Innanzitutto ringrazio l’associazione, Filomena e tutto il resto dello staff per avermi invitato e soprattutto per aver messo nella lista delle cose da fare o comunque d’appoggiare anche questa ennesima battaglia, assolutamente complessa quanto più o meno tutte le altre che sta cercando di portare avanti la Luca Coscioni, si aggiunge una fatica in più.
Si parla ovviamente di tematiche molto importanti per ognuno di noi, come l’eutanasia, che parla della qualità, fa un po’ senso dirlo, però è in qualche modo la qualità del nostro fine vita. Io invece nel frattempo mi occupo della qualità della vita presente, quella che dovrebbe essere la qualità di ognuno di noi.
Se si parla di eutanasia, ovviamente potete anche toccare ferro o qualsiasi cosa, può in qualche modo essere un argomento che tocca a tutti, anzi tocca sicuramente a tutti perché tra le varie poche certezze che abbiamo è proprio quella che un giorno questa vita terrena finirà.
L’argomento invece di cui voglio parlarvi potrebbe sembrare che non è una preoccupazione che riguarda tutti, parlo della sessualità nella disabilità, potreste dire: è un argomento interessante ma magari non tocca me, non tocca i miei amici, non tocca tanti altri.
Questo può essere vero a livello fisico, sicuramente non vero a livello delle coscienze.
Anche perché non è detto neanche che possa essere vero a livello fisico.
Un congresso mondiale ha definito la disabilità un qualcosa, anche qui potete toccare ferro, che può capitare a tutti un giorno o l’altro, nessuno escluso.
Può essere una malattia, può essere un incidente, può essere qualsiasi cosa che vi renda anche voi parte di questo mondo complicato che è il mondo della disabilità.
Quindi può toccare a tutti di pensare o vivere la sessualità nella disabilità.
Premetto che, e voglio sottolinearlo, ogni persona che ha una disabilità può vivere la vita relazionale e sessuale anche al meglio sia con se stessi, sia con l’altra persona. Io nella mia vita sono stato fortunato ho avuto le mie esperienze, ho avuto le mie relazioni e ora sono sposato da quasi 5 anni. Credo però che nessuno di noi sia al centro dell’universo e quindi non mi sono dimenticato tutto quel periodo in cui sognavo, come tutti voi avete fatto, una vita relazionale o anche soltanto l’emozione di un rapporto sessuale, tutti penso che abbiamo avuto età in cui si è iniziato a pensare questo.
Non mi sono dimenticato. Non mi sono dimenticato che ci sono persone che per la loro disabilità ma non solo per grave disabilità anche per il contesto in cui vivono. Possono esserci dei genitori oppressivi che cercano di proteggere i propri figli disabili in ogni modo e facendo questo invece di renderli più attivi alla vita sociale fanno il contrario, spesso anche le associazioni hanno qualche colpa, magari proprio perché cercano di proteggere la persona con disabilità ma questo fatto in modo ossessionante ti crea un muro tutto intorno e alla fine non riesci a liberarti di questa cosa.
Il sesso, vi vorrei fare una domanda ma è una domanda retorica, credo sia una cosa importante per tutti voi.
Io lo dico spesso, ma lo voglio fare anche adesso in due minuti, questa cosa di ricordarci tutti di quando eravamo ragazzini, quando abbiamo iniziato a sentire le pulsioni sessuali di ognuno di noi, questa è una cosa che è avvenuta a tutti, penso, quando avevate 12-13 anni, forse l’età si è abbassata anche, vi sarete chiesti: ma cos’è questa pulsione che mi viene da dentro e che sento in qualche modo spingermi a conoscere parte del mio corpo che io ancora non conosco? A tutti è capitato, allora io vi dico, immaginate di essere voi stessi a quell’età, a 12 anni, 13 anni, com’è capitato a tutti, di sentire magari la notte questo desiderio e a tutti è capitato di toccarvi in qualche modo, si può dire, immaginatevi però che le vostre mani siano sotto chili e chili di sabbia che non riescono a muoversi, a fare quello che il vostro cervello in qualche modo sta cercando di fare, questo desiderio per voi è completamente impossibile perché non riuscite a muovervi, immaginate che questa situazione si protrae nel tempo, quindi non solo non vi siete mai potuti toccare ma nessuno vi ha mai toccato, immaginate adesso di eliminare la prima volta che avete fatto l’amore. Immaginate di eliminare anche tutte le altre, come vi sentireste? E’ una cosa normale? L’escludere questa parte di vita di tutti noi è una cosa che non vi renderebbe così infelici? Non credo, anche perché non sarebbe una vostra scelta, sarebbe una costrizione, qualsiasi costrizione non è accettabile, sia dalla persona che la vive ma anche da tutte le altre.
