«Siamo partite da casa apposta per venire a firmare». Corinna e Marina, madre e figlia, sono arrivate in piazza Ferretto con la bicicletta, ieri mattina, puntando decise sul banchetto gestito da Kathia Vigato e gli attivisti dell’Uaar, l’associazione degli atei e agnostici che si mobilitano da giorni per raccogliere le firme con l’associazione Coscioni e i Radicali a favore della proposta di legge di iniziativa popolare per l’eutanasia legale. Dopo di loro arriva una signora con gli occhiali scuri. Lei firma, il marito resta qualche metro più in là. Dice che non gli interessa. La consorte arriva e spiega: «Io sono per l’eutanasia e firmo. Lui fa invece quello che vuole». Anche in centro a Mestre, la città dove viveva Piera Franchini, la protagonista del video della campagna pro eutanasia, il tema divide. Chi non è d’accordo si tiene lontano; a firmare arrivano persone convinte e informate. «In media firmano 180 persone ad ogni banchetto che organizziamo. Il massimo lo abbiamo avuto a forte Marghera il 1° maggio con una ressa di gente e giovani», spiegano gli attivisti dell’Uaar. Ieri, a fine giornata, le firme raccolte in piazza Ferretto hanno superato quota 320 e i moduli a disposizione sono finiti e si è dovuto reperirne di nuovi. A Marghera l’analoga iniziativa al mercato, spiega Franco Fois, ha visto un centinaio di firme. «Non sapevo che la signora Piera era di Mestre ma il video l’ho visto e mi ha colpito tanto. Con mia figlia abbiamo deciso di venire a firmare. Anche se sono cattolica non credo sia diritto di altri decidere per me», dice Marina. La figlia Corinna fa l’infermiera: «Ognuno fa le sue scelte ma credo ci sia il diritto di scegliere, che la libertà sia individuale su questi temi. E poi, come spiega la vicenda della signora Franca, si creano troppe differenze con cittadini di serie A e B. C’è chi non può andare in Svizzera e chi non ha manco accesso a queste informazioni». Ilenia e Marco, fidanzati, arrivano al banchetto e firmano decisi. «Penso sia diritto di ognuno scegliere di non soffrire e questo diritto deve essere garantito a tutti, anche perché i tempi progrediscono», dice Ilenia. Marco aggiunge: «Se capitasse a me di stare male, di essere un malato terminale, voglio essere libero di dedidere anche di non pesare sugli altri. Purtroppo oggi bisogna andare all’estero e anche in questo campo esistono cittadini che sono di serie A o di serie B, perché mica tutti possono permettersi questi viaggi». Adriano e Sergio, impegnati in una passeggiata, scelgono di fermarsi a firmare: «Siamo assolutamente d’accordo con la necessità di una legge sull’eutanasia come sul testamento biologico. E credo che anche i cattolici dovrebbero comprendere questa necessità», spiegano. «Se dicono che la vita è un dono di Dio», continua Adriano, «allora con quel dono uno poi ci fa quello che vuole. Perché è un regalo. O no?». Si fermano anche rappresentanti della sinistra cittadina. Laura Di Lucia Coletti e Odino Franceschini. Si informano sulla iniziativa e subito firmano. «Sono contraria all’accanimento terapeutico, lo trovo un gesto incivile. Sarei personalmente a favore di una tutela della qualità della vita delle persone malate, senza alcun tipo di accanimento, e interventi come la terapia del dolore. Ma oggi, spesso, tutto questo è impedito», ci racconta la Coletti.
«Eutanasia, io la voglio» In un giorno 500 firme
La Nuova Venezia
Mitia Chiarin
Link testata
www.nuovavenezia.it