
Esiste un aspetto particolarmente odioso e intollerabile nell’ideologia cattolica e, credo, in molte altre superstizioni religiose: è il “dolorismo”, cioè la tendenza a considerare la sofferenza come valore positivo, in quanto fonte di salvezza. Devo la scoperta di questo termine – dolorismo – alle lettura del libro “Lo scisma – Cattolici senza Papa” di Riccardo Chiaberge, una bella rassegna fra i cattolici che vivono e operano attivamente nella società, in aperto contrasto con le indicazionietiche delle gerarchie vaticane; un’inchiesta che ha dimostrato come i veri credenti se nestrafottano dei cosiddetti “principi non negoziabili”, e che a suo tempo costò all’autore, un liberale a 24 carati, la direzione del supplemento culturale domenicale del Sole 24 ore.
L’ideologia della sofferenza costituisce un vero e proprio ottundimento della ragione, quanto di più lontano dalla natura umana si possa immaginare, inaccettabile specie da parte di chi dice di voler difendere la vita “dal concepimento alla morte naturale” e poi pretende di tenere un corpoinchiodato artificialmente alla vita tramite alcune macchine, per guadagnare così il paradiso per l’anima.
Chi non ricorda gli ultimi anni di Karol Wojtyla? Che sofferenza, pover’uomo. E che pena. Ma se chiedevi: “Perché non si ritira? Non vedete che non ce la fa più…?” ti sentivi rispondere conesaltato fervore che il suo era “un gesto di grande amore e generosità nei confronti della Chiesa”.“Porta la Croce, come ci ha insegnato Gesù Cristo…! Il Papa non si può dimettere come unpresidente qualsiasi…!”. Ora che il suo successore sì è dimesso, appunto come un presidente qualsiasi, ci spiegano che si è trattato di “un gesto di grande amore e generosità nei confronti della Chiesa”, pari pari. Ma allora, Wojtyla perché ha sofferto? Non c’è ragione possibile, come dimostra – se mai ve ne fosse bisogno – l’illogicità di due domande opposte che ottengono identicarisposta.
Per opporsi al dolorismo, in realtà, l’unica strada è battersi per l’introduzione in Italia dell’eutanasia legale. E’ veramente assurdo che un cittadino italiano, che voglia risparmiarsi le sofferenze finali della propria vita, debba recarsi all’estero, oppure fare ricorso a qualche ipocrita forma di eutanasia clandestina, di classe, praticata per lo più a pagamento nelle cliniche private,mentre un prete o una suora, dopo aver impartito l’estrema unzione, si allontanano fingendo di nonvedere. I casi di Piero Welby, Eluana Englaro e altri sono lì a dimostrare che un’alternativa è possibile e che i tempi sono maturi. La maggioranza degli italiani, dicono i sondaggi, non vuole più saperne dell’oscurantismo clericale.
La raccolta delle firme per la proposta di legge di iniziativa popolare per legalizzare l’eutanasia è iniziata il 15 marzo, grazie ancora una volta ai Radicali e all’Associazione Luca Coscioni. Ne servono almeno 50.000 in tutta Italia, ci sono 6 mesi di tempo. Tutte le info al sito www.eutanasialegale.it

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.