Grazie dell’invito, grazie per questo bellissimo preambolo, perché credo ci siano tantissimi punti di contatto tra gli argomenti discussi qui e lo sport. Sono un ex atleta professionista e adesso ho la fortuna di dividermi tra l’attività di giornalista e quella di allenatore. Proprio come allenatore sono venuto a contatto con realtà meravigliose dello sport disabile grazie a due persone: la prima è Oscar Pistorius che voi tutti conoscerete, e spero che non sia giudicato solo per le brutte cose di cui si parla negli ultimi periodi ma per aver fatto conoscere lo sport paralimpico in tutto il mondo; Giusy Versace è l’altra persona, una ragazza che nel fior fiore della sua maturità, ha purtroppo perso entrambe le gambe per un incidente stradale. E’ una ragazza che non si è persa d’animo e da lì è diventata una campionessa paralimpica, ma non solo, è una persona che fa tantissimo per la solidarietà e che si batte per l’integrazione dello sport disabile e soprattutto per far uscire dal guscio quelle tante persone che si vergognano della propria condizione. Proprio oggi Giusy avrebbe voluto essere qui con me – io mi faccio un po’ portavoce delle sue idee – ma è impegnata proprio in un tour di promozione dello sport disabile attraverso l’integrazione e anche l’utilizzo delle nuove tecnologie. Questo è un argomento chiave di cui vorrei parlare, facendo mie tante parole di Giusy Versace che mi ha aiutato tantissimo nella compilazione di questo intervento.
Io credo ci siano due temi fondamentali su cui lavorare: uno è il tema etico, tutti noi ci dobbiamo impegnare nello sport disabile attraverso la conoscenza, attraverso la divulgazione della bellezza dello sport e l’aiuto per quanto riguarda la possibile fruizione di ausili sportivi che ricordiamo possono essere protesi, possono essere arti, possono essere carrozzelle, quindi di tanti tipi. E l’altro è un problema meramente tecnico ma anche politico, ovvero quello dell’aggiornamento del nomenclatore tariffario che è quella serie di leggi che ci dice chi può usufruire di determinati ausili e quali ausili possono utilizzare queste persone. Bene, io partirei proprio da questo. Il nomenclatore tariffario è datato 1999, anzi vi dico la data esatta: 28 agosto 1999. Quindi ha compiuto 14 anni da un bel pezzo. Questo nomenclatore tariffario da quel momento non è stato più aggiornato, nonostante l’art. 11 comma 11 dica che dev’essere aggiornato periodicamente e comunque con cadenza massima triennale con la contestuale revisione della nomenclatura di dispositivi erogabili. Sono passati 14 anni e non è stato aggiornato un bel nulla. Credo che in questo caso la politica abbia una grossa responsabilità, un’altra delle tante. E questo cosa vuol dire? Questo vuole dire che tante persone disabili non possono fruire di ausili adatti alla loro particolarità, ed avere neanche ausili speciali come per esempio gli ausili sportivi.
Basti pensare che ci sono due tipi di enti che tutelano e dovrebbero aiutare le persone disabili: una è l’Inail e l’altra è la Asl. L’Inail tutela le persone infortunate sul lavoro ed ha una situazione migliore, perché è una vera e propria assicurazione, quindi come tutte le assicurazioni consente a seconda del grado di invalidità una rendita vitalizia e copre la totalità degli ausili che possono essere appunto anche sportivi. L’altra è la Asl. La Asl è una entità che come sappiamo varia da regione a regione e quindi è anche difficile gestire. Le coperture ed i rimborsi sono piuttosto scarsi, ma non voglio stare qui a snocciolare numeri e tirare fuori cifre perché mi sembra davvero poco elegante, però devo dire che è una situazione sicuramente da cambiare. Ed è proprio la Asl che si rifà a questo benedetto nomenclatore tariffario. In sostanza, se un disabile in questo caso civile si rivolge alla Asl e chiede una protesi, spesso gli viene data la cosiddetta volgarmente – passatemi il termine – gamba di legno. E questo credo che sia un affronto alla dignità di queste persone, un’ulteriore umiliazione e purtroppo quasi come dirgli: “Ok, ghettizzati, chiuditi in casa e non farti più vedere”. Questa è una cosa inaccettabile dal punto di vista etico a mio avviso, ma credo di poter interpretare il pensiero di molti addetti ai lavori.
Quello che proporrò anche in sede di commissione sarà quello di fare leva sulla legislazione per migliorare questo nomenclatore tariffario e dare la possibilità di poter fruire alle persone disabili di ausili non solo sportivi, perché non tutti vogliono fare sport, però chi deve fare sport deve avere la massima fruibilità di questi mezzi, mentre chi non vuole fare sport o comunque chi ha diritto – e tutti hanno diritto a una vita dignitosa – che possano poter avere le protesi, gli arti, comunque l’assistenza migliore e più moderna possibile. Ma anche migliorare norme e regolamenti nello sport paralimpico, in tal modo di renderlo ancor più fruibile ed accessibile da parte di tutti. Speriamo che questo mio piccolo intervento possa essere un germe che, grazie alla grande disponibilità dell’associazione Coscioni, possa far maturare qualcosa. Io ci credo, perché altrimenti questa bellissima esperienza di allenatore che porto con me rimarrebbe fine a se stessa. Grazie.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.