Stato laico, Ciampi rimette i paletti

di Paolo Cacace
Elogio di Porta Pia dopo il caso Ruini. E agli studenti dice: mano tesa agli immigrati

ROMA – E’ l’elogio della tolleranza, dell’apertura verso gli immigrati, della scuola pubblica che deve favorire l’integrazione. Ma è anche e soprattutto l’elogio – implicito ma significativo – della laicità dello Stato che non accetta interferenze sui terreni di sua pertinenza. Carlo Azeglio Ciampi è visibilmente emoziato quando prende la parola sul Vittoriano davanti a milleduecento studenti provenienti da ogni parte d’Italia per l’apertura dell’anno scolastico. E’ il settimo e ultimo appuntamento con i giovani. E i ragazzi accolgono Ciampi intonando l’inno di Mameli. Un’accoglienza che offre lo spunto al Presidente di ricordare e di sottolineare la data di ieri: 20 settembre, anniversario di quel 20 settembre 1 870 che segnò «l ’avvento di Roma capitale e il compimento del sogno risorgimentale». Di più Ciampi non dice. Ma il richiamo a quello storico evento, inserito personalmente dal capo dello Stato all’ultimo momento e ribadito con l’invio di una corona al monumento dei bersaglieri a Porta Pia – non appare casuale all’indomani del ”manifesto” di Ruini contro la cosiddette ”coppie di fatto”. Vuole ricordare che la separazione dei poteri che trasse origine proprio dalla riconquista di Roma è un bene che deve essere preservato e rispettato da tutti. Un richiamo alla laicità dello Stato, quello di Ciampi, che suscita i commenti positivi del diessino Luciano Violante e del segretario radicale Capezzone, che ringrazia il capo dello Stato «per aver pronunciato parole sentite e positive, come nell’incontro di giugno con Ratzinger».
Il messaggio agli studenti e agli insegnanti è un richiamo all’importanza della funzione della scuola «parte vitale della nazione» e «vivaio dell’Italia del futuro». Ma è anche e soprattutto un’esortazione al dialogo, alla tolleranza verso gli stranieri. Naturalmente nel rispetto delle nostre leggi. «Tendete la mano ai giovani stranieri che vivono in mezzo a noi – esclama Ciampi – la scuola anche con il vostro aiuto, contribuirà a renderli cittadini responsabili della Repubblica. Essi sono venuti per ricevere, ma anche per dare». Quindi il capo dello Stato ricorda che «anche tanti nostri padri furono emigranti in cerca di miglori cultura». E ammonisce: «Conosciamo i pericoli e le tragedie che l’intolleranza porta sempre con sè. Conosciamo anche i benefici dell’incontro di culture diverse». Il che si traduce in un appassionato appello: «Fate che la fiducia sia più forte della paura, il dialogo sia più forte dei timori che nascono dalle diversità». Nessun riferimento diretto ad episodi di cronaca come, ad esempio, la chiusura della scuola islamica di via Quaranta a Milano. Ma le parole di Ciampi non lasciano adito a dubbi. Egli condivide la linea dura del ministro Pisanu contraria alle scuole confessionali che non possono esistere senza un controllo diretto dello Stato. Ma al tempo stesso, il capo dello Stato è contrario a steccati e muri (auspicati dai leghisti) ed è favorevole ad una maggiore integrazione dei giovani immigrati nella scuola pubblica; una politica, questa, che dovrebbe essere favorita anche dalla Chiesa. Dunque: sì al dialogo tra le culture. E non è difficile cogliere nelle parole di Ciampi una posizione nettamente diversa rispetto a quella esposta da Marcello Pera sul meticciato. Il tema dell’integrazione è ampiamente ripreso – nel suo intervento – dal ministro Moratti che propone il 21 marzo di ogni anno come ”giornata della legalità e difende le strutture della sua riforma. A conclusione della manifestazione un divertente siparietto. Ciampi riceve i giocatori del ”suo” Livorno che gli regalano un maglia (con scritto ”Ciampi n.1” e un pallone che il Presidente spedisce tra gli studenti con un perfetto tiro al volo.