Guarire alla nascita

Il dottor Mario Fauza potrebbe essere il primo a sperimentare l’ingegneria dei tessuti fetali per correggere malformazioni congenite . Un traguardo inseguito da tempo dai laboratori di tutto  il mondo e che ha come protagoniste le staminali, le cellule più studiate e discusse degli ultimi anni.

Il suo protocollo, già testato su animali di grossa  taglia, se approvato dall’Fda potrebbe  infatti partire tra pochi mesi.  Fauza, che è professore associato di  chirurgia all’Harvard medical school,  intende arruolare una ventina  di donne in gravidanza con diagnosi  prenatale ecografica di ernia diaframmatica  congenita (Cdh), un difetto in cui il diaframma (la membrana  che separa i polmoni dagli organi viscerali)  ha una falla. Se questa è abbastanza grande, stomaco, intestino, milza e fegato possono finire nella cavità toracica, invadendo i polmoni e impedendone una normale crescita. Il risultato è un grave stress respiratorio. L’idea di Fauza è di raccogliere le cellule staminali presenti nel liquido amniotico, quindi diversi mesi prima della nascita, per avere al momento del parto il tessuto pronto al trapianto. E poiché il "pezzo di ricambio" è costituito  dalle cellule autologhe del bambino  e la struttura su cui farle crescere  è già stata approvata dall’Fda,  la squadra di Fauza potrebbe  addirittura saltare la fase I dei test di sicurezza e passare direttamente alla fase II. La determinazione di Fauza di voler creare patch biologici capaci di correggere riparare  difetti congeniti nasce oltre una decina di anni fa, quando, dal Brasile, arriva al Children’s Hospital di Boston. Era il 1992 e il suo unico  scopo come giovane chirurgo pediatrico era quello di affinare le  capacità operatorie e imparare l’uso  dell’ossigenazione extracorporea  (un bypass cuore-polmone per bambini che nascono con gravi problemi  cardiaci o respiratori). Finita la borsa di studio, l’intenzione era di tornare a casa, ma nel 1995 un’operazione finita male cambia per sempre il corso della sua carriera: il bambino appena nato a causa di una mancata chiusura del torace ha il cuore scoperta. L’équipe chirurgica prova a coprirlo con pezzi di pelle prevalenti da altre parti del corpo , ma purtroppo i lembi recuperati non sono sufficienti per chiudere il foro. La frustrazione è tanta che Fauza inizia a pensare di poter far crescere nuovi tessuti e organi prelevando le cellule fetali quando il bambino è ancora in grembo se non addirittura di operare direttamente in utero il difetto prima che diventi un problema serio. Per queste sue idee vince una seconda borsa di studio e oggi il suo laboratorio di ricerca è ad un passo dalla sperimentazione sull’uomo. Sono molti i tipi di cellule che galleggiano nel liquido amniotico, ma Fauza si è concentrato sulle staminali mesenchimali. “Queste cellule sono abbondanti e facili da isolare e danno luogo a molti tessuti connettivi, come mescoli, ossa, cartilagine, grasso e tendini”, spiega il chirurgo. Questa preziosa fonte rappresenta circa un terzo del potenziale creativo delle staminali embrionali, da cui discendono direttamente. E si è calcolato che due cucchiai di liquido amniotico dovrebbero fornire sufficienti per riparare una malformazione fetale e, potenzialmente essere una riserva per il futuro. “Nonostante, questi vantaggi nessuno aveva pensato di utilizzare le cellule fetali per curare i difetti congeniti- continua Fauza- Invece, sono le migliori che si possono avere: si sviluppano bene e sono molto plastiche, per cui è possibile farle diventare quello che vogliamo ”.Il team di Fauza moltiplica le cellule in coltura su una struttura biodegradabile (scaffold) che le aiuta ad assumere la forma e la dimensione  del tessuto necessario. Una volta  che il tessuto ingegnerizzato viene  impiantato nel corpo, lo scaffold si dissolve a poco a poco e quello che resta è solo il nuovo tessuto.  Il primo utilizzo di un innesto di  tessuto ingegnerizzato ottenuto da cellule del liquido amniotico su un  animale vivo è stato eseguito con  successo dal team di Fauza nel 2004  e pubblicato sul «Journal of pediatric surgery». L’intervento ha curato un’ernia diaframmatica congenita attraverso il trapianto di un tendine artificiale ottenuto da cellule mesenchimali. Ma in pipeline c`è anche la produzione di trachee, innesti  strutturali per correggere anomalie  cardiache, impianti di staminali  neurali per correggere la spina bifida(la mancata chiusura in fase di sviluppo della colonna vertebrale). Ma  l’immaginazione di Fauza va anche  oltre: «Penso a un futuro in cui il liquido amniotico possa servire a tutti». Nel suo laboratorio si stanno infatti portando avanti studi per verificare se queste cellule possono essere usate anche da persone diverse  dal donatore, senza innescare una risposta immunitaria.  

@ 2009 Associazione Luca Coscioni. Tutti i diritti riservati