Il ricorso alla clausola di salvaguardia per bandire la semina di colture genericamente modificate è tutt’altro che agevole sotto il profilo procedurale. E’ quanto emerge dalla ricostruzione della situazione che si è determinata negli ultimi anni in Francia. Già nel 2008, infatti, il governo francese decise di vietare sul proprio territorio nazionale la messa a coltura di mais Ogm Mon 810, attraverso la clausola di salvaguardia. Due anni dopo, però, la decisione governativa fu bocciata dal Consiglio di Stato sulla base di una apposita pronuncia richiesta sulla questione alla Corte di Giustizia della Ue. Motivo della bocciatura, in sintesi, l’assenza di un rischio evidente per la salute umana, per il bestiame e per l’ambiente. Queste prese di posizione non sono state sufficienti a indurre a un cambio di rotta le autorità francesi che, anzi, si affrettarono a ribadire l’opposizione alla semina di mais «Mon 810». E stato solo cambiato il percorso giuridico. Nel febbraio dello scorso anno, fu inviata alla Commissione europea una nota per sollecitare la sospensione dell’autorizzazione alla semina, secondo quanto previsto dall’articolo 34 del regolamento 1829/2003. Richiesta, quella partita da Parigi, motivata «dai rischi importanti per l’ambiente» messi in evidenza da alcuni studi scientifici più aggiornati. «Trasmetteremo gli studi ricevuti dal governo francese al vaglio dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), ma in attesa della pronuncia non intendiamo assumere misure d’urgenza», questa la replica della Commissione. A quel punto, con un provvedimento del 18 marzo 2012, vista l’imminenza delle semine, il governo francese decise unilateralmente di varare un provvedimento per vietare temporaneamente la messa a coltura del mais «Mon 810», allo «scopo di proteggere l’ambiente». II parere della Aesa è poi arrivato a maggio dello scorso anno con l’indicazione che «non stati ritenuti sufficienti gli argomenti a supporto della richiesta francese di sospendere l’autorizzazione in corso». Intanto, però, gli agricoltori transalpini avevano concluso le operazioni di semina «Ogm free».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.