Intervento di Piergiorgio Strata per il X Cogresso Coscioni

Piergiorgio Strata

Sono quest’anno particolarmente soddisfatto di essere qui e di celebrare una serie di battaglie molto importanti che la Coscioni ha fatto proprio sui diritti della libertà con tutte le iniziative e anche contento di avere la nostra Emma Bonino ai vertici della nostra politica a difendere questi ideali nei limiti in cui questi si possano difendere. Io ho deciso con Marco di parlare come al solito un po’ della ricerca, della crisi della ricerca e cosa si può fare per cambiare qualcosa in meglio. Ma volevo fare due minuti un commentino sulla sperimentazione animale, su tutto questo problema, i metodi alternativi. Io rispetto tutti coloro che rispettano gli animali e non c’e’ nessun dubbio, però rimettiamoci a fare i referendum o le petizioni quando si dice abolire o non abolire questa vivisezione che anche ieri ho sentito definire in maniera impropria perché sia chiaro che vivisezione e’ un termine contrapposto alle autopsie, quindi sezionare un vivo e’ una operazione di un vivo sotto anestesia. Ma io volevo dire se dobbiamo chiedere se vivisezione sì o no, facciamo un quesito, torniamo indietro nel tempo. Fino al 1988 al mondo esistevano 350 mila casi di poliomielite. Sebin quando ha ottenuto di presentare il suo vaccino e lo si ritrova nel rapporto originale il quale ha commentato il virus della poliomielite e’ stato sperimentato su oltre 10 mila scimmie. Visti i risultati positivi si sono sacrificati 300 macachi per essere sicuri, poi ha preso il vaccino lui e l’ha dato a suo figlio. E quest’anno dai 350 mila casi i casi sono 223. Quindi la poliomielite ha qualche focolaio in qualche terra come l’afghanistan etc.. Ma nella maggior parte dei paesi non esiste più’. Del vaiolo non esiste più niente in giro. Allora vogliamo dare a Sebin la possibilità di fare questo progetto e glielo finanziamo oppure gli diciamo di usare i metodi alternativi oppure per il rispetto degli animali vogliamo rinunciare a questo. Non come quegli spot pubblicitari dove dicono cose che imbrogliano. Questo e’ il compito. Vorrei dire tante altre cose, ma sulla sperimentazione ho voluto fare solo questo commento. Invece mi preoccupa molto la situazione della ricerca in Italia. Ma fare la fotografia di quello che succede oggi non rende bene l’idea. Su questo mi trovo alleato a Gilberto che ha insistito molto su questo declino terribile del paese. Io voglio solo ricordare che nel 1980 ci fu una legge che promosse 30 mila docenti, alcuni dei quali sono tuttora in servizio. Chi erano questi? Erano dei concorsi riservati a persone che già militavano intorno all’università e che dovevano essere giudicati se erano idonei o meno a diventare professori nella fascia di secondo ricercatori. Avevano 3 gradi di giudizi e il 99, 99% ha ottenuto l’idoneità. Allora ricordiamocele queste cose. Siccome la ricerca e’ competizione, come competizione e’ il calcio o lo sport, io mi chiedo: se una squadra vuole vincere un campionato e reclutasse i suoi giocatori come abbiamo reclutato il mondo universitario, c’e’ possibilità di vincere un mondiale? No. Non e’ possibile. E allora c’e’ un’industria che investirebbe in una squadra che e’ stata fatta con questi modi? No, i soldi non ce li mette. E così via. Quindi questo e’ il vecchio 1980, ma io voglio ricordare ancora un’altra cosa, che il 12 maggio 1983 la prestigiosa rivista “nature” oggi citata come una specie di organo indipendente e illuminante, almeno nel campo della scienza, ha pubblicato un articolo dal titolo:  “si può ottenere l’ordine dal caos? Scienza in Italia. La scienza italiana, alla quale dedichiamo le seguenti 20 pagine e’ un amalgama di ingenuità e confusione, e come tale riflette il sistema politico che alberga in Italia”. 12 maggio 1983. 