Subito dopo la votazione, nella fredda notte della capitale, una folla di sostenitori della riforma sanitaria si è raccolta fuori dal Campidoglio per applaudire i senatori democratici che uscivano. Barack Obama ha segnato un altro punto cruciale, nella difficile partita per dare l`assistenza medica a tutti gli americani. Il Senato ha dato sabato il via libera ai dibattito generale sulla legge in aula, aggirando l`ostacolo dell`ostruzionismo repubblicano. È stata una dimostrazione di forza della maggioranza democratica,
che è riuscita a mettere insieme tutti i 6o voti di cui dispone nella Camera Alta del Congresso, nonostante le riserve di alcuni senatori sui contenuti della riforma. La risoluzione, approvata con 6o sì e 39 no, apre la strada a una controversa tappa finale verso il voto decisivo del Senato, che non dovrebbe aver luogo prima di Natale e potrebbe slittare anche oltre. «La Storia sta bussando alle porte, è ora di aprirle», ha detto il senatore del Montana Max Baucus, uno degli architetti della legge, che nella sua versione attuale costerebbe 848 miliardi di dollari in io anni e darebbe la copertura medica ad altri 31 milioni di americani attualmente sprovvisti. All`inizio del mese, era stata la Camera dei Rappresentanti a votare il suo testo di riforma, simile nella struttura a quello in discussione al Senato ma con differenze importanti, a cominciare dal costo più alto (oltre 1000 miliardi di dollari sempre in io anni) e dal numero dei nuovi assicurati, superiore ai 36 milioni. Entrambi i piani prevedono un`estensione delle coperture mediche, attraverso l`espansione di Medicaid (il programma di assistenza pubblica per i più poveri) e offrono sussidi federali per aiutare i meno abbienti a comprare le polizze private o quelle dell`opzione pubblica, cioè gestita dallo Stato. L`assicurazione medica diventerebbe obbligatoria per legge, pena il pagamento di multe piuttosto salate. Le due versioni dovranno essere unificate in una procedura di concertazione, la cosiddetta «conference», dopo il voto conclusivo della Camera Alta. Solo a quel punto i due rami del Congresso potranno esprimersi sul testo definitivo, che poi andrebbe alla firma di Obama. «Il presidente è molto soddisfatto che il Senato abbia agito per prendere in considerazione la legge sulla riforma sanitaria», ha detto il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, aggiungendo che Obama si aspetta un «dibattito completo e produttivo». Lo sarà sicuramente, come sarà anche molto combattuto. Sono gli stessi democratici ad ammettere che la partita sulla sanità è lungi dall`essere vinta. Lo confermano le dichiarazioni delle due senatrici riluttanti, Mary Landrieu della Louisiana e Blanche Lincoln dell`Arkansas, convinte a colpi di concessioni a votare con il resto del loro gruppo: entrambe hanno ottenuto finanziamenti straordinari per i loro Stati. «Il mio voto – ha dichiarato Landrieu – non dev`essere considerato in alcun modo una indicazione di come voterò sul decreto finale». Sia lei che Lincoln hanno detto al caro della maggioranza democratica, Harry Reid, che daranno il loro appoggio solo se nella versione definitiva della legge verrà eliminata l`opzione pubblica. I repubblicani da parte loro profetizzano sventure e annunciano una durissima opposizione. «La battaglia è appena cominciata», ha detto il leader della minoranza, Mitch Connell del Kentucky, secondo cui gli americani devono sapere che «un voto per questa legge è un voto per polizze mediche più care, tasse più alte invece di costi più bassi e tagli massicci a Medicare», il programma pubblico per tutti gli anziani. Per finanziare la nuova sanità, sia Camera che Senato prevedono l`imposizione di nuove tasse sui redditi superiori a 25o mila dollari annui o sulle cosiddette polizze «cadillac», quelle che costano più di 23 mila dollari l`anno per famiglia. Secondo il Congressional Budget Office, queste misure finanzierebbero l`intero costo della riforma, permettendo anzi una riduzione del deficit federale pari a i3o miliardi di dollari da qui al 2019.
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