A Orvieto il partito dei prof. e degli agnostici ha riorganizzato le truppe contro il ritorno dei chierici

Sono 38 i professori esponenti dell’Associazione Luca Coscioni, erano un centinaio quelli pronti a candidarsi alle Regionali sotto il nome del presidente “maratoneta” (titolo del libro di Coscioni) dei Radicali e dell’organizzazione che porta il suo nome. Sono coordinati da un altro leader pannelliano, Marco Cappato, e dalla sua squadra di tavolinari della libertà di ricerca scientifica, ma stanno diventando qualcosa di più di un gruppo di scienziati al servizio di una battaglia politica. Sta nascendo il partito dei prof. (agnostici e no)? Forse sì. Ecco come.

Dal Vangelo secondo Luca, versetti 45 e 52 del capitolo 11: “Guai a voi, dottori della legge, che avete tolto la chiave della scienza. Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l’avete impedito. Guai a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito”. Chi si affida a questi versetti è lo stesso Coscioni, nel presentare l’associazione che ha appena concluso il suo quarto Congresso a Orvieto. Mutando un po’ anche la sua natura, da soggetto radicale doc a punto di riferimento e strumento di lotta politica per decine di “dottori”, scienziati e accademici, che non sono riusciti a mandare giù la legge 40/2004 e nemmeno la sconfitta referendaria. “Quello che mi è piaciuto – aveva detto Elena Cattaneo, direttrice del laboratorio sulle cellule staminali all’Università di Milano, durante l’Assemblea dei Mille, la settimana dopo il voto referendario – è che ciascuno di noi si è reso disponibile. Noi siamo ricercatori, noi stiamo bene solo quando siamo nei laboratori. La comunità scientifica per il sì al referendum era composta di tante persone come me, eppure ognuno di noi si è messo a disposizione. C’è stata una reazione, perché abbiamo capito che qualcosa non va, sia nella proposizione della scienza in Italia sia all’interno della comunità scientifica, che non deve solo pensare al proprio laboratorio, ma deve anche un po’ aiutare la società. Adesso la comunità scientifica è molto più coalizzata”. Detto, fatto e ribadito: i prof. hanno preso il gusto della politica attiva. Carlo Flamigni, docente di Ostetricia e Ginecologia all’Università di Bologna e membro del Comitato nazionale di Bioetica (CNB), al congresso dell’Associazione ha ribadito l’obiettivo di “ripartire da 25”, intendendo quel 25 per cento di italiani che sono andati a votare al referendum. C’è poi Mauro Barni, membro del CNB, che “a titolo personale”, sempre a Orvieto, ha spiegato di sentirsi più a suo agio a parlare su quel palco che al Comitato. Sempre più attivo è Piergiorgio Strata, direttore del “Rita Levi Montalcini Center for brain repair”, impegnato a reclutare illustri ricercatori da tutto il mondo per il Congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica, convocato dall’Associazione per il prossimo febbraio a Roma. Gilberto Corbellini, docente di Storia della Medicina alla Sapienza di Roma, da anni si batte al fianco dell’Associazione come membro del Consiglio generale e nelle giornate di Orvieto ha lanciato l’idea di un “Manifesto degli scienziati” per “contrastare i tentativi sistematici di censurare la scienza e il suo progresso, contro le ideologie fondamentaliste e clericali”. Demetrio Neri, membro del CNB, insiste con la battaglia per la “dolce morte”, perché “nessuna soluzione è soddisfacente al cento per cento, ma non possiamo permetterci di non decidere in fretta”.

Ma perché gli accademici escono dai laboratori ed entrano in politica? Lo ha spiegato al Consiglio generale dell’Associazione Coscioni Antonino Forabosco, professore di genetica medica all’Università di Modena e Reggio Emilia: “Gli scienziati devono avere una presenza pubblica più marcata e definita, anche per poter proseguire il loro lavoro. La presenza pubblica diviene un impegno civile per contrastare le agguerrite crociate antiscientifiche che sempre più si leveranno contro i progressi della scienza e della medicina. Il mondo dei partiti deve risvegliarsi e attivarsi subito per confrontarsi con la scienza e inserire contenuti scientifici nei programmi politici. Io credo che una risposta concreta in questo senso sia quella lanciata dall’Associazione Coscioni che progetta di organizzare un Congresso Mondiale per la Libertà di Ricerca scientifica, che si propone di indagare i meccanismi che sono all’origine di quelle percezioni distorte della scienza che favoriscono la strumentalizzazione politica di atteggiamenti irrazionali al fine di giustificare la limitazione delle libertà di ricerca e di cura e lo spazio di libertà individuale nelle scelte riguardanti la salute e la malattia”.