Il 15 giugno l’imprenditore Giorgio Fidenato, nel suo campo in provincia di Pordenone, carica la seminatrice di granoturco Mon8io, manipolato geneticamente. Il 12 luglio i ministri della Salute, dell’Ambiente e delle Politiche agricole firmano un decreto che vieta l’uso di questi semi. La battaglia sul mais Ogm, cioè con il Dna modificato in laboratorio,è entrata nel vivo. Cosa succederà ora? Facciamo il punto con Dario Bressanini, ricercatore al dipartimento di Scienze chimiche e ambientali dell’ università dell’Insubria.
Quel coltivatore poteva usare semi modificati?
«Di fatto si. Il Mon8io, un seme in grado di resistere ad alcuni insetti, è stato autorizzato dall’Europa più di 10 anni fa. Solo che fino a oggi nessuno lo aveva mai usato in Italia perché le nostre norme, di fatto, lo impediscono. Fidenato, però, si era appellato alla Corte di Giustizia di Lussemburgo che gli aveva dato ragione: gli Ogm, una volta approvati dall’Europa, sono automaticamente autorizzati in tutti gli Stati dell’Unione. Tuttavia in Italia l’opposizione a questi prodotti è molto forte, le associazioni ambientaliste sono scese in piazza, 60mila persone hanno scritto al ministro della Salute, tanto che il governo ha firmato un ulteriore decreto per bloccarli».
Ma ci sono pericoli per la salute?
«I semi Ogm sono approvati dalla Ue perché ritenuti sicuri. I prodotti che ne derivano sono considerati equivalenti a quelli tradizionali».
Il decreto del governo tutelerà chi non vuole mangiare Ogm?
«In realtà no: 4 prodotti su 5, dal culatello al Parmigiano, contengono Ogm nella filiera produttiva e per l’Europa non è obbligatorio indicarlo sulla confezione. Anche la scritta “Ogm free” non garantisce del tutto. Se, per esempio, vendo polenta prodotta con mais modificato, lo devo scrivere nell’etichetta; ma se da quello stesso mais estraggo l’amido e lo uso per addensare le zuppe, posso scrivere “Ogm free”. Èquesto il paradosso: anche il “made in Italy” usa già gli Ogm».
Cosa cambia con le nuove norme contro il mais Ogm?
«In realtà continueremo a importarlo, come facciamo già. Perché allora bloccare la coltivazione del mais transgenico che acquistiamo regolarmentedall’estero? Nessuno si sognerebbe di vietarne l’uso. Il mangime Ogm importato è usato in gran parte degli allevamenti italiani, e da lì arrivano latte, formaggi, salumi e uova».
Gli altri paesi come si comportano?
«In Europa si possono seminare mais e patate Ogm. La soia transgenica si può importare ma non coltivare. Il maggior produttore biotech è la Spagna: il 30%del suo mais è modificato».
Dare il via libera alle colture transgeniche non rischierebbe di far scomparire la biodiversità o le varietà locali?
«Le vere nemiche della biodiversità sono tutte le coltivazioni intensive, transgeniche e non. Perché per ottenere gran quantità di prodotto si rinuncia a diversificare».
Quando si parla dl multinazionali che dominano il mercato degli Ogm cosa si intende?
«Noi abbiamo l’idea sbagliata che il contadino si faccia i semi da solo. Ma non è così. ll mercato mondiale dei semi, non solo Ogm, è in mano a un pugno di multinazionali. Queste grosse aziende finiscono per orientare, più o meno indirettamente, la scelta dei coltivatori. E quando devono investire nella ricerca, tra produrre un mais resistente ai pesticidi, che venderanno in grandi quantità, e una piccola coltura locale, secondo voi cosa scelgono?»

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.