VENEZIA Nella relazione con cui aprirà il sinodo di ottobre, alla presenza dei vescovi di tutto il mondo, il Patriarca di Venezia Angelo Scola (originario di Maigrate) si occuperà di laicità. «Le reazioni seguite al fallimento del referendum – ha spiegato il Patriarca in un’intervista al Corriere della sera – lasciano l’amaro in bocca. Nessuno vuole tornare a un passato di incomprensione, nè rivangare divisioni antiche». Quindi il tentativo è di «attuare una pratica e di pensare ex novo una teoria della laicità. Dobbiamo impegnarci con pazienza a rivedere le cose».Sulla creazione di un partito cattolico «in questo momento non ne vedo la necessità. Poi, la storia è la storia. Se ci sono uomini direttamente impegnati in politica che accettano questa visione di vita buona, lo apprezzo. Certo devono muoversi nel presente democratico, che per me non esige partiti con speciali etichette. La caduta delle utopie ci ha liberato dall’ossessione delle etichette». Scola invita infine a riaprire il confronto sull’aborto e a trovare via alternative ai Pacs. Anche in un intervento pubblicato ieri da Avvenire, monsignor Angelo Scola si occupa di laicità: «Stato laico non è sinonimo di Stato “indifferente alle identità e alle loro culture. Soprattutto non può essere e, di fatto, non è mai indifferente ai valori della tradizione nazionale prevalente cui esso fa storicamente riferimento, come dimostrano le diverse “storie costituzionali” degli Stati». Il Patriarca di Venezia ricorda infine che il criterio politico del «vietato vietare» è superato: «Il libero dibattito delle idee va difeso, però alla fine si devono assumere i valori risultanti dal confronto». Gli interventi di monsignor Scola hanno suscitato commenti da diversi fronti politici. «Se la Chiesa vuole agire da attrice politica a tutto campo, con tanto di indicazioni politiche e di entrate a gamba tesa anche sul piano elettorale, allora sarebbe logica conseguenza (tra E altro, sul modello americano) rinunciare al Concordato». Risponde così , il segretario dei Radicali italiani Daniele Capezzone nel suo intervento domenicale a Radio Radicale, all’ intervista del patriarca di Venezia. Inoltre, prosegue, «quanto alla tesi del Cardinale per cui bisognerebbe passare ad una compenetrazione tra la sfera religiosa e quella giuridicocivile, osservo che mi pare un passaggio insidioso» , Per questo, conclude, «resto convinto che la lai cità degli ordinamenti e la separazione (Tocqueville insegna) tra principi religiosi e regole statuali rimanga un ancoraggio sicuro e, insieme, la migliore tutela contro il doppio rischio della clericalizzazione degli Stati (qui come nel mondo arabo) e della parastatalizzazione delle Chiese». Francesco Giro, responsabile nazionale di Forza Italia per i rapporti con il mondo cattolico, nel dirsi pienamente d’accordo con le parole del Patriarca di Venezia, sostiene che è un dovere per i cattolici impegnati in politica denunciare le carenze della legge sull’aborto così come è un dovere verificare che i Pacs non siano un modo «furbesco» per equiparare giuridicamente le coppie di fatto dalle famiglie naturali. «Se la legge 194 – prosegue – pro vede molti articoli tesi a prevenire la tragedia dell’aborto, occorre che siano applicati».
SCOLA : “OCCORRE PENSARE A NUOVA TEORIA DELLA LAICITA'”
«Sì al libero dibattito delle idee, però alla fine si devono assumere i valori risultanti dal confronto»