Credo che l’intervento di Piergiorgio Strata, come al solito, abbia costituito (uso un suo termine) un suggerimento prezioso e anche raro: nel senso che a mio avviso è un suggerimento anche a Emma Bonino, a qualcuno che sta svolgendo un’opera assolutamente ineccepibile e ricca, un suggerimento ulteriore che evidentemente va valutato ma non ignorato. Io per quel che mi riguarda continuerò con questo atto di presunzione.
Parto subito dall’esordio.Le relazioni introduttive di questi lavori sono state– e si riveleranno, ne sono certo,in un futuro vicino ma anche in quello lontano – di straordinaria attualità, di quelle attualità che durano, non di quelle attualità che se ne vanno senza durata.
Cosa accade? Marco Cappato nel suo intervento ha sottolineato con qualche inciso la situazione.
Si è chiesto se qualcuno riprenderà queste cose, se queste cose saranno in qualche misura pubbliche, e non private del pubblico, private della conoscenza, private del dialogo democratico, civile, essenziale perché un popolo possa davvero orientarsi e in qualche misura scegliere – non essere scelto da – le uniche parole che ascolta, che non sono quelle di dibattito, ma che si secernono, partendo “dall’alto”– che è un estremo basso, molto spesso – del potere.
Se questa è la condizione, consentitemi di sintetizzarla in questo modo.Siamo clandestinizzati, ma…“Clandestinizzati di tutto il mondo unitevi”!Esistono dei popoli interi clandestinizzati, ma lo sappiamo solo noi. Per esempio: il popolo dei Degar, dei Montagnard, è in via di estinzione rapida, come se fosse in esercizio nei loro confronti, a un livello più industriale, una Shoah; sono diminuiti numericamente in meno di una generazione di più della metà. È un problema che mi pare la politica internazionale, ufficiale,l’ONU e via dicendo,è ormai abituata a ritenere questo modo di essere del mondo e nel mondo come abituale. Succede addirittura che – sia pure in termini più prudenti di quanto non sia stato sottolineato – proprio dall’Iran sono venute delle proposizioni nelle quali si sottolineava e si evocava prudentemente (ma era un atto di coraggio) la Shoah, cambiandoradicalmente quindi il tono rispetto a quello che per l’Iran costituiva da decenni senza eccezioni la violenza dell’esistenza di Israele, quindi con l’obbligo e il dovere di eliminare questa presenza inaccettabile nel Medio Oriente.Quindi le cose camminano.
Abbiamo un problema dell’UNPO (Unrepresented Nations and Peoples Organization). Sarebbe bene,è un suggerimento che farei a Parigi, a New York, a Pechino, tenere presente l’assenza formale e sostanziale, perfino dall’UNESCO, dei popoli oppressi e in via di scomparsa violenta, che possono diventare preziosi soggetti di politica dei Diritti Umani e dello Stato di Diritto, perché loro sono semplicemente clandestinizzati dalle “ragion di Stato”. Le ragion di Stato che oggi dominano soprattutto – e va denunciato!– i nostri alti luoghi: Londra e Washington, dove abbiamo Barack Obama che si fa custode della sporca, tecnicamente criminale, politica e opera di George W. Bush; lo stesso fa il conservatore David Cameron rispetto al laburista – io dicoladro – Tony Blair.
Tutto questo significa celare quel “diritto alla conoscenza” come Diritto Umanofondamentale, che viene negato da almeno 184 dei 193 Stati membri delle Nazioni Unite, che rappresentano oggi la rivincita storica della caduta delle monarchie assolute, contro l’affermazione del principio della costituzionalità del potere, che esso per primo deve dare corpo e obbedienza alla propria o altrui legalità.
Vorrei salutare molto, davvero, la presenza di Luigi Manconi, ringraziandolo, perché tra le altre cose, in sincronia e sintonia con un suo intervento, oggi finalmente ho visto emergere un termine, anche da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.Si parlava di “doveri”… Obbligo!Se c’è un obbligo non si deve rispondere a un anno o a due anni, o a sei mesi di ultimatum da parte della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo per adempiere l’obbligo di interrompere la patente e indiscussa flagranza di reato, in una situazione ufficialmente criminale, non contestata nemmeno da coloro che si trovano costretti ad operare in condizioni oggettivamente criminali.
