Gli Ogm tornano nell’agenda del governo con la richiesta del ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, al responsabile dell’Ambiente, Corrado Clini, di «valutare concretamente la prospettiva di vietare la coltivazione di varietà biotech in Italia attivando la clausola di salvaguardia». Si tratta di un meccanismo previsto dalle leggi europee — e già attivato in otto paesi europei — in base al quale uno Stato membro può intervenire con un divieto unilaterale di fronte a un pericolo evidente. Per questo Catania ha chiesto agli uffici di via XX Settembre, «di lavorare su uno specifico dossier tecnico». Un passo obbligato, quello di Catania secondo cui gli Ogm «non giovano al sistema economico agroalimentare italiano e non vengono percepiti positivamente dai consumatori». Dalla Commissione europea, infatti, è partita una lettera — primo passo per aprire una procedura d’infrazione — con cui vengono chiesti al governo italiano chiarimenti sulle leggi che in Italia vietano la coltivazione delle varietà transgeniche (tra l’altro mai notificate a Bruxelles), già bocciate a settembre da una sentenza della Corte di giustizia europea. Per Catania, in ogni caso, deve essere rivisto l’impianto normativo europeo «rendendo gli Stati membri sia responsabili in merito e sia liberi di prendere degli spazi di decisione». Una proposta, quella di lasciare libertà di scelta ai singoli Stati membri, che non ha raccolto grandi consensi tra i partner tanto che il commissario alla Salute, Tonio Borg, ha deciso di sospendere le autorizzazioni alla coltivazione di nuove varietà (in lista d’attesta ci sono sei mais e una colza) fino all’approvazione di un nuovo regolamento. Per il presidente di Futuragra, Duilio Campagnolo, «mancano tutti i presupposti necessari e le ragioni scientifiche per adottare una simile clausola, che può essere invocata solo a fronte di rischi provati per la salute e per l’ambiente». Anche per Assobiotec la posizione del ministro appare «incomprensibile». «Ricorrere alla clausola di salvaguardia — ha detto il presidente, Alessandro Sidoli — è possibile solo se si hanno a disposizione nuove informazioni scientificamente fondate e rilevanti per la sicurezza. Ma quali possono essere queste nuove informazioni in un ambiente agricolo, quello italiano, dove non è nemmeno possibile, non solo la coltivazione su scala reale, ma nemmeno la sperimentazione?».

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