Ilvo Diamanti
Sembra diffondersi, tra i cittadini, un certo disagio di fronte al rapporto fra la Chiesa e la politica. In Italia ma anche nel Nordest. Quattro punti percentuali in più rispetto al 2005. Mentre la quota di persone che, al contrario, ritengono che la Chiesa si debba esprimere ogni qualvolta lo ritenga opportuno è, parallelamente, scesa al 19%. Il resto della popolazione (32%, in crescita rispetto al passato) ha una posizione meno netta, al proposito. Ma comunque restrittiva. Considera, cioè, legittimo che la Chiesa si occupi di politica, ma solo per le questioni direttamente religiose. Naturalmente, il sondaggio semplifica una materia complessa. È evidente, ad esempio, che esprimersi sui temi del principio e della fine della vita, della bioetica, della famiglia, ma anche dell`immigrazione e della povertà, alla Chiesa possa apparire coerente con la propria missione. Mentre per molti laici – e numerosi cattolici risulta, comunque, una interferenza. Perché la Chiesa non è un`organizzazione come le altre. Ha influenza sulle coscienze, sulla società. Sulla politica. E in grado di orientare i valori delle persone. Nonostante i tempi siano cambiati e oggi i cattolici praticanti siano una minoranza: 25-30% della" popolazione. Non pochi. Ma lontani dall`80% degli anni `50. Mentre i cattolici poco e non praticanti sono la maggioranza. Ma hanno un rapporto con religione e la Chiesa molto strumentale e privatizzato. Tuttavia, per quanto oggi rappresenti una minoranza di fedeli, la Chiesa offre risposte e certezze a domande che disorientano. Relative, appunto, alla vita, alla morte, alla famiglia, alla migrazione. Per ultimo, all`etica pubblica e allo stile di vita delle classi dirigenti. Non senza. suscitare, tuttavia, dissensi e reazioni. Altre indagini, infatti, lasciano intuire come il disagio sollevato dagli interventi della Chiesa in politica si sia allargato soprattutto negli ultimi mesi. In modo trasversale. Fra gli elettori di sinistra, ma anche di destra. Perché le posizioni della Chiesa, negli ultimi tempi, sono entrate in contrasto con entrambi gli schieramenti. Con il centrosinistra, sui temi della bioetica e della famiglia: dalla fecondazione assistita al testamento biologico alle coppie di fatto. Con il centrodestra, sui temi "sociali": dalle leggi relative alla sicurezza all`immigrazione. Infine, gli ammonimenti espressi dalle gerarchie ecclesiastiche e dai media cattolici sui modi di vita privati dei titolari di cariche pubbliche sono apparsi un`aperta critica ai comportamenti del premier. Da ciò la crescente insofferenza verso l`intervento della Chiesa su temi che caratterizzano il dibattito politico. Da entrambi gli schieramenti. La sinistra: insoddisfatta quando la Chiesa si esprime sulla bioetica e sulla famiglia. La -destra: irritata per i giudizi sulle politiche di accoglienza – o meglio, di respingimento – dei migranti. Ma anche – e forse dì più per le "lezioni morali" impartite al capo del governo. Le tensioni, per questo, sono divenute sempre più frequenti e accese. Sfociate nelle polemiche seguite ai servizi, e agli attacchi de "il Giornale". Che hanno provocato le dimissioni del direttore di Avvenire, quotidiano della Cei. Tuttavia, questi dissensi e questi conflitti riflettono, in qualche misura, gli orientamenti di Papa Benedetto XVI. Che mirano a segnare in modo netto i confini dell`etica cattolica, in una società sempre più multiculturale e multireligiosa (nonostante i proclami ideologici di chi vagheggia il mito delle patrie locali al sicuro dalla globalizzazione). E ancor più: in una società secolarizzata. Dove i principi di fede della morale cattolica sono minacciati non tanto dall`affermarsi di una morale laica, ma da un`amorale definita dai consumi e dai media. Che evoca un Dio personale e relativo. A misura dei propri interessi e delle proprie preferenze.