Questa è l’importanza di questo Congresso, quando abbiamo semplicemente testimoniato quelloche – non “all’italiana”, ma dalla nostra storia anche italiana – noi possiamo oggi documentare, pur essendo clandestinizzati. Grazie, per esempio,alla scelta fondamentale di esercitare – non formalmente, ma sostanzialmente: in termini di de iure condendo –la facoltà di intervenire come amicus curiae dinanzi alle corti sovranazionali. Su questo si è aperto il Congresso dell’Associazione Luca Coscioni,che ha voluto ricordare l’azione simultaneae sincronica con ilPartito Radicale, che ha avuto successo, per esempio, rispetto alla Corte Interamericana dei Diritti Umani (caso Costa Rica), che quindi crea interpretazione giurisprudenziale non solo rispetto ai 35 Stati membri dell’Organizzazione degli Stati Americani, ma sicuramente in sede tecnica di dottrina e anche pratica rispetto alla giurisdizione europea, per osmosi.
È possibile, se si congiungono l’azione, la strategia, la cultura e la pratica nonviolenta. Non come succede, per esempio,in altre parti costituenti del Partito Radicale: la nonviolenza, l’economia… Tutto c’è, ma come ideologia, come luogo della messa a morte, della conservazione – dentro o fuori le urne – delle idee!È quello che viviamo costantemente e che spiega ciò che i congressi “all’italiana”– non congressi come il nostro, prevalentemente italofoni ma transnazionali, transpartitici – ci testimoniano continuamente. Ideologicamente nonviolenti, ideologicamente impegnati sulla fase economico-sociale, ideologicamente impegnati anche sulla transnazionalità… In realtàè da qui che viene questo connotato di Partito, con pienezza, mentre altrove abbiamo una realtà che è omogenea a chi ci clandestinizza. Ci si vendica: “Ah sì? Io allora ideologicamente vi rispondo…”.Rispondere ideologicamente è rispondere in modo suicida, nemmeno tanto violento o assassino.
Per questo mi sono permesso di dire che i suggerimenti di Strata sono suggerimenti preziosi grazie alla qualità della nostra presenza nel Governo, che per fortuna non è perfetta –“perfetto”è anche un participio passato, in realtà –ma straordinariamente viva e ricca.
Fare tesoro di tutto questo significa, a mio avviso, di nuovo sottolineare il carattere oggi in atto, non come “fatto”, di un’organizzazione ufficialmente Radicale, in sede non di mera reazione, ma di creazione di una concreta alternativa di Diritto e di diritti all’andazzo del mondo di oggi, che è un andazzo di ripresa antropologica di violenza e di forza, come dicevo, della ragion di Stato contro lo Stato di ragione.A proposito di“larghe intese”, “laiche intese”… Quando noi ci opponemmo in condizioni difficilissime proprio dall’università a “l’unità delle forze laiche”; noi dicemmo: unità laica delle forze! Queste “larghe intese”qualora fossero anche “laiche” intese,non sarebbero né laiche né larghe, laide!Perché sono soci,antropologicamente e culturalmente tali.
Vorreitornare adesso su quanto ci è stato annunciato da Filomena Gallo:l’iniziativa che ho preso assieme all’avvocato Giuseppe Rossodivita.Si tratta di una formale azione di diffida, in termini giuridici, che è stata notificata a più di 800destinatari. Chi sono? Tutti i Presidenti di Tribunale, Procuratori Capo, Presidenti degli uffici GIP, Direttori delle carceri e Magistrati di Sorveglianza della Repubblica italiana. Li abbiamo diffidati in che senso? Noi riteniamo che – e anche questo può essere immediatamente un lavoro per tutte le altre nazioni, anche per quelle americane probabilmente – il dare ordini, l’esercitare la propria professionalità rendendo omaggio e accentuando il carattere tecnicamente criminale dell’amministrazione della giustizia e dello Stato è manifestamente in corso in tutto il mondo. Alcuni segnali positivi dalla California, dagli Stati Uniti, dalla Germania su questo li abbiamo avuti, ma è indubbio che questa opera di Giuseppe Rossodivita tradotta in più lingue dovremmo poterla inviare a tutti i Parlamenti che siano per un minimo davvero tali.
