Quel farmaco è sicuro. Nel mirino c’ è la 194

PECORELLI, PRESIDENTE DELL’ AIFA: «Quel farmaco è sicuro. Nel mirino c’ è la 194. Ha ragione Fini: ricorrere al Parlamento serve solo se si vuole cambiare la legge»

ROMA – Professor Sergio Pecorelli, è d’ accordo col presidente della Camera che ritiene fuori luogo chiedere al Parlamento di valutare l’ efficacia della Ru486? «Ricorrere al Parlamento è necessario solo se si vuole cambiare la legge 194. L’ Aifa ha tutte le competenze tecnico-scientifiche per decidere sulla sicurezza e l’ efficacia di un farmaco», condivide l’ opinione di Fini il presidente del cda dell’ Agenzia italiana del farmaco. Il cda avrebbe potuto negare il via libera? «No, nella quasi totalità dei casi le decisioni di registrazione sono prese dall’ Emea, l’ organo regolatorio europeo, dal quale riceviamo deliberazioni vincolanti. A noi spetta poi il compito di inserire il farmaco all’ interno del Servizio sanitario nazionale decidendone modalità d’ uso, avvertenze e prezzo. Nel caso della Ru486 ciò ha richiesto tre anni di esame e un dibattito di grande responsabilità».

Aborto chirurgico e farmacologico sono uguali? «Dal punto di vista normativo e dell’ esito sono identici, cambia solo il metodo. Da ginecologo dico che quello farmacologico può comportare un percorso più tortuoso, psicologicamente difficile da sopportare». C’ è il rischio di violare la legge 194? «Assolutamente no. Abbiamo precisato, a garanzia e tutela della salute della donna, che l’ utilizzo della pillola non potrà avvenire oltre la settima settimana di gestazione e dovrà essere subordinato al rigoroso rispetto della legge. Dovrà essere garantito il ricovero in una struttura sanitaria e verificata con certezza l’ avvenuta interruzione della gravidanza. Le polemiche sono pervase da una certa strumentalità e nascondono un retropensiero di revisione della 194». E se aveste detto no? «La ditta produttrice avrebbe fatto ricorso all’ arbitrato europeo e si sarebbe giunti alla stessa situazione. Addio ai controlli, al rigoroso rispetto della 194, all’ ambiente ospedaliero obbligatorio, alla settima settimana, ai consensi informati, ai consigli, al monitoraggio, ai registri. Non deliberare sulla Ru486 significava chiudere gli occhi su una realtà di uso non regolamentare e sull’ importazione parallela, un fenomeno in costante lievitazione. Significava permettere l’ aborto, come realmente avvenuto, anche in un autogrill. Inaccettabile e indegno in un Paese civile. Il farmaco infatti è già da tempo in uso in alcune Regioni che ne praticano legalmente l’ importazione su base compassionevole sotto la diretta responsabilità di uno specialista. E in molti casi l’ aborto avviene lontano dal presidio ospedaliero. Abbiamo posto fine al commercio libero e al Far West».