Lettere / Trujillo dixit

di Luigi Castaldi
Caro direttore, nulla di nuovo nell’intervista che il cardinal Alfonso Lopez Trujillo ha concesso a Famiglia Cristiana, si tratta del magistero della Chiesa ed è davvero risibile che qualcuno possa star lì a farne una questione di toni: nel fondo, il magistero della Chiesa non ammette compromessi, o si è del gregge o se ne è fuori, eventualmente con notifica di scomunica o, ad esser spicci, lata sententia.

Non si capisce, dunque, perché tanto stupore, e men che meno si capisce perché qualche pecorella, pur solitamente obbedientissima al pastore come l’onorevole Paola Binetti, abbia da storcere il musetto, se non perché i toni usati da Trujillo scoprono senza possibilità di fraintendimento in cosa davvero consista quel diritto a esprimere la propria opinione che la Chiesa reclama, spesso abusando di vittimismo se appena ci si azzarda a considerarla opinione tra le altre: è il diritto ad aver ragione, sempre, sennò nulla salus – e meno male che la condanna sia limitata alla scomunica, l’artiglio temporale avrebbe trattato il peccato da reato, con quell’anticipo di pena eterna necessario perché esemplare.

Se il gioco è scoperto, davvero non si comprende a cosa possa esser utile un cattolico in politica se non a rosicare un compromesso, quando al magistero non è stato dato il dovuto, cioè l’obbedienza. Povera onorevole Binetti, mandata a trattare sull’intrattabile: la politica per modo di dire.