Numerose questioni etiche e legali devono trovare risposta prima di dedicarsi alla ricerca sulle staminali embrionali. E’ la presa di posizione di Henry Greely, docente alla facoltà di giurisprudenza all’università di Stanford, in California, in un articolo pubblicato su ‘Plos Medicine’. L’intervento, spiega l’esperto, è dovuto al fatto che l’ateneo americano ha rafforzato questo filone di ricerca, senza però analizzare tutti gli aspetti che l’uso di staminali embrionali solleva. Sarà possibile, chiede Greely, garantire l’anonimato ai donatori? Difficile assicurarlo, visto che “molto probabilmente – spiega – la Food and Drug Administration vorrà avere più informazioni possibili non solo sulle condizioni che possono danneggiare le cellule, ma anche sulle malattie genetiche o familiari”. Fra le altre questioni da porsi, fino a che ‘età’ l’embrione può essere utilizzato per ottenere linee di cellule staminali e soprattutto se è eticamente lecito creare esseri ‘chimera’, per esempio impiantando le embrionali umane in cavie animali. Secondo l’esperto, inoltre, i ricercatori e gli enti in cui lavorano devono affrontare il delicato problema della proprietà, intellettuale e ‘personale’, delle staminali. “Misurarsi con così tante questioni – conclude Greely – può essere difficile, ma non farlo sarebbe anche peggio per la scienza”.
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