«Bello ridare la vita dopo la vita», ma solo 1 su 3 ottiene il trapianto

 ROMA – Scrive Andrea, 23 anni  con un cuore trapiantata «A te  che stai leggendo questa lettera  e che, magari, sei in lista di  trapianto ti dico, non preoccuparti,non  ti fidare di quelli che  se glielo dici strizzano un occhio  dicendo "mi dispiace". Sii felice  perché ti aspetta una vita nuova,  una vita diversa e, se vuoi, anche  un po` spericolata».

Giorgio,  classe 1954. «Nell’agosto dell’88  sono stato operato. E’ la  data in cui il fègato di una vita  che si è spenta è stato trapiantato  nel mio corpo. Credevo che  tutto fosse finito e, invece, dopo  alcuni mesi ho scoperto di avere  l’epatite B e l’epatite C. Dopo sei  anni, nel `94, ho subito un nuovo  trapianto di fegato. E’ stato  doloroso e, in molti momenti,  ho pensato che avrei voluto morire, ma ho combattuto e sono  andato avanti per la mia famiglia.  Dopo il trapianto la voglia   di vivere, la voglia di fare, la  voglia di non perdersi niente  della vita è troppo,forte». Carlo,  nel 2004 gli hanno impiantato  rene e pancreas: «Al ricordo  solo il risveglio in terapia intensiva.  Va tutto più o meno bene,  combatto contro l’ignoranza  delle persone che ritengono che  acconsentire alla donazione sia  una sorta di spregio per il corpo  che subisce l’espianto. Non è  bello ridare la vita con la forza  dell’amore anche dopo là vita?».  E`denso di appelli, confessioni,  inni alla vita e all’amore il  forum dei trapiantati in Internet.  Ma anche di ricordi per  onorare chi non ce l’ha fatta  perché l’organo è arrivato troppo  tardi. Troppo lunga la lista  d’attesa. Sono 9.331, dati del  Centro nazionale trapianti, i  pazienti che aspettano di entrare  in sala operatoria ma, solo  3mila ogni anno ricevono il trapianto  di cui hanno bisogno.   Trecento muoiono sperando. I  tempi medi per un rene: tre  anni. Nella statistica però, troviamo  anche chi in sei mesi è  riuscito a fare l’operazione. E`  stato favorito dalla compatibilità  con un’altra persona deceduta.  Un anonimo (perché tale  resta per sempre) che ha scelto  un atto di solidarietà.  Dopo due anni di "tempi  duri”, nel 2009, la situazione  trapianti ha cominciato a riprendere  quota. L’altr’anno i  pazienti che hanno avuto un  organo nuovo sono stati 3.164  contro i 2.932 del 2008. Per un  aumento percentuale, tra organi  solidi tessuti e cellule, pari al  10,5%. In crescita anche il numero  dei donatori: 2.326 contro  i 2.298 del 2008. Tremila, dunque,  i trapianti made in Italy,  15mila quelli di tessuti e 5mila  di cellule staminali emopoietiche.  Con circa 1200 donazioni  all’anno l’Italia si colloca tra i   primi paesi al mondo per trapianti.  Buona anche la media  dei donatori: 21 per milione di  abitanti contro i 16 della Germania,  i 14 del Regno Unito. Vincono  Francia e Spagna rispettivamente  con 34 donatori e 23.  «Ma il numero dei donatori,  purtroppo- commenta il professor  Bruno Gridelli che guida  l’Istituto mediterraneo per i trapianti  a Palermo – è concentrato  solo in alcune regioni come la  Toscana, l’Emilia Romagna e,  generalmente, in tutto il Nord.  Il Lazio e la Campania stanno  facendo grandi passi ma ancora  non hanno raggiunto la media.  In Sicilia, come in Puglia o  Calabria, parliamo di 9-13 donatori  per milione di abitanti.  La dichiarazione sulla carta di  identità, speriamo, sarà un passaggio  importante. Potrà far riflettere  molti che oggi non sono  ancora sensibilizzati», Che hanno  paura di affrontare il dopo  anche solo con il pensiero.   

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