Combattere la sclerosi con il primo farmaco orale

Il Secolo XIX
F.Mer.

In Italia ogni quattro ore viene diagnosticato un nuovo caso di sclerosi multipla e già sono più di 60.000 le persone colpite da questa patologia. Contro questo nemico oggi c`è un`arma in più: si chiama fingolimod, ed è una sostanza che in pratica "rinchiude" i linfociti, cioè dei particolari globuli bianchi, all`interno delle loro "caserme", le ghiandole linfatiche, impedendo loro di andare al cervello e stimolare l`infiammazione. Questo farmaco è indicato nelle forme più aggressive di malattia e anche nei tipi più comuni, cioè quelli con un decorso iniziale a ricadute e remissioni. Sono, questi, il 50-70 per cento dei casi. Non solo: il farmaco agisce quando il trattamento con beta-interferone non è sufficiente.

«E la prima terapia orale, differente da tutti gli altri farmaci che devono essere somministrati per via intramuscolare, sottocute o per via endovenosa» spiega Gianluigi Mancardi, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze, Oftalmologia e Genetica, dell`Università di Genova. E continua: «Il farmaco è stato oggetto di studi in ampie popolazioni. Nei due anni di studio è stato in grado di dimezzare le ricadute e di ridurre del 30 per cento la progressione della disabilità. Ora si vuole capire di più su eventuali effetti collaterali, che peraltro negli studi finora disponibili sono stati modesti e del tutto accettabili. Per questo sarà fondamentale il monitoraggio, quando inizieremo a trattare grandi numeri di pazienti». Certo è che la malattia colpisce molte persone, più spesso donne, anche in giovane età: «In Liguria abbiamo 2.100 persone colpite da sclerosi multipla» precisa Mancardi «i costi della malattia sono molto elevati e crescono anche con l`aumentare della disabilità: un paziente costa in media 50.000 euro l`anno, sia per i farmaci di cui ha bisogno, sia per i costi indiretti legati alla perdita di attività lavorativa. Oltre, ovviamente, all`impegno di chi assiste i pazienti, nella maggior parte dei casi la famiglia stessa». La rivoluzione futura nelle cure, forse, prenderà il via proprio a Genova. Entro il 2012 partirà, in collaborazione con molti Centri internazionali, un importante studio sul trapianto di cellule staminali mesenchimali, coordinato da Antonio Uccelli del Dipartimento di Neuroscienze dell`ateneo genovese, per indagare la tollerabilità di questa terapia.

 

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