L’attacco al parlamento Il presidente della Cei muove un’offensiva diretta ed esplicita contro la proposta di legge di numerosi parlamentari del centrosinistra: «Si produrrebbe un gravissimo danno al popolo italiano». La destra applaude, l’Unione non rinuncia al suo progetto di dare una tutela alle coppie di faffo. Prodi non commenta.
Angius: «Contro questa ingerenza bisogna reagire» Mdi Roberto Monteforte «Non vi è alcun bisogno di riconoscere le coppie di fatto che comunque, in nessun caso, possono essere equiparate al matrimonio». In questa frase pronunciata ieri dal cardinale Camillo Ruini c’è tutta la contrarietà della Chiesa all’introduzione dei Pacs in Italia. «Si vogliono regolare le coppie di fatto? Si usi il diritto comune» . Non piacciono le aperture del leader dell’Unione, Romano Prodi e ieri, dopo il fuoco di sbarramento dell’Osservatore Ronmno, dell’Avvenire e dell’agenzia di stampa dei vescovi, il Sir, è arrivata la bocciatura, prevista, del presidente della Cei, cardinale Camillo Ruini che alle «unioni di fatto» ha dedicato buona parte della sua prolusione al Consiglio permanente dei vescovi. Una relazione «politica» la sua, che dopo il referendum sulla procreazione assistita, ripropone pesantemente il ruolo della Chiesa come soggetto politico nel nostro paese. Anche se il presidente della Cei mette le mani avanti. Il quadro politico è agitato, rileva, e lo sarà sempre più con l’approssimarsi della prossima scadenza elettorale, ma la Chiesa italiana – assicura – «non si lascerà coinvolgere in scelte di schieramento politico o di partito» . Però torna ad indicare quali leggi il Parlamento possa o meno fare. E le sponde ci sono già: dal leader della Margherita, Rutelli al presidente dell’ Udeur, Mastella, all’Udc di Casini e Follini, al centrodestra. segue a pagina 2 DOVERI E DIRITTI Ma per il presidente della Cei è dovere dei vescovi «richiamare l’attenzione di tufti, e in particolare dei credenti, sui principi e criteri dell’insegnamento sociale della Chiesa, che non riguardano “interessi cattolici”, ma il bene dell’uomo». Entro questo quadro si colloca l’affondo contro i Pacs e le aperture di Prodi. Lo fa utilizzando le parole pronunciate da Benedetto XVI nella visita al Quirinale del 24 giugno. In quell’occasione, ricorda Ruini, il Papa ha espresso preoccupazione proprio per «la tutela della famiglia fondata sul matrimonio, quale è riconosciuta anche nella Costituzione italiana (art. 29), che deve essere difesa – affermò – “da ogni attacco mirante a miname la solidità e a metterne in questione la stessa esistenza”». Ieri il presidente della Cei ha tagliato corto. «In questa materia l’insegnamento della Chiesa è chiaro ed è offerto a tutti» . Torna a citare Benedetto XVI, questa volta il discorso al Convegno della Diocesi di Roma dedicato alla famiglia. Fa suoi la difesa dell’«istituzione» matrimonio di papa Ratzinger e il giudizio severo del pontefice sulle unioni di fatto. «Le varie forme odierne di dissoluzione del matrimonio, come le unioni libere e il “matrimonio di prova”, fmo allo pseudo-matrimonio tra persone dello stesso sesso, sono invece espressionì di una libertà anarchica» e non di liberazione dell’uomo. Questo è il quadro di riferimento. Ma il cardinale sottolinea anche l’obbligo per i politici cattolici ad essere conseguenti. Cita la «nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita pubblica» del 24 novembre 2002 e altre prese di posizione «ufficiali» della Santa Sede che sbarrano la strada ai «progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali» . Quello che conta per il cardinale Ruini è difendere la famiglia, «poco sostenuta» dalle politiche pubbliche. Questa dovrebbe essere la vera priorità del legislatore. Poi entra nel merito. «Le convivenze o unioni di fatto nel nostro paese, sono sì in aumento, specialmente tra i giovani – ammette -, ma esse oltre ad essere almeno in parte provocate da difficoltà oggettive a dar vita a una famiglia che potrebbero essere rimosse con pubblici interventi adeguati, non sottintendono automaticamente alcuna richiesta di riconoscimento legale». «Al contrario – insiste – la grande maggioranza delle unioni tra persone di sesso diverso si colloca nella previsione di un futuro possibile matrimonio, oppure vuole restare in una posizione di anonimato e assenza di vincoli». E le unioni gay? Intanto sono «assai meno numerose» e poi «non sempre sono alla ricerca di riconoscimenti legali: anzi, – rileva – molte di loro ne rifuggono per principio e desiderano rimanere un fatto esclusivamente privato» . Per questo non vi sarebbe alcun bisogno di una legge. Per la coppia che chiede una protezione giuridica indica la strada del diritto comune, «assai ampia e adattabile alle diverse situazioni». «Qualora emergessero alcune ulteriori esigenze, specifiche e realmente fondate – aggiunge, ed è l’unica sua apertura – sono possibili eventuali norme a loro tutela che non dovrebbero comunque dar luogo a un modello legislativamente precostituito e tendere a configurare qualcosa di simile al matrimonio». Queste misure che dovrebbero rimanere «nell’ambito dei diritti e doveri delle persone», dovrebbero valere anche «per convivenze non di indole affettivo-sessuale» . Questi sono i margini concessi ai nostri legislatori In nessun caso è possibile equiparare o assimilare alla famiglia fondata sul matrimonio la convivenza more uxorio. Ruini non usa perifrasi. Si scaglia decisamente contro i Pacs alla francese e