A seguito della toccante lettera a “Repubblica” di un giovane omosessuale, che minaccia il suicidio per il clima omofobico del nostro paese, Bondi, Galan e altri esponenti del PDL affermano di “non capire” perché l’Italia non riconosce, con una legge, i diritti delle coppie omosessuali.
Ricordo che il secondo governo Prodi (2006 – 2008) aveva fallito l’obiettivo di dare all’Italia una legge sulle unioni civili (prima PACS, poi DICO, infine CUS), anche per il difficile compromesso fra le due “madrine” della legge, Pollastrini e Bindi. Eppure il centro sinistra, nel 2008, lasciò cadere nel nulla una proposta di legge (titolo: DI.DO.RE), sia pure molto cauta nei contenuti, presentata a titolo personale da due ministri del governo Berlusconi, Brunetta e Rotondi.
Ora, sette anni dopo l’inizio di questa sceneggiata, la storia sembra volersi ripetere : dinanzi alle decise aperture di autorevoli esponenti del PDL ed al pronto commento positivo del presidente della Camera, dal PD, salvo il consenso di alcuni esponenti, per lo più omosessuali dichiarati, non giunge un segnale “ufficiale” di dialogo. Per “ufficiale” intendo una presa di posizione – un ddl meglio di una rituale dichiarazione – dei massimi esponenti del partito. E questo benché l’80 o il 90 per cento degli italiani siano dichiaratamente favorevoli alle unioni civili, anche omosessuali, e nel momento in cui i paesi europei comparabili con il nostro hanno approvato (Francia) o si accingono ad approvare (in Gran Bretagna Cameron, contro buona parte del suo partito ma con l’appoggio dei laburisti) leggi sulle nozze e sulle adozioni gay, che sono ben più impegnative di una “normale” legge sulle unioni civili. Talmente “normale” che gli uffici di presidenza della Camera – alla faccia delle decine di migliaia di coppie di fatto di cittadini (sudditi?) che aspettano la legge – ne hanno riconosciuto i benefici ai deputati, naturalmente tutti d’accordo nell’accettare questo ennesimo regalo alla casta.
Continuiamo a farci del male?

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.