“Ora stacco la chiave” Così è morto Carlo Lizzani

n-CARLO-LIZZANI-large570.jpg
la Stampa
Antonio Pitoni

«Stacco la chiave». Carlo Lizzani se n’è andato così, con un biglietto lasciato ai figli, prima di lanciarsi nel vuoto, poco prima delle 15, da una finestra del suo appartamento, al terzo piano, nel quartiere Prati a Roma a due passi dal Vaticano. «Sorridente», «gentile», «educato», lo ricordano i vicini. Che pure nello sguardo del Maestro leggevano «sofferenza» e «fatica». Vuoi per i suoi 91 anni, vuoi anche per la convivenza con la difficile malattia della moglie. Quando il figlio Francesco sbatte contro gli obiettivi delle telecamere e i taccuini dei cronisti, il corpo del padre, avvolto in un sacco verde, è stato appena portato via. «Se fossimo in un Paese più evoluto, forse una persona potrebbe avere la possibilità di decidere la propria fine in un modo meno cruento. E lui avrebbe scelto l’eutanasia», Ferzan Ozpetek Giuliano Montaldo sono le sue parole.

Ferzan Ozpetek con un tweet rilancia la questione: «Carlo Lizzani, uno dei più grandi registi italiani si è tolto la vita. L’unica eutanasia che concede l’Italia agli anziani. Gettarsi nel vuoto», scrive il regista turco. Un tema su cui il Maestro era personalmente impegnato come iscritto all’Associazione Luca Coscioni, dove Filomena Gallo e Mina Welby lo ricordano per le battaglie condivise sul fine vita. Come quella che, nel 2009, lo vide in prima fila per chiedere al Comune di Roma l’istituzione del testamento biologico. «Continueremo a lottare – promettono – perché, anche in sua memoria, questo provvedimento possa essere discusso e approvato. Dovranno aspettare i figli Francesco e Flaminia per leggere il biglietto loro indirizzato dal padre. E stato sequestrato dopo i rilievi della polizia scientifica, in attesa delle valutazioni della magistratura. Mentre i messaggi di cordoglio si susseguono. A cominciare da quello del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ne ricorda «coraggio» e «passione» nella «battaglia per la Liberazione dal nazifascismo», per la «valorizzazione e difesa dei valori della Resistenza» e nella «creazione artistica sempre radicata nella realtà e nei travagli della nostra Italia».

E anche negli anni più recenti, conclude il capo dello Stato, «nonostante l’età e le difficoltà di salute» era rimasto «straordinariamente presente e combattivo». Un «contributo indelebile» alla cultura italiana, assicura il ministro Massimo Bray. Per Ettore Scola è «un momento di grande dispiacere». Fianco a fianco nel film La Scossa del 2011, il collega Ugo Gregoretti ne esalta la «freschezza e l’entusiasmo quasi di un debuttante», tanto nel lavoro che nei rapporti umani. Sconvolto per la notizia, Giuliano Montaldo, tra i protagonisti di «Achtung, Banditi!»: «Lo consideravo un fratello maggiore, provo un dolore immenso». 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.