Da oltre dieci anni scienziati e ricercatori sostengono che gli OGM sono sicuri, sia dal punto di vista della salute che per quel che riguarda l’impatto agronomico-ambientale. Da oltre dieci anni gli OGM costituiscono una formidabile opportunità, e pro-OGM si sono dichiarati Unione Europea, FAO, ONU, OMS, Agenzia per la Sicurezza Alimentare Europea, tutte le più prestigiose accademie scientifiche internazionali, vaticana compresa (la Pontificia Accademia per le Scienze). Da oltre dieci anni contro gli OGM si è scatenata una irrazionale e demenziale, oscurantista campagna il cui scopo non è solo vietare il loro utilizzo, ma bloccare anche la ricerca e la sperimentazione.
Tra l’indifferenza dei più e il compiacimento di molti, un anno fa, abbiamo assistito alla distruzione di 350 piante transgeniche di kiwi, ciliegio e ulivo che facevano parte di una sperimentazione condotta dai ricercatori dell’università della Tuscia, guidata dal professor Eddo Rugini. L’obiettivo della sperimentazione era ottenere alberi di ciliegio di ridotte dimensioni, adatti alla raccolta meccanica, piante di kiwi resistenti alla siccità e alle malattie, e altre di ulivo, resistenti a malattie come l’occhio del pavone, e sopratutto al freddo.
Una sperimentazione autorizzata tra il 1998-99, per la durata di dieci anni; era necessaria una proroga per raccogliere i dati finali che servivano per la valutazione del rischio, il comportamento delle piante nel tempo e nell’ambiente, la qualità dei frutti. Autorizzazione che è stata negata dal passato governo. I ministri dell’Agricoltura e dell’Ambiente si piegarono agli assurdi diktat di ambientalisti alla Mario Capanna. Grazie a quella irragionevole decisione, anni di ricerca sono così andati, letteralmente, in fumo. E in pochi, allora, reagimmo.
Ora la situazione si ripete. Il ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Gerolamo si propone di vietare la coltivazione di OGM perché – motivazione davvero stupefacente! – “gli OGM non sono utili all’Italia. La nostra è un’agricoltura d’eccellenza, sana e pulita. L’immagine nel mondo non va sporcata. Non e’ un atteggiamento pregiudiziale”.
E’, al contrario, un atteggiamento pregiudiziale, quello del ministro. L’atteggiamento di chi, ancora una volta, cede ai diktat di sedicenti ambientalisti che rivelano tutto il loro volto oscurantista e medioevale. Gli OGM sono utilizzati in tutto il mondo, dagli Stati Uniti al Brasile, dall’Argentina al Canada; in quei paesi, e in tutti gli altri dove gli OGM sono utilizzati da anni, non si pratica un’agricoltura “sana e pulita”?
La cosa paradossale, che conviene detta, è che il NO agli OGM viene motivato in nome di non meglio precisati interessi interessi economici, e per la tutela della salute dell’ambiente. Non è così: vengono danneggiati consumatori ed agricoltori, a tutto sostegno dell’agricoltura assistita, e con l’aumento dell’impatto ambientale e i rischi per la salute dei cittadini.
Curioso che il ministro delle Politiche Agricole non tenga conto che il non aver coltivato mais OGM (cioè resistente ai parassiti), ha comportato che negli ultimi dieci anni, la produzione media per ettaro in Italia non ha subito alcun incremento; accade così che si importino ogni anno enormi quantitativi di mais OGM dall’estero; e gli agricoltori italiani perdono circa il 12 per cento della loro produzione potenziale.
Quanto “all’eccellenza”: il mais tradizionale italiano contiene tossine vegetali in quantità superiori a quello OGM. Tossine che possono portare tumori all’esofago e malformazioni al sistema nervoso centrale del feto di donne incinte. Il mais OGM non richiede pesticidi, indispensabili invece nel mais tradizionale. Indifferente a tutto ciò, e magari ignorandolo, il ministro De Girolamo di giara guerra agli OGM.
Noi chiediamo che certe decisioni come l’annunciato decreto per vietare gli OGM – che consideriamo sciagurata – non siano prese nella clandestinità come si vorrebbe; che al contrario si assicuri dibattito e confronto, e che si ascoltino ricercatori e scienziati che da anni studiano la questione. Come dirigenti radicali e dell’Associazione Luca Coscioni siamo pienamente mobilitati in questo senso, e chiediamo un impegno non formale in nome di quella libertà di ricerca scientifica per la quale da sempre siamo mobilitati. E siamo a fianco, a sostegno di persone come Giorgio Fidenato, l’imprenditore di Pordenone che nei giorni scorsi ha seminato nel suo campo mais OGM autorizzato dall’Unione Europea. Riteniamo pretestuosa la richiesta, avanzata da organizzazioni anti-biotec di avviare una procedura per ottenere da Bruxelles la cosiddetta clausola di salvaguardia per vietare a livello nazionale l’uso di OGM.
Al contrario, gli agricoltori e gli imprenditori che desiderano sperimentare gli OGM sui terreni di loro proprietà, devono essere messi nella condizione di poterlo fare. Al tempo stesso occorre assicurare mezzi, risorse e fondi per la ricerca, in modo da poter studiare l’impatto degli OGM e restituire alla ricerca italiana quel ruolo che le viene attualmente pretestuosamente negato.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.