La carta di identità «deve contenere l’indicazione del consenso ovvero del diniego della persona cui si riferisce a donare i propri organi in caso di morte». E’ quanto si legge in un comma del maxi-emendamento al decreto milleproroghe sul quale il governo ieri ha posto la fiducia. E «un provvedimento che invita i cittadini a una prova di consapevolezza positiva»: è questo il primo commento del direttore del Centro nazionale trapianti, Alessandro Nanni Costa.
Sulla base delle prime informazioni relative al provvedimento, Nanni Costa ritiene «assolutamente positivo che l’indicazione o meno alla donazione degli organi nella carta di identità sia espressione della volontà in vita». Prima d’ora, per una legge del 1999, i cittadini erano potenziali donatori e chi era contrario doveva esprimere in vita la sua volontà per iscritto. Chi non dichiara esplicitamente di essere contrario alla donazione dei propri organi, è considerato un donatore. I cittadini italiani, che ora indicheranno sulla carta d`identità se intendono donare o meno i propri organi in caso di morte, vivono in un paese dove si registra un trend positivo nelle donazioni e che colloca l’Italia tra i primi in Europa nel settore dei trapianti, con 21 donatori per milione di abitanti.
Nel 2009 c’è stato in incremento del 6% delle donazioni e del 7% dei trapianti rispetto all’anno precedente, quando, secondo stime del Centro nazionale (Cnt), i trapianti hanno toccato quota 3.000, oltre ai 15 mila trapianti di tessuto e cinquemila di cellule staminali emopoietiche perla cura di patologie del sangue. Positivi anche i risultati a lungo termine, con il 70-80% di casi di successo a cinque anni dall’intervento. Alla fine del 2009 ci sono stati 60-65 donatori in più rispetto al 2008, con una media di circa tre organi prelevati da ogni donatore, che si traduce in circa 200 trapianti effettuati in più. Le donazioni sono circa 1.200 l’anno e l’Italia si colloca trai primi paesi al mondo per trapianti di tessuti e cellule staminali emopoietiche.
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