Anna Meldolesi
Chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti no ha il pane. Il vecchio adagio è perfetto per fotografare la campagna di vaccinazione in corso contro la nuova influenza: troppo ,presto chi avrebbe diritto a una dose non vuole vaccinarsi. mentre chi vorrebbe non può. E così i bambini sani vengono tenuti in panchina ad aspettare il loro turno. correndo un rischio sempre più alto di ammalarsi prima di ricevere l’agognato shot, mentre ì gruppi con accesso prioritario stanno snobbando la vaccinazione. Per questo ci rivolgiamo all’unità di crisi che si riunisce ogni settimana al Ministero del welfare: perché non seguiamo l’esempio degli Stati Uniti rendendo più elastici i criteri per l’immunizzazione? Ecco cosa succede oltreoceano. Anche gli Usa dispongono di meno dosi di quelle previste sulla carta, a causa dei ritardi di produzione. Le case farmaceutiche hanno promesso più di quanto siano in grado di mantenere, perché i ceppi ibridi usati per fabbricare il vaccino hanno una resa scarsa, intorno al 20%, di quella attesa. Di fronte a questo imprevisto e al dilagare del virus, gli americani hanno optato per un approccio pragmatico. L’obiettivo non è vaccinare in ordine medici, donne incinte, malati cronici e bambini, come da noi, perché un’organizzazione così rigida fa perdere tempo. Le parole d’ordine sono: vaccinare anche le persone sane fino ai 24 anni di età, anzi vaccinare il maggior numero possibile di persone prima che i casi si impennino. Un vaccinato in più vuol dire un portatore di influenza in meno, indipendentemente dal suo rischio individuale. E ridurre il serbatoio di persone suscettibili è una strategia di salute pubblica più sensata che andare a rincorrere le persone a rischio ostili al vaccino, soprattutto ora che il picco pandemico è alle porte. Le nostre autorità sanitarie danno indicazioni variabili, le più ottimistiche parlano dell’inizio del 2010, ma in Spagna il ministro della Salute ha fatto sapere che l’apice arriverà entro la fine di novembre. Calcolando che la piena protezione viene raggiunta 2-3 settimane dopo l’inoculo, se avessero ragione gli spagnoli, il tempo utile per vaccinarsi starebbe per scadere. Ecco perché fanno bene gli americani ad allargare le maglie: chiunque può presentarsi davanti a una delle cliniche autorizzate e mettersi in fila. Un gruppo di volontari – per i quali il New York Times ha coniato l’espressione «flu police» – fa avanti e indietro per individuare i casi più urgenti e farli accomodare in testa. Ma chi è determinato a vaccinarsi, anche se non presenta gravi patologie pregresse, può armarsi di pazienza e aspettare. Il risultato è che negli Stati Uniti in questi giorni si sono formate code di centinaia di persone, mentre da noi la sala di attesa del centro di via Plinio a Roma ieri era semideserta. Ma gli Usa fanno anche di meglio: le scuole forniscono ai bambini il modulo del consenso informato da restituire firmato. Quindi gli scolari vengono prelevati a gruppi, classe per classe, e portati nella clinica più vicina senza interrompere le lezioni. Da noi invece ai genitori favorevoli alla vaccinazione viene chiesto di pazientare ancora un paio di settimane e forse più. Un pizzico di elasticità farebbe bene anche qui. Quanto tempo abbiamo perso aspettando che i medici decidessero se immunizzarsi o meno, prima di prendere atto che tanti non volevano farlo? Quanto tempo dobbiamo accordare alle categorie con accesso prioritario, prima di passare alla voce successiva sulla lista dell’ordinanza ministeriale? La cronaca di questi giorni ci dice che né le donne in gravidanza né i mi- norenni con malattie croniche si stanno presentando in massa nei luoghi indicati. A volte chi avrebbe diritto non sa dove andare e non ha la tenacia dimostrata dalla nostra Anna Momigliano. Più spesso i cittadini scelgono di non cogliere l’opportunità, a causa di una campagna di disinformazione capillare che li ha raggiunti fin dentro gli studi medici. Così ci tocca leggere che «a Napoli in fila per immunizzarsi ci sono solo rom e detenuti» e che «in alcuni ospedali del centro-sud, Roma davanti a tutti e scendendo più giù in un’altra città campione, Palermo, l’adesione è stata davvero bassa tanto che le dosi sono state restituite alle rispettive As1 e verranno ridistribuite» (Corriere della sera di ieri). Martedì scorso l’unità di crisi ha sancito che il tempo accordato ai medici per immunizzarsi era scaduto. Adesso bisognerebbe fare un altro passo avanti, dando il via libera alla vaccinazione volontaria dei bambini sani. Contro il virus é meglio la vaccinazione "libera" STRATEGIE. Per contenere la pandemia, gli americani hanno allargato le maglie del piano antinfluenza: viene immunizzato chiunque ne faccia richiesta, per diminuire il numero dei portatori. Anche perché il tempo a disposizione per prevenire la malattia sta per scadere.
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