Preferisco la verità piuttosto che la ricerca del facile consenso, anche a rischio di risultare impopolare. Mi spiego meglio. Ogni giorno, come tutti gli altri parlamentari, ricevo nella posta elettronica della Camera dei Deputati decine e decine di email aventi per oggetto: «Salvate Sofia», «Non uccidiamo i nostri bambini», «Sì alle cure compassionevoli», che testimoniano una forte mobilitazione a favore della terapia preparata dalla fondazione Stamina. Tralascio l’incertezza determinata dalle dichiarazioni del ministro Balduzzi, che da un lato afferma di non avere dato alcun riconoscimento ufficiale al metodo Stamina, dall’altro ha dato il via libera alla prosecuzione delle cure per 32 pazienti. Pare, infatti, che il tam tam mediatico e sui social network sia nato in seguito ad una puntata delle Iene, simpatici rompiscatole ma assolutamente sprovveduti in materia di sperimentazione scientifica, che hanno acceso i riflettori sulle cellule staminali di origine mesenchimali. Da parlamentare e da medico, le chiedo la possibilità di essere ospitato sul suo giornale per rispondere ai cittadini che, probabilmente sull’onda dell’emotività, non tengono in debita considerazione le insidie che possono celarsi dietro le cure preparate dalla fondazione Stamina. La triste e semplice verità è che senza dubbio il settore delle cellule staminali è un nuovo e promettente campo di ricerca, ma purtroppo sinora non ha dato concreti ed evidenziabili risultati terapeutici. Non esiste nessun altro disegno occulto, né interessi di case farmaceutiche o lobby mediche che si oppongono al via libera al trattamento. Tra l’altro, non so se i cittadini che ogni giorno inviano email sono a conoscenza che un’indagine della Procura di Torino relativa alla Fondazione aveva rilevato il mancato rispetto dei requisiti di qualità e sicurezza previsti dalla legge per la tutela della salute dei pazienti nell’utilizzo delle cellule da loro preparate. E, probabilmente, ignorano che parimenti un’ispezione effettuata da un pool di esperti nello scorso anno ha evidenziato numerose carenze nella conservazione e preparazione dei tessuti. Senza contare che, fattore ancora più grave, permangono dubbi sulla natura del materiale biologico utilizzato. Da padre e da nonno, capisco che un genitore, disperato per la salute del proprio figlio, preferisca tentare una cura compassionevole, ossia quella somministrata in alcuni casi particolari al di fuori di sperimentazioni autorizzate, piuttosto che restare inerte dinanzi alla progressione di una patologia. Ma uno Stato serio non può avallare terapie di cui ignora benefici ed effetti collaterali che potrebbero rivelarsi molto gravi. Un ricercatore sa bene che è inimmaginabile una sperimentazione effettuata su un campione di 32 pazienti assolutamente eterogenei e aventi ben 12 patologie diverse: quali risultati scientifici credibili potrà verificare una tale sperimentazione? In un Paese civile, una classe politica non dovrebbe avere paura di dire ai suoi cittadini che la ricerca e la scienza hanno le loro dure regole da seguire, necessarie per tutelare la salute dei cittadini: non rispettarle potrebbe rivelarsi fatale.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.