30 anni fa. Sono passati 30 anni da questa denuncia. Allora, se noi in questo articolo che non vi descrivo nei dettagli, lo potete trovare su “Nature” del 13 maggio 1983 gratuitamente, tutte le varie organizzazioni scientifiche dimostrando che non c’e’ meritocrazia, che le carriere si fanno per anzianità, che i soldi vengono dati non in maniera meritocratica. Siamo andati avanti, e’ cambiato qualcosa in meglio? Io passo adesso direttamente alla situazione attuale, che potrei analizzare, ma io ho 10 minuti e non posso andare troppo nei particolari, ma guardiamo la situazione attuale: ci sono dei termometri per misurare la situazione. Ruberti diceva: quanti soldi mettiamo nel cestino della ricerca europea e quanti soldi poi portiamo a casa di ritorno? Diceva: le cose in Italia vanno male. Ruberti, 20 anni fa. Perché noi paghiamo 14 e portiamo a casa 11. L’anno scorso per il ministro Profumo, in tante occasioni, ha detto: dobbiamo cambiare e siccome io rappresento il ministro in un’organizzazione così sono stato chiamato a rapporto: se non guadagniamo noi usciamo da questo progetto europeo perché ci rimettiamo troppo. Il che non e’ ammissibile, perché non puoi dire: siccome sono meno bravo, mi tolgo. Cerco di fare meglio e di portare a casa di più. E diceva profumo: 15 paghiamo e 9 portiamo a casa. Anzi, siamo addirittura in declino. Quindi peggioriamo la situazione. Un altro termometro per misurare non tanto quanto paghiamo e quanto portiamo a casa e’ quello di guardare nei progetti europei competitivi che ora abbiamo l’European Council che non e’ più l’Europa che distribuisce per l’industria, e’ una grande rivoluzione in Europa di cui l’Italia deve fare tesoro. Due anni fa io scrissi un articolo sulla stampa perché i risultati per vedere quanti italiani avevano vinto questa competizione. Dai calcoli risultava che noi in Europa eravamo al terzo posto. E allora dice: vedi l’Italia mica e’ poi tanto male, siamo terzi. Poi vai a vedere, ma di questi italiani che hanno vinto alcuni sono in Italia o vogliono rientrare in Italia, altri sono all’estero oppure vogliono andare all’estero, perché il grant e’ una dote che hai e te la porti dietro dove vuoi, in questo caso la puoi tenere in Europa. Allora vedi che l’Italia passava al sesto posto. Quindi terzi in assoluto, sesti per italiani che però lavoravano in Italia. Be’, insomma essere sesti in Europa non e’ poi così male. Però sembrava un po’ strano che noi fossimo migliori della Svezia, della Finlandia, della Svizzera. E allora ho fatto il calcolo per la prima volta e questo dobbiamo fare quando si analizzano i dati, quello dello score, cioè quanti siamo, perché e’ chiaro che un paese di 80 milioni o di 60 milioni non può essere valutato come numero alla stregua di un paese che ha come Israele con solo 8 milioni di abitanti. Allora facendo il calcolo di quanti lavorano in Italia per milioni di abitanti siamo precipitati al 16° posto. Quindi signori, non ci sono scuse. E dietro di noi avevamo tutta una serie di paesi, Spagna, Portogallo, Malta, Cipro, etc.. Pochi giorni fa sono usciti di nuovo i risultati. Io i calcoli questa volta non li ho fatti in termini di milioni, perché non c’e’ bisogno. C’e’ stato un crollo completo dei finanziamenti ottenuti. Ne hanno parlato anche i giornali, anche senza analizzare di preciso, dove si vede che l’Italia praticamente ha solo 8 persone. Nelle scienze della vita ci sono due grant, uno al San Raffaele e uno a Tor Vergata. Due. La Germania e’ tra quelli che ha avuto di più’, ma l’Inghilterra e’ la numero uno, perché e’ quella che ha sempre raccolto i grant dei vari europei perché ci vanno a lavorare, da noi non viene nessuno, quest’anno uno. Un’eccezione, uno. Da noi non viene nessuno e noi andiamo a lavorare all’estero, portiamo i soldi all’estero, finanziamo con i nostri soldi la ricerca straniera. Israele ne ha 34 con 8 milioni di abitanti! E quindi alla fin fine dei conti i più bravi sono gli inglesi, ma i tedeschi e gli israeliani oggi guidano la ricerca scientifica e stanno andando più in alto, soprattutto Israele. Allora a questo punto, mi e’ molto piaciuto il ministro Carrozza, come ha reagito di fronte a questa debacle, una persona che peraltro io stimo, la conosco da tantissimo tempo e sono nel consiglio di amministrazione della scuola Sant’Anna di cui lei e’ stata rettore. Quindi la stimo moltissimo per tanti motivi, per la sua bravura di ricercatore, per la capacità che ha avuto