Dalla vita alla vita: il progetto ADISCO

Luigi Gagliardi

Ci siamo rivolti alla Presidente Associazione Donatori Italiani Sangue da Cordone Ombelicale (ADISCO) Carolina Sciomer per avere chiarimenti sulla sua organizzazione e sull’utilizzo del cordone ombelicale per il reperimento di cellule staminali. Il cordone ombelicale, infatti, contiene sangue (detto placentare) ricco di cellule staminali, le stesse del midollo osseo, capaci di generare miliardi di globuli rossi, di globuli bianchi e di piastrine: gli elementi fondamentali del sangue. Donare il sangue del cordone ombelicale vuoI dire, quindi, sfruttare le potenzialità di queste cellule. Questo sangue può essere impiegato al posto del midollo osseo per trapiantare bambini affetti da leucemia che non abbiano trovato un donatore di midollo compatibile. Le cellule staminali, ci ricorda la dott ssa Sciomer sono cellule immature non specializzate in grado di moltiplicarsi e di trasformarsi in cellule di differenti tessuti. Si dicono totipotenti quando sono in grado di differenziarsi in qualsiasi tipo di tessuto, pluripotenti quando possono differenziarsi in alcuni tipi di tessuti, unipotenti quando possono dare luogo solo ad uno specifico tessuto. Le cellule staminali emopoietiche sono pluripotenti perchè sono in grado di differenziarsi nelle cellule contenute nel sangue umano, cioè globuli rossi, globuli bianchi e piastrine, e sono in grado di generare alcuni tipi di tessuti. Nell’embrione sono presenti cellule staminali totipotenti, in alcuni tessuti del bambino e dell’uomo adulto sono presenti cellule staminali pluripotenti, nel sangue placentare, nel midollo osseo e nel sangue periferico dell’uomo sono presenti le cellule staminali emopoietiche. Le cellule staminali emopoietiche sono note ai ricercatori da più di 30 anni, le prime esperienze di trapianto con queste cellule in pazienti affetti da leucemia acuta risalgono alla fine degli anni 70. Quelle del cordone ombelicale sono note ai ricerca tori da circa 20 anni: il primo trapianto di cellule staminali da sangue placentare e stato effettuato nel 1988 ad opera della Professoressa Gluckman in Francia su un bambino affetto da una rara malattia ematologica: l’anemia di Fanconi. Ma quali e quante sono le applicazioni sia con quelle di derivazione embrionaria che da cordone ombelicale e da adulto fatte sia in sede sperimentale che in senso clinico? La dottoressa Sciomer spiega: le applicazioni terapeutiche or mai consolidate delle cellule sta minati emopoietiche, qualunque sia la fonte di provenienza delle stesse (sangue placentare, sangue periferico o midollo osseo), sono rappresentate dalla cura di malattie ematologiche quali le leucemie acute e croniche, l’anemia plastica, i linfomi, il mieloma multiplo, la talassemia. le immunodeficienze congenite. Il donatore ideale delle cellule staminali e il fratello HLA identico del paziente candidato al trapianto, condizione che si verifica solo nel 25«o dei pazienti. In assenza di donatore consanguineo compatibile, la ricerca del donatore può essere effettuata nell’ambito dei registri nazionali ed internazionali dei donatori volontari di midollo osseo (in Italia ad oggi so no iscritti nel registro nazionale 312.930 donatori volontari), oppure nell’ambito delle banche nazionali ed internazionali di sangue placentare (fino ad ora nel mondo sono stati effettuati più di 2000 trapianti> Le cellule staminali emopoietiche sono state sperimentate prima sull’animale e più recentemente sono state impiegate sull’ uomo, all’interno di studi clinici controllati, per la cura di alcune patologie neurologiche (morbo di Parkmson e malattia di Alzheimer), del diabete, delle ustioni estese, delle lesioni del midollo spinale e di alcune malattie cardiache (infarto del miocardio). Gli studi sperimentali che hanno preceduto i trial clinici hanno infatti dimostrato la capacita di queste cellule di cambiare completamente tipo di specializzazione differenziandosi in tessuti diversi (tessuto nervoso, cute, tessuto pancreatico, tessuto muscolare) in risposta ai diversi stimoli provenienti dall’ambiente corporeo. Al contrario, gli studi sulle cellule staminali embrionarie sono ancora solo in fase sperimentale, la loro caratteristica di totipotenza, cioè la capacita di dar luogo a tutti i tessuti che costituiscono l’organismo umano, e indiscussa ma tale capacita e ancora oggetto di studi in vitro. Sono stati segnalati rischi di carcinogenesi (sviluppo di neoplasie) a carico dei tessuti embrionari sottoposti a stimoli proliferativi esogeni. Ancora la materia in questo ambito e oggetto di sperimentazione. Quanto al progetto dell’Adisco la dottoressa Scioler ricorda che nel 1995, per favorire il passaggio dalla vita alla vita attraverso la donazione di sangue placentare nell’ottobre del 1995 e nata l’Associazione Donatrici ltaliane Sangue Cordone Ombelicale, «che tra i suoi compiti ha quello di divulgare informazioni e di fare cultura sulla donazione di sangue placentare». LAdisco si occupa di sensibilizzare l’opinione pubblica alle donazioni e di raccogliere fondi per la ricerca al fine di sviluppare le enormi potenzialità dell’impiego di sangue di cordone ombelicale nei trapianti. Attualmente l’ADISCO è presente sul territorio con quattordici Sezioni Regionali (Alto Adige, Piemonte, Lombardia, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo, Campania, Sardegna, Calabria) e 4 Sezioni Territoriali (Grosseto, Versilia, Apuania, Livorno). Più di 200 sono i centri di raccolta che riversano le donazioni esclusivamente verso banche del sangue accreditate ai sensi della normativa Iso 9002 in materia di qualità. La Sede Nazionale è a Roma. L’ADISCO insieme al Dott. Alessandro Nanni Costa, Direttore del Centro Nazionale Trapianti ed al Sottosegretario alla Salute on. Domenico Di Virgilio, ha promosso la stesura di un disegno di legge quadro che possa finalmente dare informazioni e indicazioni in merito alla donazione del cordone ombelicale. Presentato alla Camera da Volontè ed al Senato da Danzi, «il progetto – dice la dott.ssa Scioler – è validamente sostenuto da altri firmatari fra i quali il sen. Riccardo Pedrizzi». Lo scopo primario e quello di promuovere la cultura della donazione del sangue del cordone ombelicale, definendo le modalità di prelievo, raccolta e conservazione del cordone ombelicale e dei suoi derivati