La Santa Sede rilancia l’obiezione di coscienza dei farmacisti sulla vendita di prodotti «contro la vita», abortivi o eutanasici, e denuncia il rischio di un «disastro umanitario e sanitario mondiale»
nei Paesi poveri: mancano i farmaci di prima necessità, ricerca e sviluppo dei medicinali sono trascurati «per motivi economici» – «muoiono a milioni ma il mercato non è abbastanza ricco» – la produzione è governata dalla «logica dell’industria» e insomma Benedetto XVI è «gravemente preoccupato». Lo ha detto ieri l’arcivescovo Zygmunt Zimowski, presidente del pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, al congresso dei farmacisti cattolici di Poznan, in Polonia. Sull’obiezione di coscienza, il «ministro della Salute» vaticano ha citato il magistero di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. «Nella distribuzione delle medicine, il farmacista non può rinunciare alle esigenze della sua coscienza in nome delle leggi del mercato, né in nome di compiacenti legislazioni. Il guadagno, legittimo e necessario, dev’essere sempre subordinato al rispetto della legge morale e all`adesione al magistero della Chiesa», ha spiegato con le parole di Papa Wojtyla. E ancora, con Benedetto XVI: «Non è possibile anestetizzare le coscienze, ad esempio sugli effetti di molecole che hanno come fine quello di evitare l’annidamento di un embrione o di abbreviare la vita di una persona. Il farmacista deve invitare ciascuno a un sussulto di umanità, affinché ogni essere sia tutelato dal suo concepimento fino alla sua morte naturale e i farmaci svolgano veramente il ruolo terapeutico». È l`intervento che il Papa pronunciò il 29 ottobre 2007, un discorso che provocò polemiche: Benedetto XVI in quell’occasione riaffermava ai farmacisti cattolici il «diritto all’obiezione di coscienza» che «deve essere riconosciuto alla vostra professione, permettendovi di non collaborare, direttamente o indirettamente, alla fornitura di prodotti aventi come fine scelte chiaramente immorali, come ad esempio l’aborto e l’eutanasia». Federfarma, associazione di 16 mila farmacie private, ha ribattuto ieri che un farmacista «è tenuto a dispensare un farmaco a fronte della prescrizione del medico».