La legge c’é ma i contorni della sperimentazione non sono ancora definiti. Nei giorni scorsi è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il testo che dà il via libera al cosiddetto “metodo Stamina” di cui per 18 mesi, dal 1 luglio, si potranno sperimentare gli eventuali benefici su una trentina di pazienti che hanno già iniziato il trattamento grazie ai ricorsi in tribunale.
Tre milioni di euro il costo della sperimentazione, dal Fondo sanitario nazionale, con tecnici di Agenzia del farmaco (Aifa) e Istituto superiore di sanità (Iss) a sovrintendere l’operazione. Il “metodo”, infatti, un anno fa era stato bloccato dell’Aifa anche per l’assenza di dati scientifici su riviste internazionali accreditate, condizione che la comunità scientifica pone a tutela dei pazienti per giustificare l’uso di qualunque terapia. Di Stamina invece si sa ancora poco o nulla, solo quanto si è potuto conoscere dal brevetto pubblicato dall’ufficio statunitense dal quale la onlus con sede a Torino aveva visto bocciata la richiesta per inadeguatezza di documentazione.
Così, mentre nei giorni scorsi Davide Vannoni, presidente di Stamina, ha continuato a dichiarare a mezzo social media che le infusioni di staminali mesenchimali devono essere fatte solo da medici e specialisti di Stamina, Aifa e Iss fanno sapere che ancora non c’é stato un confronto tra le parti per raggiungere un accordo così come prevede invece la legge. Intanto i ricorsi vanno avanti, con episodi paradossali. Come quello capitato a Martino Introna, direttore della Gmp (il laboratorio certificato secondo standard europei di sicurezza) dell’Ospedale di Bergamo. Introna è stato convocato dal giudice per un ricorso di una coppia di genitori che volevano le cure per il proprio figlio. Stamina non era presente. Il giudice chiede al medico se è in grado di replicare il metodo nel suo laboratorio: «No, perché non è stato reso pubblico». Eppure Vannoni con Marino Andolina, il medico di Trieste che prescrive la cura di Stamina, non frenano le richieste di ricorso per via giudiziaria, nonostante l’approvazione della legge, anzi. E intanto continuano iniziative: cene di autofinanziamento e incontri pubblici, come quello di Rho dove sabato nella Biblioteca comunale il Movimento – vite sospese e Alleanza italiana — che affiancano la campagna pro-Stamina —- organizzano un incontro con Vannoni e Andolina, patrocinato dal Comune. Il sindaco fa sapere di non essere stato informato della loro presenza, ma di aver accolto la richiesta di un conoscente di un malato che vuole essere trattato con le staminali. Malgrado la legge, il caos-staminali è assai più che un rischio.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.