di attirare fondi europei per la sua ricerca, il suo gruppo, la sua scuola, ma mi e’ piaciuto anche come ha reagito a questa debacle scrivendo sia sull’Unita’ che sul Sole 24 Ore in interviste. Dice che la cosa e’ tragica e che bisogna cominciare a rivoluzionare il sistema partendo dai giovani. E questo l’ho sempre detto anch’io e lo condivido pienamente. Noi non possiamo continuare a tamponare, aumentiamo i soldi, non serve a niente. Il punto debole che ho denunciato tante volte anche in presidenza qui, e’ che i giovani sono portaborse per troppo tempo. Un giovane se e’ bravo non fa il portaborse e se c’e’ un mercato nel quale se il giovane e’ bravo e non si trova bene in quel posto c’e’ qualcun altro che gli dice: vieni con me. Un mercato da noi non esiste e non e’ mai esistito. Bisogna stare buoni in fila, arrivare a 50 anni e forse un giorno avere una cattedra. Questa e’ la realtà e la Carrozza l’ha riconosciuto. Allora il ministro Carrozza dice che per cambiare bisogna cominciare dai giovani. Il mio obiettivo e’ fare del 2013-2014 l’anno accademico dei giovani ricercatori. Per questo dobbiamo concentrare le risorse sui progetti a cui i giovani possano accedere. Dobbiamo lavorare per renderli più indipendenti come avviene all’estero. Quante volte l’abbiamo detto qui dentro. Non c’e’ altra opzione, e’ un problema di vita o di morte del nostro sistema. O miglioriamo i tempi e la qualità dei progetti e aiutiamo i giovani ricercatori a essere all’altezza dei loro colleghi o perdiamo il treno, non c’e’ un’opzione “b”. La situazione e’ tragica. A questo punto lei suggerisce di aiutare i giovani. Allora io adesso faccio dei suggerimenti, perché non ho parlato di questo.. Ho parlato un po’ col ministero su come intenderebbero muoversi. Allora io intenderei proporre, innanzitutto quello che c’e’ da fare, visto che abbiamo un ERC, di scimmiottare l’ERC in Italia e selezionare dei giovani che possano essere nutriti con un grant dove non hanno bisogno di nessuno con quei soldi. Se prende 40 mila euro,pochissimi come grant ma intanto per cominciare riceverli  e avere la certificazione che quella persona ha tutto quello che gli serve anche nella struttura dove lavora, perché poi il punto e’ avere strutture che funzionano, non piccole nicchie, centinaia di piccoli centri dove poi non hai strutture dove lavorare. Volevo dire dare dei grant più cospicui, 500 mila euro dico? Darli per 3 anni e avere un controllo durante questo periodo con una commissione che verifica che effettivamente quella persona e’ nelle condizioni di non dipendere da nessuno e pubblicare da solo. E già nel curriculum dovrebbe avere dei lavori individuali. E questo grant lo può portare con sé. Il ministro dice di scegliere anche 5 università e cercare di dare soldi a queste 5 . Io non sono d’accordo nel dare i soldi alle università. L’ho sempre detto che dare i soldi ai rettori e’ un errore. Abbiamo i dipartimenti, scegliamo perché anche nell’università, Giavazzi ha detto che Bari e’ nell’ultima classifica, chiudiamo un esempio, chiudiamo almeno l’università che e’ arrivata ultima in classifica. Io non sono d’accordo, non e’ fattibile, bisogna essere anche politicamente a livello. Ma dire che a Bari potrebbe esserci un solo dipartimento, e dare e scegliere 5 dipartimenti, 10 dipartimenti su cui convogliare la cosa. Quindi convogliare premi ai dipartimenti anche giudicati negativamente e poi il problema e’ quello del premiare le strutture che agglomerano, faccio l’esempio del San Raffaele e del Santa Lucia a Roma, questo andrebbe premiato. E l’ultima cosa e’ la burocrazia. L’anno scorso vi ricorderete che la corte dei conti ha detto che del budget del cnr si spende 7 su 10 che va in burocrazia e 7 e’ quanto noi investiamo. Questa e’ la cosa più paralizzante. A Torino ci sono 4 ERC, uno e’ investito in università, la gente li trasferisce nelle fondazioni, perché la burocrazia universitaria e’ assolutamente paralizzante, non si può per avere una borsa di studio ed aspettare 8 mesi per le approvazioni. Chiudo qui sperando che serva a qualcosa.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.