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Dopo il matrimonio gay, il divorzio speedy, l’abolizione dell’obbligatorietà dell’ora di religione, la promessa di una legge ad hoc per i transessuali, di una per facilitare l’accesso all’aborto e di un’altra sull’eutanasia, il governo Zapatero mette mano pure alla biomedica proponendo una norma che prevede la «clonazione terapeutica» tramite «trasferimento nucleare», una tecnica già lanciata dalla Corea del Sud e in cui pure il Regno unito è all’avanguardia. In pratica la battaglia tra stato (spagnolo) e chiesa (cattolica) si sposta dall’altare per entrare nei centri di ricerca. Ieri la ministra della sanità Elena Salgado ha annunciato che la futura legge sulla ricerca biomedica garantirà «i principi etici» riconosciuti dalla società e che il testo finale esigerà il «massimo controllo etico e giuridico» su queste ricerche. Sicuramente poco per la chiesa, visto che la società spagnola è assai più secolarizzata di quanto non risulti alla conferenza episcopale. La polemica non è però destinata a fermarsi nel recinto Madrid-Vaticano quanto a ravvivare quella già in corso alle Nazioni unite. L’assemblea generale dell’Onu ha infatti approvato con 84 sì, 34 no e 37 astensioni una dichiarazione non vincolante a favore del «divieto di qualsiasi forma di clonazione umana, compresa quella a fini biomedici». Parole che suonano liete alle orecchie di Stati uniti, Italia, Honduras e Costa Rica, i paesi che con più fermezza hanno portato avanti la battaglia contro la clonazione. Dall’altro lato già Regno unito, Belgio, Svezia, Corea del Sud, India, Cina, Singapore e Israele permettono la ricerca e difendono in sede Onu il diritto di ogni paese a regolare la clonazione terapeutica, mentre si mantengono fermamente contrari a quella riproduttiva.
Adesso anche la Spagna monta su questo treno, anche se per farlo pienamente ci metterà ancora un annetto. La legge è attesa in Parlamento a cavallo tra dicembre e gennaio in modo da ricevere il semaforo verde definitivo prima dell’estate 2006. Ad aspettarla è soprattutto la comunità scientifica: «Il trasferimento nucleare non è una tecnologia del futuro, ma di oggi», afferma Juan Carlos Izpisua, del Centro di medicina rigenerativa di Barcellona ricordando i successi dell’equipe coreana coordinata da Woo Suk-hwang. «In Spagna – continua Izpisua – l’opinione pubblica è in gran parte favorevole alla ricerca con cellule madri, che è perfettamente compatibile con il rispetto dei principi etici, ma dobbiamo continuare ad informarla in modo che possa seguire da vicino i passi in avanti». Il primo progetto a cui pensa la comunità scientifica spagnola è quello di clonazione di cellule umane in modo da convertirle in tessuto cardiaco, confermando così l’interesse per lo sviluppo di tecniche applicate alla cura di malattie cardiovascolari e dei processi neurovegetativi. Assieme alla legge, lo stato ha lanciato tre convegni internazionali di ricerca tra istituti spagnoli e statunitensi che prevedono il finanziamento di borse di studio biennali per la formazione di giovani scienziati. Infine Madrid ha pure firmato un accordo con le cinque maggiori imprese del paese per rilanciare il Centro nazionale di ricerca cardiovascolare.
Tornando all’altare, ossia alla sorgente della polemica Zapatero-chiesa, ieri sera Carlos ed Emilio si sono detti Sì a Tres Cantos, una ventina di chilometri da Madrid. È la prima coppia gay che celebra ufficialmente la sua unione in Spagna dopo che il passato 30 giugno il parlamento ha equiparato in tutto e per tutto il matrimonio gay a quello tra persone di sesso differente. Sono stati rapidissimi, ma loro non la pensano così: «Abbiamo aspettato trent’anni e già siamo stati abbastanza pazienti, no?», ha detto Carlos lo scorso quattro luglio, il primo giorno buono per presentare le pratiche. «Quando sei stato emarginato e perseguitato non te lo dimentichi mai. Raggiungere la tranquillità e l’accettazione è il miglior regalo che ti può fare la vita», continua Emilio. 30 anni fa c’era ancora Franco e le sue leggi che mandavano gli omosessuali in carcere, ieri c’era la festa di matrimonio.