Il trattamento era stato autorizzato a Brescia: una sentenza lo ha bloccato. Cure con le staminali della Stamina. Adesso il governatore delle Marche le chiede anche per il piccolo Fausto. Prima un discorso scientifico, poi un discorso di sentenze, infine mediatico-politico. Ma resta una domanda a cui non sembra per ora si possa dare risposta queste staminali funzionano o non funzionano? Sono una cura compassionevole o una vera cura? Dopo il caso della piccola Sofia, raccontato dalla trasmissione Le Iene e su cui è intervenuto anche Adriano Celentano sul Corriere, e dopo una serie di sentenze dei giudici del lavoro con esiti diversi per i ricorrenti, il ministro della Salute Renato Balduzzi ha trovato una soluzione pilatesca per il caso di Sofia (il giudice aveva detto «no»): continuino le infusioni con il metodo Stamina nei laboratori, bocciati dall’agenzia del farmaco (Aifa). Basta che i genitori firmino un consenso informato. I risvolti di tale decisione possono essere molteplici, a cominciare dalla credibilità scientifica. Il primo però riguarda la possibilità, da oggi, che tutti i casi, anche quelli bocciati dai giudici, possano adottare la via di Sofia. Il presidente della Regione Marche Gian Mario Spacca ha subito rivolto un appello al ministro Balduzzi perché anche il piccolo Federico, il bambino fanese di 26 mesi affetto dal morbo di Krabbe, possa essere curato con il metodo Stamina come chiedono i genitori, nonostante una sentenza contraria del giudice del lavoro di Pesaro. «Mi appello alla sua sensibilità e compassione umana — scrive Spacca al ministro — per comprendere la situazione e intervenire al più presto per consentire a Federico di avere le cure che la sua famiglia desidera per lui». E necessario trovare «una soluzione che rispetti le norme ma ancor prima i principi basilari della solidarietà umana. Vanno tutelati i diritti del bambino e della sua famiglia» spiega il governatore. II caso è esploso a inizio marzo: un’ordinanza emessa dopo un ricorso d’urgenza della famiglia aveva consentito al padre del bambino di avviare le pratiche per il metodo Stamina presso gli Ospedale Riuniti di Brescia. Poi però la sentenza di merito ha bloccato questo percorso (sulla scorta dei rilievi sulla metodica di infusione delle sta-minali mossi dall’Aifa e dal-l’Iss) e indirizzato il bimbo presso un’altra delle 13 Cell-Factory autorizzate in Italia. Disperati, il padre e la madre hanno presentato ricorso e dato vita a una serie di iniziative di protesta, compreso un sit-in a Pesaro, per chiedere che Federico venga trattato come Sofia e gli altri pazienti per i quali l’infusione con il metodo Stamina è stato autorizzato. «Nostro figlio peggiora di giorno in giorno — ripetono —, non possiamo aspettare ancora».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.