Staminali, la beffa dei fratelli divisi dai giudici

La Repubblica
Sarah Martinenghi

Torino — Un figlio può essere curato, l’altro no. È il paradosso che sta affrontando Luigi Bonavita, padre di due “ragazzi” affetti da una malattia neurodegenerativa, la Neumann-Pick, che porta a perdere la cognizione di sé e l’uso di tutti  imuscoli del corpo. Giudici differenti dello stesso tribunale si sono espressi in modo discordante a distanza di pochi giorni sulla possibilità per Salvatore ed Erika Bonavita di sottoporsi alle cure con il metodo Stamina, bloccato a maggio scorso da un provvedimento amministrativo dell’Aifa.«E’ come avere un figlio di serie “A” euno di serie “B” — dice il padre — due giustizie diverse per la stessa malattia». Salvatore Bonavita, 39 anni, si trova a uno stadio terminale della malattia. Suo padre lo aveva portato in barella in tribunale implorando il giudice di concedergli le cure staminali al centro di polemiche nella comunità scientifiche:«Quelle di Davide Vannoni sono le uniche che funzionano» aveva spiegato l’uomo. Il giudice Mauro Mollo aveva chiamato in aula il fondatore della terapia Stamina, messo sotto inchiesta dal pm Raffaele Guariniello quattro anni fa, e si era convinto ad autorizzare la terapia dopo avervisionato un filmato in cui Salvatore mostrava notevoli progressi dopo un ciclo di cure nel 2008. Nella sua ordinanza aveva però stabilito che la terapia dovesse essere effettuata in un laboratorio autorizzato e non agli Spedali Civili di Brescia. Il Ministero della Salute aveva trovato una soluzione tramite l’Ospedale Maggiore di Milano che si era dichiarato favorevole a ospitare il personale di Vannoni. La decisione del giudice Mollo aveva acceso le speranze perla sorella Erika, 35 anni, su cui a febbraio era stato espresso un parere negativo alle cure da un altro magistrato del tribunale del Lavoro, Patrizia Visaggi, secondo cui la ragazza avrebbe potuto sottoporsi solo a cure con staminali “autorizzate”. Il padre aveva presentato “reclamo” contro quella decisione. Ieri una Corte composta da tre giudici, Marco Buzano, Clotilde Fierro e Aurora Filicetti ha confermato per lei il “no” alla terapia basandosi sulla “legittimità della decisione amministrativa dell’Alfa a disporre il blocco della terapia”. Ma la battaglia non è finita.

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