Metodo Stamina la polemica infinita

Salvagente
Barbara Liverzani

Sperimentazione si, sperimentazione no. È questo dilemma, al momento, a tenere banco nella “saga” italiana della Stamina e della terapia a base di cellule staminali che sarebbe in grado di curare (o meglio, di non far progredire) diverse malattie degenerative quali Sma (atrofia muscolare spinale), paresi cerebrale, leucodistrofia metacromatica, sindrome di Niemann Pick e altre. Patologie dal nome difficile almeno quanto sono terribili i loro sintomi che la medicina ufficiale ha sempre dichiarato incurabili. È lunga e controversa la storia che da qui porta alla Stamina Foundation e al suo “guru” Davide Vannoni, che dopo un personale viaggio della speranza in Ucraina riporta in Italia questa cura “miracolosa” aprendo improvvisamente uno spiraglio di speranza per chi non l’ha mai avuto.

È il 2007 e da allora levicende intorno a questo professore (di Psicologia della comunicazione all’Università di Udine) torinese, che non è né medico né biologo, si complicano e non sempre in modo positivo. Innanzitutto c’è l’indagine, aperta in seguito alle denunce di alcuni pazienti dal pm di Torino Raffaete Guarinello per associazione à delinquere finalizzata alla truffa e alla somministrazione di farmaci pericolosi per la salute. Poi nel maggio dello scorso anno c’è l’intervento dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco), che a seguito di un blitz dei suoi ispettori blocca le cure compassionevoli in corso agli Spedali Civili di Brescia. E proprio a questo punto che lo sconosciuto Vannoni diventa personaggio pubblico (grazie anche alla visibilità concessa dalla trasmissione tv “le Iene”), “santone” ricercato dalle famiglie dei malati (che ricorrono alla giustizia per essere curati da lui) e osannato da una larga parte dell’opinione pubblica che manifesta davanti al Parlamento e davanti al ministero della Salute invocando “libertà di cura”.

II decreto Balduzzi

Ecco perché sono stati in molti (soprattutto nel mondo scientifico) a leggere come un cedimento alle pressioni della piazza il decreto dell’ex ministro della Salute, Renato Balduzzi, che da un lato ha concesso a Stamina di continuare a trattare a Brescia i pazienti autorizzati dai tribunali e dall’altro ha avviato la sperimentazione clinica della terapia stanziando nientemeno che 3 milioni di euro. Tutto bene e tutti contenti? Non proprio, perché a quanto pare la sperimentazione non solo non piace agli scienziati ma neppure a Vannoni che ha rimandato due volte la consegna al ministero del protocollo di cura (la nuova data utile dovrebbe essere I’ 1 agosto), poi ha contestato l’imparzialità del comitato di esperti che dovrà valutarne i risultati, infine solo pochi giorni fa sulla sua pagina Facebook ha scritto: “Qualora non ci vengano fornite le garanzie di obiettività e trasparenza questa sperimentazione non la faremo”. Del resto in gioco c’è molto. La sperimentazione potrebbe svelare definitivamente il bluff e fare di Vannoni nient’altro che un secondo caso Di Bella.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.