m particolare contro la proposta di legge Grillini, quella sottoscritta da 161 deputati e poi da 49 senatori, che «in maniera purtroppo ancora più marcata – rileva – a quell’esperienza si richiama». E il no deciso al «piccolo matrimonio». «Qualcosa – conclude – di cui non vi è alcun reale bisogno e che produrrebbe al contrario un oscuramento della natura e del valore della famiglia e un gravissimo danno». Come sempre, spazia la relazione del presidente della Cei: dal terrorismo ai problemi sociali ed economici. Non è mancato un riferimento alla vicenda Bankitalia e al governatore Fazio. Non si esprime sul merito di scalate bancarie e poteri di controllo. Non sono temi che ricadono nelle competenze dei «pastori». Ma sudi un punto insiste: sulla necessità di porre fme all’abuso della pubblicazione delle intercettazioni disposte dai magistrati. «Da troppi anni – rileva – condiziona la vita della nostra Repubblica ed ha prodotto gravi danni alle persone e guasti difficilmente riparabili alla dialettica politica e al funzionamento delle Istituzioni». Un aiuto ad un amico? e CAMILLO RUINI Anche per la Corte Costituzionale la convivenza “more uxorio non è la famiglia Per chi chiede una protezione ai rapporti reciproci la strada é quella del diritto comune Al modello francese purtroppo si richiama la proposta sottoscritta da 161 deputati e 49 senatori Non vi è alcun bisogno del “piccolo matrimonio “. sarebbe un gravissimo danno per il popolo italiano Ecco come funziona in Francia I O5miIa patti daI 1999 aI 2003 13novembre 1999 Dopo un iter tormentato l’assemblea nazionale francese approva la legge 944 che istituisce formalmente i Pacs, patti civili di solidarietà. La normativa è promossa dal premier socialista Lionel Jospin e firmata dal presidente Jacques Chirac. Legge 944-99 Stabilisce che due persone maggiorenni,indifferentemente dal loro sesso, possono stipulare un contratto che li vincola alla reciprocasolidarietà materiale, I Pacs prevedono la possibilità di adottare un regime di comunione dei beni,di lasciare un’eredità al partner, di usufruire delle pensioni di reversibilità e di subentrare nell ‘affitto di un’abitazione. Inoltre, in caso di malattia di uno dei due contraenti, i medici sono obbligati ad informare l’altro. 21 ottobre2002 Grazie a questa normativa, a Roma, un cittadino italiano e un francese hanno potuto regolarizzare la loro convivenza. Non è stato possibile, però, firmare il contratto su territorio italiano. La stipula è avvenuta, quindi, nel consolato della nazione transalpina. 104588 È il numero di Pacs sottoscritti dalle coppie francesi dall’entrata in vigore della legge fino al 2003, secondo i dati forniti dalle organizzazioni che promuovono i diritti delle coppie di fatto. La Spagna prima di Zapatero le unioni di fatto ai tempi di Aznar 1996-2000 Durante la prima legislatura del governo Aznar, il centrodestra spagnolo comincia a parlare di Cuc, “Contratto di unione civile” che si ispira in linea generale al modello francese del Pacs, una unione che si estende a diversi tipi di convivenza. 1997 lì Partito popolare elabora una prima bozza di legge per regolare la situazione “di due persone maggiorenni che decidono di convivere e prestarsi mutuo aiuto”, con “determinate conseguenze giuridiche”. Nel programmacon cui il Partito popolare si presenta alle elezioni del 2004c’è anche una proposta di legge per regolare le unioni stabili sia etero che omosessuali, diverse dal matrimonio, che esclude però la possibilità di adozioni. 1998 In attesa dell’approvazione di una normativa nazionale, le garanzie per le coppie di fatto vengono riconosciute in diverse regioni spagnole. La Catalogna vara una legge sulle “unioni stabili di coppia”, dando l’avvio ad altre esperienze locali: Aragona, Navarra, Paesi Baschi riconoscono le unioni di fatto sia etero che omo. Valencia neI 2001 è la prima regione governata dal centrodestra a promuovere una norma sulle unioni civili stabili: alle coppie dello stesso sesso vengono accordati gli stessi diritti delle coppie eterosessuali. Il legislatore viene “invitato” dai vescovi a proteggere la famiglia «poco sostenuta dalle politiche pubbliche» La proposta Grillini dalla previdenza alla cittadinanza Tra le proposte di legge sui Pacs al vaglio della commissione Giustizia della Camera, spicca quella a firma del deputato diessino Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay, e sottoscritta da 161 parlamentari del centrosinistra. Chi può accedervi Tutte le coppie, gay o etero, che non siano consanguinee e non siano vincolate da unioni precedenti. Regime patrimoniale Ognuno di partner è tenuto a provvedere alle esigenze economiche della coppia; salvo disposizioni contrarie vige il regime della separazione di beni. Assistenza e successione Vengono riconosciuti ai contraenti gli stessi diritti spettanti ai coniugi; agevolazioni fiscali, assistenza medica, sovvenzioni, assegni e reversibilità della pensione previsti per il matrimonio devono essere estese al Pacs. Cittadinanza lì contratto sottoscritto con un partner italiano, secondo questa proposta, consente allo straniero o all’apolide di acquistare la cittadinanza italiana. Scioglimento In caso di scioglimento, i contraenti possono chiedere l’affidamento dei figli minori comuni ad entrambi. Per quanto riguardagli assegni egli alimenti vige la stessa disciplina che regola i matrimoni. «Le unione gay sono poco numerose e non sempre sono alla ricerca di riconoscimenti legali»