico, ed è la mia condizione di portatore di handicap privilegiato.  Infine c’e’ un quarto motivo che già tante volte ho ricordato al punto di vergognarmene a doverlo qui ripetere e solo lo richiamerò, ed è il fatto che ritengo la parola d’ordine, lo slogan, il titolo di questa associazione dal corpo dei malati al cuore della politica uno dei due-tre più intelligenti slogan politici dell’intera storia repubblicana, e allo stesso tempo una delle manifestazioni più colte di letteratura politica. E partendo da questo slogan che molto amo voglio dire che il motivo che mi rende non solo doverosamente presente ma felicemente presente è che proprio oggi, domenica, mentre in questo fine settimana sta accadendo ciò che sta accadendo, penso che uno dei cuori più vivi e pulsanti, più intelligenti e fertili della politica stia esattamente qui, stia in quest’aula, stia in queste persone, stia in queste militanti e stia nelle tematiche che qui vengono trattate. Potrei, invece che essere qui, essere in un altro luogo, potrei essere a Poggioreale dove, appunto, ieri si è manifestato un altro dei più vivi, pulsanti, intelligenti e fertili cuori della politica se siamo capaci di intenderla. Perché questo è per me il punto cruciale. Nessuno sottovaluta e sarebbe sciocco se questo fosse fatto da chi si trova a essere, devo dire provvisoriamente, un parlamentare, sarebbe sciocco da parte mia sottovalutare quanto accade nella sfera istituzionale, quanto oggi è in corso, compresi gli aspetti riservati o più meschinamente politicistici, anche quegli aspetti sono politici, vanno analizzati, considerati, tenuti presenti. Ma il rischio letale per la politica e per la democrazia è esattamente questo che politica e democrazia siano considerati tutti lì, tutti riassunti, tutti sussunti, tutti piegati, tutti annidati e tutti, dunque, avvolti da una spirale che oggi è giusto definire nichilista tra palazzo Chigi, palazzo Madama e Montecitorio. Se accettiamo anche solo per un attimo che la politica sia non dico esclusivamente ma anche solo principalmente quella, noi abbiamo dato alla politica un colpo mortale e invece la politica si gioca, si vive, si soffre, la si combatte la si realizza a Poggioreale e qui oggi. Perché o la politica è questo o la politica è capace di trovare la sua fondazione, cioè la sua costituzione profonda, la sua ragione intima e insieme estesa, ampia e collettiva nella sofferenza degli esseri umani, nel disagio dei cittadini, negli effetti delle sperequazioni. O si trova lì la ragione stessa dell’agire politico oppure quello che noi oggi vediamo sui teleschermi è destinato a essere l’unico scenario della politica che però corrisponde, lo sappiamo, sostanzialmente a un simulacro dietro il quale non ci sono vite reali, non ci sono corpi reali, non ci sono sofferenze reali e dunque nemmeno bisogni e diritti e domande di felicità. Allora davvero la politica sarebbe morta. Qui c’è una formidabile occasione non solo di resistenza ma di vitalità per la politica, appunto dal corpo dei malati. Questo io penso che vada detto e ribadito e attenzione a un altro rischio, un rischio che può rappresentare persino una tentazione per noi stessi oltre a un clamoroso errore culturale, pensare che il nostro sia un compito da minoranze, che il nostro sia un percorso faticoso e travagliato, arduo e sofferente che viene compiuto quasi come un attimo testimoniale e sacrificale da minoranze in nome di minoranze. Questo è ciò che vuole il nostro avversario, vuole etichettarci così, vuole rinchiuderci in una nicchia così definita, vuole attribuirci un ruolo appunto solo testimoniale. Vuole, come si sente dire periodicamente di Emma Bonino e di Marco Pannella, sono così nobili e dunque inevitabilmente così inefficaci. Sono così puri e dunque inevitabilmente così poco concreti. Dal momento che la concretezza viene scambiata per mondanità si dimentica che tra le attività più concrete, più tangibili, più capaci di cambiare la materialità della vita quotidiana delle persone c’è appunto quella azione così nobile, così pure di leader e militanti quali quelli riuniti qui e come sono stati e ci auguriamo siano in futuro Marco Pannella ed Emma Bonino. E ancora, non siamo i tutori delle minoranze, siamo i tutori delle maggioranze, qui bisognerebbe avere il tempo, l’occasione, mi guardo bene dell’approfittare di questo spazio per utilizzarlo per una analisi complessiva, ma viviamo in una società dove i dati demografici ci consegnano un ritmo di invecchiamento della popolazione italiana e della sua longevità che pone problemi alle maggioranze, cioè a milioni e milioni di individui italiani rispetto al loro futuro, a un livello decoroso di salute, a un minimo standard di benessere e dunque di assistenza, di tutela, di terapia. Pensate allora come quelle che sembrerebbero problemi che riguardano una minoranza di persone