In questo momento,è come quando abbiamo iniziato le battaglie per l’istituzione del Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Yugoslavia (1993), del Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda (1994), per poi finalmente approdare nel 1998 con Non c’è Pace Senza Giustizia all’istituzione dellaCorte Penale Internazionale – che purtroppo si trova ad essere smunita dai condizionamenti dati dallo sviluppo internazionale che si è avuto anche all’ONU, a Ginevra soprattutto.Potremo dare su questo un aiuto semplicemente tecnico, bastanole traduzioni nelle lingue nazionali di tanti Stati, magari anche le più neglette e marginali, per potere nutrire – in modo nonviolento, Radicale, transnazionale e transpartito– quei fronti umani di lotta.
Per questo volevo intervenire – ci tenevo – per dire grazie a voi tutti, per dire grazie a Strata. Cosa significa fare tesoro del presente, di quello che accade? Vorrei ricordare qui (per alcuni di noi, gli altri non ne sanno una pera) che è grazie a Cesare Romano che è stato inserito nel Partito Radicale il problema della accessibilità, anzi della necessità di accedere, alle giurisdizioni sovranazionali come cosa alla nostra portata. Poi è accaduto che Cesare Romano lavora in tutto il mondo, poverino, credo che si stanchi molto per committenza, per la sua università ha i committenti e gira molto. Noi ne abbiamo fatto tesoro in un modo diverso.Grazie alla militanza, è grazie anche a questa radice comune di Cesare Romano, di Marco Cappato, di Filomena Gallo che da questa parte quel che è la nostra storia continua a essere concepito, messo alla luce e non solo rimemorato come qualcosa che può sopravvivere solo se ci sono committenti che ritengono utile farlavorare in quella direzione. Questo credo sia un carattere di rivoluzione nonviolenta.
Ritengo importante dire – proprio perchéè difficile, proprio perché l’opera di Emma Bonino, come ho detto, è perfetta, anche se poi se fosse davvero perfetta non sarebbe perfettibile – che vi sono tante cose da fare, a cominciare da queste, da queste su “l’obbligo”.Mi pare che il Presidente della Repubblica abbia usato questo termine; voi tutti ne siete testimoni – quelli che hanno avuto modo di ascoltarmi – perché io dicevoma quale“dovere”?Obbligo! Luigi Manconi è un altro che ha colto e ha consentito questo piccolo salto semantico, per cui si parla di “obbligo”.
L’ho fatto presente allo stesso Presidente della Repubblica, quando fui ricevuto 20-25 giorni fa, nel pieno di quella polemica che conduco e che viene rispettata, onorata come “eccessiva” da parte del Presidente, ma non miseranda o miserevole come giustamente lui definisce altre polemiche che vengono fatte nei suoi confronti. Gli dissi: tutto quello che fai e soprattutto tutto quello che non fai costituisceun attentato, in termini tecnici,alla nostra Repubblica. Non gli ho ricordato un’altra cosa; quando lui fu eletto nel 2006, dissi:“auguri!”,ma se lui si muovesse da liberale, il costituzionalismo italiano – con la palla che adesso viene fuori dellaCostituzionevivente, che poi diventa fisarmonica, ecc. – direbbe sicuramente che non è lecito da parte sua dopo quattroPresidenze come ci sono state, ritornare all’interpretazione autentica, iniziale della nostra Costituzione.
Io penso che da qui possiamo – anche usando prevalentemente l’italiano – continuare ad avere la nostra funzione che è quella di continuare a concepire, dare parola e mettere alla luce quella storia che molto spesso può apparire ormai in via di estinzione. No!Queste storie, queste cose, queste proposte, questi atti sono gli unici, io ritengo – purtroppo!– che resisteranno e diventeranno più forti e prenderanno più corpo nella storia contemporanea e in quella successiva.
Grazie.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.