Poi non è detto, ci sono persone e lo voglio dire, ci sono persone che magari hanno gravi disabilità e hanno avuto delle storie bellissime, hanno incontrato, ci sono anche a livello europeo, mondiale, scienziati, uomini che erano completamente paralizzati e hanno avuto la loro vita relazionale normalissima, donne ugualmente, questo può succedere e deve succedere.
La cultura del paese deve fare capire che una persona con disabilità può vivere la vita relazionale e sessuale come gli altri. Da questo concetto si deve partire ma c’è un però, non sempre è possibile, esistono delle situazioni in cui questo non è possibile.
E se questo non è possibile in qualche modo ci dobbiamo pensare perché non è una scelta. Allora la mia proposta che non è solo mia, non è un’idea che è venuta a me, è una delle soluzioni e delle possibilità che paesi europei come la Germania, la Svizzera, la Danimarca, e l’Olanda hanno preso in considerazione: l’assistente sessuale.
Che cos’è? Chi è? Sono persone che si occupano del benessere psico-fisico di persone con gravi disabilità o comunque con disabilità e situazioni ambientali tali che gli hanno precluso completamente la conoscenza dell’emozione sessuale.
Queste persone fanno dei corsi di quasi 600 ore in cui all’interno imparano sia l’aspetto medico, psicologico e sessuale delle persone con cui andranno a interagire. E poi che cosa succede? Fatto questo corso le persone interverranno in quei contesti in cui la mancanza, e questo vorrei sottolineare, fate attenzione, la mancanza di sessualità ha fatto sì che la persona abbia una depressione e un abbassamento del livello di vita tale da dire: ok, senza questa esperienza c’è un grosso problema.
Non è detto che la mancanza di sessualità debba essere in qualche modo sempre alleviata, solo in quei casi in cui si capisce che tale mancanza è una cosa assolutamente innaturale e forzata.
In quei casi le persone che hanno fatto questi corsi sono diventate persone che si occupano di attivare queste emozioni e sensazioni nella persona.
L’assistente si attiva dove c’è una persona che non si può muovere, che non ha mai conosciuto il suo corpo. L’assistente sessuale si occupa di questo: farti conoscere quelle emozioni che da solo non potresti mai provare, attivare quelle energie che ti permettono di conoscere il tuo corpo e conoscere una sfera che in ogni essere umano è di una potenza incredibile, che è la sfera sessuale.
Portare anche in Italia questa figura, che non è certo la panacea e la soluzione di tutti i mali, no. Ma è una scelta, non è detto che sia la scelta migliore ma è una scelta. In un Paese che dovrebbe essere oltre che anche laico anche democratico l’opportunità di scelta dovrebbe essere un diritto.
In questo caso non c’è questa possibilità in Italia perché la figura dell’assistente sessuale non esiste e questa figura viene considerata, associata, alla prostituzione e quindi si entra in tematiche ancora più complesse anche perché il sesso comunque quando se ne parla è oggetto assai complesso. Io scrivo per il Fatto Quotidiano e quando leggo commenti su articoli riguardo la sessualità mi fanno rendere conto che siamo a un livello bassissimo, tutti, anche persone che non hanno problemi di disabilità, tutti.
Voglio portare avanti questa battaglia sapendo che l’aspetto più complesso ovviamente è quello legale, anche per questo spero che in qualche modo possa essere aiutato affinché questa figura sia riconosciuta a livello istituzionale e possa intervenire in quei casi descritti prima, lo possa fare senza vergognarsi di farlo e con pieno rispetto delle altre persone.
Questo è un po’ un mio cruccio, non so quanto potrà’ essere una soluzione, ma credo che la scelta comunque sia un diritto per tutti. Vi ringrazio dell’aiuto che quest’associazione potrà darmi.
Grazie.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.