portatori di handicap diventano tendenzialmente una questione appunto di maggioranza. E questa tendenza sempre trascurata, sempre sottaciuta porta a un’altra conseguenza che solo e rapidissimamente e, tra parentesi, ricordo che tutti  quei discorsi che sentiamo fare rispetto a un tema cruciale come l’immigrazione, risultano privi di quello che è il fondamentale cruciale fattore scientifico che andrebbe considerato, appunto quel saldo demografico tra l’Italia, altri paesi occidentali e paesi rivieraschi che forse spiega meglio di qualunque altra interpretazione qual è il futuro che ci aspetta e quali sono le strategie intelligenti e razionali per affrontarlo. Dico tutto ciò per una ragione fondamentale, come Angelo Bandinelli quando dice: attenzione, qui non siamo nell’assise di una associazione di malati, siamo appunto in una assise schiettamente, squisitamente politica. Su questo aggiungo solo una annotazione prima di concludere, io da una condizione che è quella di chi sta molto vicino anche se troppo raramente all’interno della associazione ne segue il dibattito, partecipo come posso soprattutto cerco di valorizzarne l’azione, ho appena presentato al Senato una mia proposta di legge sull’eutanasia che su molti punti è scritta intorno alle questioni fondamentali che il disegno di legge di iniziativa popolare promosso in primo luogo dai Radicali ha consegnato alla camera dei deputati due settimane fa. Ho avuto modo, quindi, di apprezzare come in particolare nell’ultimo periodo, negli ultimi mesi sia chiaro, non mi riferisco certo agli ultimi tempi, ma a una fase più lunga nel tempo, l’associazione Luca Coscioni abbia assunto una capacità di interlocuzione estremamente intelligente e plurale. Io di questo soprattutto ringrazio Marco, Rocco e Filomena che insieme a Maria Antonietta ho visto i più attivi in questi anni su questo fronte, perché davvero la loro capacità di dialogo, uso un altro termine, di conversazione colta e insieme attenta a umori e bisogni, è stata davvero una risorsa politica di notevolissimo significato. Allora per un attimo e davvero rapidamente entro in una delle questioni più interne proprio al programma della Luca Coscioni, ho ascoltato con grande interesse l’intervento del professor Corbellini e oltre a una sottoscrizione amplissima di ciò che egli ha detto volevo evidenziare un dato che quell’intervento conteneva che mi sembra molto importante. Nel suo ragionamento correva una questione che in tanti altri campi della vita contemporanea, delle società democratiche si manifesta con frequenza. Ed è il grandissimo tema del conflitto tra diritti, tra diritti entrambi meritevoli di tutela, entrambi legittimi, entrambi, come spesso accade per esempio in Italia, costituzionalmente protetti ma che entrano in conflitto, l’esempio più evidente è quello tra la tutela della salute e la difesa del lavoro di cui abbiamo drammatiche manifestazioni negli ultimi anni. Nel lavoro dell’associazione Luca Coscioni emerge incandescente questa situazione, almeno in due passaggi cruciali, ovvero la ricerca scientifica per un verso, la questione della vivisezione e, diciamo così, dei diritti degli animali per altro verso. La posizione della Luca Coscioni è nota ed è quella che tutti conoscono, così come è nota, ed è stata ampiamente ricordata la posizione dell’Associazione sulla questione degli ogm. In entrambi le questioni però io vedo emergere appunto quel conflitto tra diritti, il diritto alla produzione ogm per un verso, opposto a questo, il diritto a un certo tipo di agricoltura, difesa delle agricolture nazionali e locali, questioni di salute che vengono poste. Una associazione come la nostra, a mio avviso, ha questo dovere, di vivere questi conflitti come tutti parte della propria cultura, fare una scelta ma sapere che dall’altra parte non c’è qualcosa che possiamo ignorare o disprezzare ma un altro bisogno, un altro diritto di cui noi dobbiamo cercare la più avanzata, intelligente, sensibile combinazione con il diritto che riteniamo di dovere tutelare. La questione appunto della ricerca scientifica, la questione della produzione ogm, se questo fossimo in grado di fare, se questo saremo in grado di fare come io in questi anni ho visto fare, una capacità appunto plurale di confrontarsi con varie tendenze, con varie opzioni di mai vivere come nemica la posizione diversa, ecco, l’associazione Luca Coscioni si confermerebbe com’è stato in questi anni, com’è stato con questi gruppi dirigenti che ho evocato per nome, com’è stato con tutte le persone che in questi anni io ho ascoltato, ecco, in questo caso davvero la associazione Luca Coscioni si può riconfermare essere quella riserva aurea della politica nazionale non solo nazionale di cui abbiamo, specie in questo momento, un irresistibile bisogno.

Grazie a voi tutti.  

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.