"Disorientato, sorpreso e rammaricato" da una legge "perversa, perché colpisce la parte più importante della nostra vita: la libertà di decidere". E’ lo stato d’animo di Umberto Veronesi, ex ministro della Sanità e direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia (leo) di Milano, dopo il via libera della Camera alla legge sul testamento biologico. Lui che della libertà ha sempre fatto una bandiera, che non ha mai perso occasione di ribadire che era meglio non fare una legge e che “l’ultima parola comunque sarà la mia". Poi si appella, alla Costituzione: "La Carta ci protegge con un articolo che sottolinea come nessun trattamento sanitario possa essere applicato senza la volontà del paziente". E spera: "Credo che la Corte costituzionale creerà un’opposizione, pensando anche che questo è l’unico Paese al mondo in cui, una volta approvata definitivamente la legge, vi sarà l’obbligo a una condizione di vita artificiale". Intanto però prepara la penna per firmare la richiesta di una consultazione popolare. Coglie al volo l’idea lanciata da Ignazio Marino (Pd) durante un incontro con Beppino Englaro (il padre di Eluana, nella foto) e Mina Welby, la moglie di Piergiorgio che mantenuto in vita dalle macchine nel 2006 volle essere staccato da esse e dalla vita. Così come il padre di Eluana, dopo anni di battaglie legali, ottenne dai giudici che la figlia in stato vegetativo da 17 anni non ricevesse più l’alimentazione artificiale. Due casi emblematici, da non far imitare. Scopo della legge in approvazione. Referendum quindi? "D’accordissimo", Veronesi, pronto a essere tra le prime firme.
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